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La televendita di Matteo Renzi

Un mese e vedremo se bluffa

Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Un mese e vedremo se bluffa

La questione è molto semplice: fra un mese vedremo se Matteo Renzi è un ciarlatano oppure no. Se fa quello che ieri ha detto, ci porti pure mille slide, faccia il televenditore e continui a fare tutte le battute che vuole.
Già ora, però, c’è un dato positivo, che lo rende diverso dai predecessori: non dovremmo aspettare un anno o una legislatura per verificare se bluffa o no. Se promette solo o fa. Gli obiettivi indicati hanno scadenze temporali abbastanza ravvicinate. Non chiede il tempo di una legislatura, non chiede una fiducia a scatola chiusa sulla sua persona. Dicono: ma si è limitato a utilizzare il frutto del lavoro fatto dai governi Monti e Letta. In buona parte è vero. Ma la politica non è solo trovare i soldi. E’ saperli spendere. E’ scegliere dove spenderli. Facendo delle rinunce. In questi vent’anni il nostro Paese si è ammalato di non scelte. Di compromessi al ribasso, di mediazioni che finivano per disperdere i piccoli o grandi tesoretti. Matteo Renzi, ieri, ha scelto. Ha privilegiato la decisione di abbassare l’Irpef rispetto all’Irap. Ha puntato su lavoratori dipendenti, lasciando fuori pensionati e incapienti.
Non ha tradotto tutto questo in un provvedimento legislativo. Vero. Ma questi sono affari suoi. Nel senso che lui, ieri, si è preso un impegno davanti al Paese e davanti al suo governo, visto che la relazione dove annunciava queste misure con queste coperture, è stata approvata dal consiglio dei ministri. Renderla effettiva, è un problema suo.
L’unico serio appunto che gli si può fare è che il grosso delle coperture, fatti salvi i 3 o 5 miliardi della spending review, vengono da risparmi contabili, dallo spread calato, dal margine di rapporto deficit-Pil che si può utilizzare (e bisogna che Bruxelles dia il via libera), da misure una tantum, non da diminuzione di spesa. Quegli 800 e passa miliardi di spesa pubblica restano ancora lì, intonsi, al netto degli interventi di Cottarelli che però sono operazioni di bisturi.
Comunque sia, meglio l’azzardo della serietà pavida o dell’austerità. E bene, soprattutto, il metterci la faccia. Si è impegnato, se non fa ne risponde lui.

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Commenti all'articolo

  • teto.silvi

    23 Marzo 2014 - 09:09

    Ma cosa cavolo scrive? Ha preso un impegno, vediamo tra un mese se la parola? Io sono uno che guadagna meno di 1500€, ma una tale promessa che non si basa su risparmi strutturali, può essere più dannosa che non rispettarla. Avete tutti paura di criticare una mossa da spot elettorale, che fra l'altro non risolve i problemi di chi prende meno di 1500€, anzi in futuro li ingrandirebbe.

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