Cerca

Complimenti per la trasmissione

Deejay chiama Italia, le migliori interviste sulla piazza

il programma di Linus

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
linus + savino

Mozzicone di dialogo tra il felicemente spietato conduttore e l’attor comico, alto come un vaso di gerani.
 «I miei genitori sognavano per me un avvenire o da avvocato o da dottore...»; «Ah, hai studiato?»; «No»; «Be’, allora era un po’ difficile...», (sembra una stilettata; ma poi nell’aria ecco sprigionarsi il profumo del Derby, della Milano del cabaret anni ’80, della speranza del talento e dei giovani che rincorrevano i sogni e li raggiungevano). C’è un’ironia accomodante nelle interviste -come la succitata con Giacomo Porretti di Aldo, Giovanni &  Giacomo- che Linus riesce, ogni santo giorno, a confezionare in Dee Jay chiama Italia (Dee Jay Tv, da lunedì a venerdi ore 10/12, in replica alle 22). La cifra stilistica vale per Porretti. Ma vale pure per Jovanotti che con Linus e Nicola Savino discetta a ruota libera, sull’allegria della mamma scomparsa, sull’esplosione dell’arte concettuale di Cattellan e su quando si vestiva come i Righeira anche se per Linus «indossava le giacche di Brian Ferry». E vale per Antonio Albanese che qui racconta del suo cappotto di Epifanio come fosse il Cappotto di Astrakan; e vale per Gerry Scotti che qui si commuove a parlare del figlio emigrato a Hollywood; e vale per molti altri. Forse per alcuni sarà anche un despota assoluto, un rompicoglioni, un burbero col chiodo fisso del business e delle maratone: ma, oggi, Linus è probabilmente il migliore intervistatore d’intrattenimento -e non solo - sulla piazza. E lo è, paradossalmente, anche in radiovisione; ovvero grazie a  quel piccolo schermo al quale spesso la sua ipercinesi non riusciva ad attagliarsi . Per dire, i suoi Volevo salutare (’97) o  I figli di Eupalla (2004) non sono rimasti impressi nella storia della tv. Anzi. Oggi, invece, il vecchio dj riesce a piegare le 8 telecamere remotate in studio al suo format personale.
Che è un collaudato mix di cazzeggio che vira nel serio, per rientrare nel pedagogico; l’altro giorno Dee jay chiama Italia è stato l’unico programma a ricordare il genio di Nikola Tesla, il fisico magico che ispirò i raggi X, la radio e David Bowie che l’interpretò al cinema. Commovente pure un’intervento del triatleta Aldo Rock che ricordava un amico intercettato da un proiettile in Bosnia. Da vedere, oltre che da ascoltare.




Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog