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All'Institut Français di Milano

Viva les bleus!

Un colore tutto francese

Nella semioscurità dell'esposizione spicca il blu che da sempre affascina l'artista e designer Jacques Toussaint.

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Jacques Toussaint

"...que de bleu!"

Nella semioscurità dell'esposizione spicca il blu che da sempre affascina l'artista e designer Jacques Toussaint.

Il blu è il vero colore della Francia e non solo perché nelle maglie di quella tinta si identifica la nazione sportiva. Il blu è invasivo nella cultura dell’Esagono. È il parbleu su cui si scivola per non cadere nella blasfemia, a volte declinato in un Nom de Bleu. È l’unico colore che deve apparire quando si ripiega la bandiera. Per i francesi è bleu anche il rosso cupo delle bistecche al sangue e persino il vino, quando è torbido, può essere bleu, come quello che Verlaine accompagna al pain tendre nell’albergo che aveva la felicità come insegna.
Il piccolo Sartre veniva portato al cinema di pomeriggio e le luci d’emergenza blu violaceo assumevano il gusto acidulo delle gelatine che succhiava durante la proiezione.
Anche l’amore incondizionato verso il blu che da sempre dimostra l’artista francese Jacques Toussaint nasce, oltre che da una ipotetica predestinazione dovuta alla nazionalità, da un ricordo infantile. Nei cantieri parigini degli Anni 50, per costruire a piombo, i muratori tiravano lunghe cordicelle passate nella polvere di cobalto che poi lasciavano tracce blu sulle pareti.
Quelle righe di polvere blu brillante contro le tinte neutre dei muri sono rimaste dentro gli occhi di Toussaint che le ha trasformate nei tipici segmenti di neon bluastri. Un segno personale che torna anche nella mostra a lui dedicata che si è aperta il 28 febbraio presso l’Institut Français di Milano, curata dal critico d’arte Luigi Cavadini.
Il titolo dell’esposizione è programmatico: “…que du bleu!”. Così isolato, potrebbe suonare come una espressione di meraviglia di fronte a una grande quantità di blu in cui perdersi. In realtà è la componente restrittiva di una espressione idiomatica francese, “n’y voir que du bleu”, letteralmente “non vedere che del blu”, ma il cui significato è “non vederci chiaro”.
Non c’è alcun bisogno di vedere chiaro in questa esposizione dove in realtà la vista dovrebbe arrendersi alle suggestioni create nella semioscurità dalle vibrazioni della luce blu, dai contrasti che essa crea con il metallo, il vetro, gli specchi. Fino al culmine dell’esperienza, rappresentato da una installazione aerea di tubi al neon, ancora una volta blu, ancora una volta segmentiformi.
Jacques Toussaint, francese nato a Parigi nel 1947, da molti anni vive in Italia dove svolge la sua doppia attività di designer e artista. Da sempre si discute su quale sia il confine tra arte e design, spesso ci si scontra con la presunzione di molti designer che, abbarbicandosi alla vecchia idea romantica dell’arte avulsa dai bisogni materiali, provano quasi fastidio nel dover ammettere quel rapporto con la più prosaica industria senza il quale il loro stesso lavoro non avrebbe senso.
Per fortuna, questo non è il caso di Toussaint, personalità in cui le due anime convivono senza complessi. Forse grazie alla sua solida preparazione prima presso l’Institut des Etudes Economiques et Commerciales e quindi all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts, riesce a essere entrambe le cose, a lavorare per importanti aziende di arredamento, a collaborare con nomi storici come Kita e Panton e a formare nuovi designer. Già un’esposizione del 2012, “In Itinere tra Arte e Design”, intrecciava i frutti delle sue due esperienze in un percorso temporale. Molti i punti di contatto fra i due ambiti e forse una sola differenza: il design è un’attività condivisa con colleghi e industrie, l’arte è una espressione personale, in cui la reminiscenza, il gioco e la spiritualità sono espressi liberamente.
In questa nuova mostra, Toussaint tocca anche un nuovo mezzo espressivo, il video. A fine percorso un video illustra quanto sia geometrico ogni suo atto creativo, espresso da segmenti, quadrati, linee oblique.

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Tommaso Labranca

Tommaso Labranca

Tommaso Labranca ha pubblicato diversi libri, ha collaborato con tv e radio, scritto per alcune testate anche se adesso lo fa solo per Libero. Non trascorre i weekend nelle città medievali, non si mette in coda per visitare le grandi mostre, ha un’avversione per l’impressionismo e per i poster con i Girasoli di Van Gogh: il curriculum ideale per curare un blog sull’arte

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