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Diari d'America

New York, finito l'effetto De Blasio, in picchiata nei consensi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

New York, finito l'effetto De Blasio, in picchiata nei consensi

Sono bastati due mesi a City Hall e l’alone di sostegno plebiscitario emerso dalle urne per il sindaco rosso Bill de Blasio e’ svanito. Nel sondaggio di marzo della Quinnipiac University soltanto il 39% dei cittadini registrati come votanti approva come sta governando contro il 57% che lo disapprova. Rispetto al 75% dei votanti che lo avevano sostenuto in novembre e’ un rimarchevole crollo di immagine nell’opinione pubblica, mitigato solo dal fatto che la partecipazione al voto, un dato che al tempo non era stato messo nel dovuto risalto dai media per non offuscare il suo successo, era stata molto bassa: soltanto il 17% dei registrati al voto si era preso il disturbo di mettere la croce su de Blasio. Non si sa quanti di loro si sono gia’ pentiti oggi, ma e’ fuor di dubbio che il sindaco ci ha messo del suo per perdere punti in citta’. Ha fatto una campagna per la sicurezza della circolazione nelle strade chiedendo di abbassare a 40 miglia il limite di velocita’ cittadino, ma il giorno dopo una troupe Tv ha filmato l’auto blu su cui lui stava viaggiando mentre passava un incrocio con il rosso e andava ad oltre 50 miglia all’ora. Non bastasse, e’ stato fotografato lui stesso a Brooklyn mentre attraversa a piedi, con il rosso e manovrando il suo smartphone, una strada del suo quartiere. Altro scivolone che ha fatto le copertine dei tabloid e’ stato quello della telefonata di de Blasio alla polizia per non far passare la notte in cella ad un reverendo nero, suo amico e sodale politico, che era stato fermato di sera per una infrazione stradale e gli agenti avevano rilevato che doveva rispondere di un avviso di comparizione per un precedente guaio con la giustizia: invece di aspettare in galera l’incontro con il magistrato la mattina dopo, il vicecapo della polizia e’ stato “avvisato” dal sindaco e ha liberato subito il pastore.
Politicamente piu’ grave e’ pero’ la vicenda delle Charter Schools, scuole pubbliche ma gestite da filantropi che offrono programmi e maestri piu’ validi, non sindacalizzati. De Blasio ne ha chiuse tre tra quelle che avevano dato ottimi risultati accademici per i ragazzi di colore, poveri, che le frequentano, e ha provocato cortei di protesta delle famiglie afroamericane e ispaniche che avevano avuto la fortuna di mandarci i figli. Il numero e’ chiuso, infatti, perche’ il municipio centellina le autorizzazioni, e per entrarci ogni anno si deve vincere una lotteria per i posti che si aprono. L’attacco del sindaco rosso a questi istituti e’ fatto , ovviamente, per conto delle union degli insegnanti pubblici, i suoi maggiori finanziatori politici .
Ma il movimento a favore delle Charter, viste come l’espressione della necessaria riforma educativa che puo’ trasformare le fallimentari scuole dei ghetti in esperienze di migliore efficienza, si sta espandendo, e la sua pubblicita’ e’ negativa per il sindaco: nella Grande Mela sono iscritti 70mila ragazzi e ragazze (il 6% circa della popolazione scolastica pubblica), ma a livello nazionale sono gia’ un milione, e persino Obama si e’ detto a favore. La mossa di de Blasio sta producendo una reazione contraria alla sua campagna, creando nello Stato di New York una alleanza politica, a strenua difesa delle Charter, tra il governatore democratico Andrew Cuomo e il partito Repubblicano. Il co-leader del senato statale Dean Skelos, repubblicano a capo di una maggioranza che comprende il GOP e un raggruppamento di democratici moderati non liberal, ha introdotto giovedi’ una proposta di legge, con il sostegno di Cuomo. Il pacchetto di misure, inserito nel budget statale, prevede finanziamenti per costruire nuove Charter Schools all’interno del programma di istituzione di asili pubblici, l’annullamento di fatto della decisione di de Blasio di chiusura delle tre scuole, e la diminuzione del potere del sindaco di New York nella autorizzazione di future Charter. Cuomo e’ contrario anche all’idea di de Blasio di alzare le tasse ai newyorkesi per pagare la creazione degli asili, e ha offerto di finanziarle con il normale budget statale. Il sindaco insiste pero’ nel voler tassare i ricchi, mostrando che non gli interessano tanto gli asili quanto la redistribuzione della ricchezza di per se’.
Cuomo e de Blasio sono i due galli del pollaio democratico di New York, e il loro scontro potra’ avere effetti nazionali. Il piu’ pragmatico e antitasse governatore contro il piu’ ideologico e liberal sindaco. Se in Congresso i repubblicani coglieranno l’occasione delle Charter Schools in pericolo a New York ma in sviluppo altrove per aprire un dibattito sulla riforma scolastica a favore degli studenti e contro il parassitismo e la conservazione dei sindacati, nella campagna per le elezioni di novembre questo tema sara’ un terreno favorevole e popolare di propaganda per il GOP. E il paradosso e’ che de Blasio sara’ da ringraziare per aver sollevato il polverone.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • Gianna1

    15 Marzo 2014 - 23:11

    Deve essere un vizio quello dei Newyorkesi di votare sindaci democratici per poi farsi togliere dalle pesti da un repubblicano.

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