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Doppio standard

Hollywood spudorata: le balle di Oliver Stone sui dittatori rossi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Oliver Stone

La spudoratezza dei liberal di Hollywood, quando si tratta di difendere i dittatori rossi, non finisce mai di stupire: costante e indomita sia nel mentire, sia nel praticare il doppio standard. Prendiamo il regista Oliver Stone e il caso del Venezuela di Maduro, che ha ereditato il socialismo di Hugo Chavez. Invitato a parlare ad una conferenza di studenti libertari sudamericani, che gli hanno riconosciuto il merito delle sue posizioni critiche contro gli abusi di potere del governo americano, Stone ha gelato Luis Eduardo Barrueto, guatemalteco, il membro di EsLibertad, l’ente organizzatore del convegno. Barrueto aveva rivolto al regista una domanda di attualita’, puntando pero’ anche a sondare la buona fede genuinamente liberale del regista: “Lei sta criticando gli eccessi e l’abuso di potere e la tirannia del suo stesso governo, gli Usa. Perche’ e fino a quale punto arrivera’, “ ha chiesto Barrueto, “nel sostenere altri governi che fanno precisamente lo stesso in altre regioni del mondo, specificamente quei governi allineati al Socialismo del 21esimo secolo, come il Venezuela? ”.

La conferenza si era tenuta a meta’ febbraio, quando nelle strade di Caracas c’erano gia’ stati i primi morti per la repressione violenta della polizia di Maduro contro i manifestanti pacifici. La censura aveva stretto ancora di piu’ il nodo attorno al collo della stampa libera. Il bilancio delle vittime sarebbe salito oltre la ventina nelle settimane successive, ma la situazione, fin da allora, avrebbe dovuto consigliare a chiunque un commento prudente sulla condotta del regime, con distinguo e nuance. Ma questa e’ roba da Obama, che aveva invitato alla moderazione i manifestanti di Kiev mentre morivano in 100 per le dimostrazioni di chi non voleva finire sotto Putin. Stone non e’ tipo da mostrare debolezze da intellettuale sofisticato. Lui e’ un “intellettuale organico” alle dittature di sinistra, al pari di Sean Penn o Michael Moore, e ha deciso dal colore rosso delle bandiere di Caracas e l'Havana dove sta il bene. “Ovviamente non sono d’accordo con te”, ha infatti ribattuto il regista a Barrueto. “Il Sud America sta realizzando un cambiamento radicale dall’essere il cortile degli Stati Uniti alla realta’ in cui si trova gia’ adesso: indipendente, e in una forma sempre crescente… Tu hai citato il Venezuela”, ha incalzato Stone.

“A me sta bene che ci sia opposizione politica allo Chavismo, ma nella misura in cui e’ fatta legalmente. C’e’ un metodo con il quale si puo’ protestare… ma adesso l’opposizione si sta comportando sempre di piu’ come il partito repubblicano negli Stati Uniti, che sta cercando di bloccare, di criticare, di distruggere ogni tentativo di negoziato…Le recenti manifestazioni degli studenti in Venezuela sembra che stiano raggiungendo un nuovo livello di violenza… sembra ci sia un desiderio di uccidere, di creare tumulti nelle proteste di strada; gli studenti vanno giu’ duro e c’e’ da pensare che ci sia qualcosa dietro. Ma se viene il caos sara’ terribile, perche’ i media occidentali sono stati sempre tanto contrari a Chavez, all’Equador e alla Bolivia”. A parte la faccia di tolla, lui ammiratore dei fratelli Castro che reprimono il popolo senza rispetto del galateo democratico da 55 anni, di alzare il ditino per insegnare agli oppositori “il modo in cui si puo’ protestare”, notevole e’ anche la citazione del GOP. Paragonare i repubblicani che osteggiano le politiche economiche di Obama alla opposizione politica democratica venezuelana allo chavismo e’ un complimento per entrambi, anche se per Stone voleva essere un insulto. E immancabile il riferimento a "qualcosa che sta dietro gli studenti", che sarebbe poi la Cia secondo Stone, e secondo Maduro.

Cio' che e' davvero tragico politicamente e' che a mostrarsi petto in fuori per proteggere Maduro non ci sono solo gli estremisti di Hollywood, ma quasi tutti i governi della Organizzazione degli Stati Americani. In 29 hanno firmato venerdi’ scorso una risoluzione di solidarieta’ al Venezuela, lasciando gli Stati Uniti in compagnia dei soli Panama e Canada’. L’obiettivo di Barack di far riconquistare all’America credibilita’ e prestigio internazionali, insomma, e’ stato clamorosamente mancato. Gli Usa sono molto meno rispettati, e temuti, di quanto non lo fossero prima di Obama. E non solo in Medio Oriente o nei confronti della Russia, della Cina, dell'Iran o della Corea del Nord, ma anche nell’ex cortile di casa sua.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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