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Diari d'America

Obama e quei silenzi sulla guerra di Putin

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama e quei silenzi sulla guerra di Putin

John McCain non ha perso tempo nel criticare Obama per la sua reazione del giorno successivo al referendum con le urne di vetro, trasparenti, organizzato domenica in Crimea dai militari russi che l'hanno occupata da oltre una settimana, con l'appoggio dei secessionisti anti Kiev. "Incredibilmente il presidente Obama non ha menzionato l'assistenza militare all'Ucraina, paese sovrano invaso dalla Russia", ha twittato McCain. "La crisi in Ucraina esige una risposta molto più significativa. L'Ordine esecutivo presidenziale di oggi con le sanzioni potrebbe essere parte importante della risposta, ma soltanto sanzionare sette ufficiali russi è totalmente inadeguato in questo stadio della crisi".

Ma ci si poteva davvero aspettare altro da Barack, che nei suoi cinque anni abbondanti alla Casa Bianca ha fatto di tutto per disarmare l'America, non solo militarmente ma anche psicologicamente, per annacquarne il ruolo da leader del mondo libero? E la sua "linea", ovviamente, ha trovato orecchie ricettive in tutti questi anni in Europa, dove non c'era bisogno di fare un particolare proselitismo per convincere Berlino, Londra, Parigi e Roma ad essere trattativisti, teneri, simbiotici con la Russia putiniana. E ciò non solo negli affari, ma anche nelle affinità ideologiche: basta ricordare che l'ex premier tedesco socialdemocratico Gerhard Schröder, lasciato il governo tedesco, è diventato socio e manager della Gazprom, azienda energetica russa. In questo contesto, chi si ricorda più, anche se è passato solo un paio di mesi, che la Unione Europea e Kiev erano addirittura sul punto di siglare un accordo che avrebbe dato all'Ucraina, tutta intera, lo status di partner privilegiato di Bruxelles, un serio passo per arrivare all'entrata successiva nella Ue e nella Nato?

Ora, sul tavolo c'è invece la minaccia di una conquista totale dell'Ucraina da parte dell'imperatore Vladimir, che ha le truppe in allerta al confine e ha già fatto incursioni nella parte orientale della Ucraina continentale per controllare giacimenti di gas. Del destino tragico verso cui stanno andando gli ucraini, persa la Crimea, non ha fatto cenno lunedì 17 il ministro Angelino Alfano, quando ha incontrato la comunità italo-americana e italiana a New York, in occasione della consegna del premio GEI (Gruppo Esponenti Italiani, ente che raccoglie businessmen e rappresentanti diplomatici e politici italiani). Nel pomeriggio il capo del NCD, che sostiene il governo Renzi, è andato all'Onu a vedere il segretario Ban Ki-moon, per fare pressioni (sacrosante) sulle Nazioni Unite perché convincano l'India a rilasciare immediatamente i due marò italiani. Martedì Alfano sarà a Washington per due riunioni con il ministro della Giustizia Usa Eric Holder e con il ministro della Sicurezza Nazionale Jeh Johnson per rafforzare i legami tra Italia e America in tema di antiterrorismo e di sicurezza. Il senso trasmesso dal discorso di Alfano, un calibrato mix di retorica e di valori democratici sullo spartito dell'"Occidente che non può non essere che uno solo con Europa e Stati Uniti insieme", e dal suo linguaggio del corpo tranquillo e positivo, è che il mondo ha i suoi problemi di sempre, gestibili con la ragione e il rispetto della legalità da parte di tutti nella comunità internazionale. E ciò anche se Alfano è in missione di governo negli Usa proprio nelle stesse ore in cui il presidente Obama è, o dovrebbe essere, alle prese con qualcosa di eccezionale, l'invasione ed occupazione armata delle truppe russe di una regione, la Crimea, di un paese indipendente, l'Ucraina. Sarebbe come se l'Italia si annettesse la Corsica, che una volta era piemontese. Una enormità, insomma. Eppure, a scapito della integrità dell'Ucraina, nessuno, né Obama né la Merkel tedesca né Renzi, e quindi tantomeno i suoi ministri, dà l'impressione di coglierla, questa enormità.

La Ue ha preso misure economiche restrittive, temporanee (sei mesi), contro qualche scherano di Putin individuato come responsabile personale della "illegalità" di aver cambiato la mappa dell'Europa trasferendo nello Stato russo la Crimea, e Obama ha stracciato un po' di passaporti, ma non quello di Putin, che non figura neppure nell'elenco delle persone "punite". E' il nuovo stile delle relazioni tra l'Occidente illuminato, che fa finta di credere alle proprie fantasie. E che ai fatti di guerra di Putin risponde con l'appello alla "comunità internazionale", e con la vuota retorica di "Mosca isolata dal mondo". Come se Putin non avesse il veto, e lo ha esercitato già, in consiglio di sicurezza. Meno male che era Bush quello "isolato" mentre liberava l'Iraq da Saddam, con 33 nazioni che lo aiutavano anche con i soldati. Adesso Barack sproloquia di "condanna della comunità internazionale" a Mosca, ma se continua a considerare l'invasione una "illegalità" e non un atto di guerra vuol dire che è già pronto a firmare fra un po' il suo "patto di Monaco" con il prepotente del Cremlino.

di Glauco Maggi

twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • sabinomilano

    18 Marzo 2014 - 17:05

    naturalmente il suo testo è di parte, non nel giusto.

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