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Museofili da week end

L'arte secondo i Modà

"Come un pittore" ovvero perché le avanguardie sono state una perdita di tempo

È la solita insiemistica appresa alle elementari: i grandi numeri di chi visita le mostre di moda coincidono necessariamente con i grandi numeri di chi ascolta i Modà. L'accento fa la differenza, l'idea banale di arte fa da trait d'union.

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Autobiografia di Kekko Silvestre dei Modà

È la solita insiemistica appresa alle elementari: i grandi numeri di chi visita le mostre di moda coincidono necessariamente con i grandi numeri di chi ascolta i Modà. L'accento fa la differenza, l'idea banale di arte fa da trait d'union.

A ogni week end i media si deliziano nel raccontarci di musei aperti fino a tardi e in alcuni casi con entrata gratuita. Seguono poi le solite immagini di code lunghissime fatte da appassionati museofili. Migliaia di persone che attendono pazienti sotto le intemperie pur di comperarsi la tazza con sopra un trasferello di Picasso alla fine di un giro condotto di corsa tra quadri ai quali è vietato avvicinarsi, illuminati male e per i quali l’audioguida recita la sola, inconfutabile interpretazione.
Saranno anche file reali, però io continuo a domandarmi: cosa potrà comprendere la maggior parte di questi signori in bermuda di quanto si troverà di fronte? Non è una osservazione snobistica alla Jean Clair. È un dubbio espresso da un semi-ignorante quale sono, uno che ha cercato di comprendere l’arte soprattutto leggendo qualche testo ed evitando le mostre-monstres in cui si subiscono l’eccesso capriccioso di curatori narcisi e la miseria dovuta ai prestiti negati dai musei esteri.
Non mi fido dei grandi numeri, ecco. La commistione tra alto e basso è possibile solo in un mondo illusorio. In quello reale non si può passare da una settimana di Amici e posticipi calcistici a una esposizione sull’avanguardia olandese di cui i tg hanno detto meraviglie delle code e del bookshop, ma nessuno ha mai spiegato al pubblico come si sia arrivati all’avanguardia olandese.
La tv non parla quasi mai d’arte ed è anche un bene. Ho incontrato spesso sedicenti critici che avevano studiato estetica alla Scuola Radio Elettra e che mi telefonavano nel cuore della notte per propormi trasmissioni sull’arte contemporanea scritte e condotte da loro. Occasioni in cui avrebbero ripetuto le stesse oscure frasi fatte utilizzate nei loro trafiletti per riviste tirate in trenta copie. Solitamente chiudevo bruscamente la telefonata e bloccavo il numero del chiamante. Meglio una tv senza arte che una tv con “quella” arte. Sarebbe aggiungere ignoranza all’ignoranza.
Meglio la sana ignoranza del grande popolo che ascolta i Modà e ha dell’arte la stessa idea che ha Kekko Silvestre, autore di un testo chiamato Come un pittore (e di una autobiografia dallo stesso titolo) che recita cose come “Tenterò di disegnare come un pittore (...) con la forza del colore”. Senza sapere che “disegno” e “colore” sono due cose ben distinte che non coesistono in un solo artista. O, se succede, capita in periodo diversi, come in Tiziano che in tarda età dal disegno passò al colore. Ma nella mentalità del fan dei Modà il pittore è un tizio con i pennelli in mano, il cavalletto davanti e magari un basco di velluto che fa quadri impressionisti, quelli in cui, fra l’altro, il disegno non c’è.
Kekko poi insiste: “Disegno l'erba verde come la speranza...”. Con il verde non si “disegna”, si “colora”. Ma la preparazione artistica di Kekko (non più profonda della sua preparazione musicale, come da lui stesso ammesso) non va oltre i disegnini dell’asilo e non ammette invenzione, per cui l’erba è verde, la notte è blu, il cielo e il mare sono azzurri.
Su Facebook, al momento in cui scrivo, i Modà piacciono a 1.217.217 persone. Molte di queste finiranno di sicuro prima o poi in qualche museo aperto fino a tardi e quando si troveranno di fronte le mucche gialle o blu di Chagall penseranno che quello non doveva essere un pittore serio, ma un artista “moderno”. E si sa che gli artisti “moderni” sono tutti decisamente scemi, come hanno visto fare tempo fa ad Aldo Giovanni e Giacomo negli spot della Wind.

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Tommaso Labranca

Tommaso Labranca

Tommaso Labranca ha pubblicato diversi libri, ha collaborato con tv e radio, scritto per alcune testate anche se adesso lo fa solo per Libero. Non trascorre i weekend nelle città medievali, non si mette in coda per visitare le grandi mostre, ha un’avversione per l’impressionismo e per i poster con i Girasoli di Van Gogh: il curriculum ideale per curare un blog sull’arte

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