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Bank? Sì!

Il ribelle ci ripensa

In fondo Banksy lo aveva nel nome il suo destino bancario.

Dalle opere clandestine graffittate sui muri di edifici inglesi alle case d'asta di Los Angeles. Ma il successo di Banksy non è poi così garantito.

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Il ribelle ci ripensa

Dalle opere clandestine graffittate sui muri di edifici inglesi alle case d'asta di Los Angeles. Ma il successo di Banksy non è poi così garantito.

Tutto era meglio prima. Anche Banksy, l’invisibile e inafferrabile graffiti artist di Bristol, che sul suo sito, nell’ironica sezione shop, dichiarava con orgoglio di non aver mai lavorato come arredatore per Kate Moss e di non aver mai guadagnato nulla dalla vendita di cartoline, tazze o altre riproduzioni delle sue opere. Evviva! L’ultima cosa di cui avevamo bisogno era un Keith Haring Reloaded. Non so se sarei sopravvissuto a una nuova invasione di omini danzanti spacciati per emblemi della rivoluzione in bomboletta spray e commercialmente più invasivi di Hello Kitty.
Questo prima. Perché dopo Banksy pare aver ceduto alle lusinghe del mercato e ha firmato un libro dedicato alle sue opere e al suo pensiero, volume che in Inghilterra dal 2005 a oggi ha venduto un milione di copie ed è stato pubblicato anche in Italia da L’Ippocampo.
Adesso poi le sue opere, che prima si autodistruggevano, cancellate dalla Polizia o coperte da altri artisti, vengono staccate dalle pareti e vendute all’asta a cura di un mercante. Addio trasgressività, benvenuta avidità. A febbraio di tre opere ne è stata venduta solo una, quella con i poliziotti inglesi che si baciano, una specie di simbolo di Banksy insieme al contestatore che lancia un mazzo di fiori. Ci si aspettava di incassare tra i 500.000 e i 700.000 Dollari. Ne hanno portati a casa 575.000. Nulla da fare per altri due lavori di cui non è stata raggiunta l’offerta minima. Uno di questi era un palloncino a forma di cuore incerottato che, secondo le parole dello stesso artista, «simboleggia la difficoltà di vivere con un cuore spezzato». Parole degne di quei blog che raccolgono “le più belle frasi di Fabio Volo” e che getta un piccolo dubbio sul reale genio di questo inafferrabile artista.
Banksy quotato, incredibile. Proprio lui che spesso era uno stucchevole Grillo Parlante quando si lasciava andare ai soliti moralismi contro il potere, il denaro e tutta la paccottiglia su cui campa l’antagonismo a orologeria dei giovani arrabbiati di turno. O quando, crogiolandosi nella filosofia nihilista e poverista, si scagliava contro «chi davvero sfregia i nostri quartieri, le aziende che scribacchiano slogan in formato gigante sulle facciate degli edifici e sulle fiancate degli autobus, cercando di farci sentire inadeguati se non compriamo la loro roba». Idee stantie. Pare di sentire ancora la musica di Iggy Pop e la tiritera che apriva Trainspotting contro mutui e tv color. Tiritera utilizzata dopo per anni da pubblicitari senza scrupoli proprio per venderci quei mutui e quei tv color.
Una volta Banksy, come sfregio all’arte accademica, scrisse sui gradini della Tate Gallery “Mind the crap” (“Attenti alla merda”, gioco di parole con il tormentone da metropolitana londinese “Mind the gap”). Avrà il coraggio di andarlo a scrivere anche davanti alle case d’asta in cui vengono battuti i suoi graffiti?

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Tommaso Labranca

Tommaso Labranca

Tommaso Labranca ha pubblicato diversi libri, ha collaborato con tv e radio, scritto per alcune testate anche se adesso lo fa solo per Libero. Non trascorre i weekend nelle città medievali, non si mette in coda per visitare le grandi mostre, ha un’avversione per l’impressionismo e per i poster con i Girasoli di Van Gogh: il curriculum ideale per curare un blog sull’arte

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