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B come Biedermeier

La Bellezza col B maiuscolo

Ma anche basta con la Bellezza che ci salverà

Gli esteti televisivi che invocano la Bellezza sono un po' carenti su quanto è successo nel Novecento.

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La Bellezza col B maiuscolo

Gli esteti televisivi che invocano la Bellezza sono un po' carenti su quanto è successo nel Novecento.

L’uso del termine bellezza, non sono l’unico a lamentarlo, dopo il Noto Film è diventato tanto isterico quanto fuori luogo.
Matteo Renzi va in Sicilia e dichiara senza un minimo di vergogna: «La scuola diventerà un luogo di grande bellezza». Basterebbe una stanzetta col tetto riparato in cui apprendere le basi della grammatica e della matematica, ma in questo frangente è obbligatorio esagerare. Lo stesso è accaduto persino a Sanremo dove, invece che dedicarsi alle canzoni, ai fiori della Riviera e al solito, noioso rivangare la storia del festival (Modugno, Tenco, la crisi degli anni 70, i Jalisse: tutti gli anni una liturgia soffocante), si è partiti con l’intenzione di celebrare la bellezza.
Anzi: «Bellezza… col B maiuscolo», come specifica Alessio Spano (Vittorio De Sica), poetucolo fallito, mentre detta una lettera alla dattilografa Cesira (Franca Valeri) in Il segno di Venere di Dino Risi.
Ma chi sono questi esteti che stanno celebrando la Bellezza? Per lo più personaggi che, nonostante il ruolo primario che svolgono, sono dotati di mediocre cultura da scuola media e di un senso estetico da Biedermeier, del quale condividono quella stessa riduzione conformista e non disturbante che addomesticò in Germania nella prima metà del XIX secolo la grandeur neoclassica.
Gente dalla salute cagionevole che resta contagiata dalla sindrome di Stendhal più che dai raffreddori. Peccato che svenga solo davanti a quelle espressioni di Bellezza indicate dai loro consulenti di fiducia.
Peppino Impastato scrisse una volta: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre.»
I propugnatori odierni della Bellezza fermano il loro occhio a quelle tendine, a quelle piante sui davanzali. Andare oltre sarebbe troppo faticoso per loro perché comporterebbe l’avventurarsi in territori sconosciuti. Meglio quindi restare nel proprio recinto, laddove la Bellezza diventa semplice e squallido Grazioso, elemento da prendere a piccole dosi tra abbuffate di calcio e cura del proprio tornaconto economico.
In fondo diverte rendersi conto di come gli anfitrioni di programmi televisivi in cui si parla della Bellezza attraverso una superficiale esaltazione di pittori financo un po’ banali non siano dotati di quella minima cultura necessaria a capire una cosa: che gli artisti più grandi del Novecento hanno fatto di tutto per combattere la Bellezza.
Lo hanno fatto sovvertendo i canoni estetici, usando materiali poveri e transitori, cancellando la figura, riducendo le forme ai minimi termini, dichiarando che la Bellezza era quella che si poteva vedere nella vita di tutti i giorni, nei manifesti strappati, in un cumulo di pietre, nella stampa dozzinale, nelle scatole di prodotti alimentari.
La loro Bellezza da potiche di cui parlano lagnosamente tra una Arisa e una Noemi non ha nulla a che fare con il lavoro di Burri o con le invocazioni del furente Mathieu affinché l'arte si potesse liberare dai riferimenti alla natura e ai canoni di bellezza. 
Loro, i conduttori televisivi folgorati dalla Bellezza, segnati a vita dopo che tra le Spigolature della Settimana Enigmistica hanno trovato la citazione di Dostoevskij «La bellezza salverà il mondo», sono invece convinti del contrario: che l’arte sia consolatoria. Di più: è una complice nella loro lotta contro avversari politici grezzi e rozzi, palazzinari e abolitori dell'ora di storia dell'arte nelle scuole.
Poi, come abbiamo visto a Sanremo, tutta questa ansia per il bello che è necessariamente anche buono si riduce a una esposizione di quadri con pagliacci tristi, degna di una manifestazione della Pro Loco sul lungomare verso Ferragosto.

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Commenti all'articolo

  • federonconi

    09 Giugno 2014 - 19:07

    gli esteti televisivi lo sapranno che la bellezza è il bene in quanto conosciuto? lo dice anche la parola bello<bellus<benulus come in spagnolo bonito. lo scontro frontale tra bellezza ed esteti televisivi farà sempre ridere, per nostra fortuna, poiché questi vedono l'utile e la possessione dappertutto, anzi vedono solo quello, mentre la bellezza dice di per sé la non utilità

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Tommaso Labranca

Tommaso Labranca

Tommaso Labranca ha pubblicato diversi libri, ha collaborato con tv e radio, scritto per alcune testate anche se adesso lo fa solo per Libero. Non trascorre i weekend nelle città medievali, non si mette in coda per visitare le grandi mostre, ha un’avversione per l’impressionismo e per i poster con i Girasoli di Van Gogh: il curriculum ideale per curare un blog sull’arte

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