Cerca

Diari d'America

Tutti gli uomini del Gop che terrorizzano Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Ed Gillespie

Ed Gillespie

Cresce il panico tra i democratici per le prossime elezioni di medio termine: gli Stati in cui l’attuale seggio in mano ai democratici potrà passare ai Repubblicani è salito da 7 a 14, dicono i sondaggi e gli analisti. Al GOP occorrono sei “conquiste” per avere il controllo anche del Senato, visto che oggi dispongono di 45 senatori (su 100) e che tra i pochi repubblicani che devono affrontare le urne per la rielezione nessuno è minacciato da sfidanti democratici con qualche possibilità di vittoria. Persino il solitamente prudente Karl Rove, ex architetto delle due affermazioni di George Bush nel 2000 e nel 2004, ha detto che “è altamente probabile che i repubblicani arrivino alla maggioranza”. Tra i fattori, Rove ha citato le condizioni favorevoli negli stati in cui i senatori democratici vanno in pensione, il basso tasso di popolarità di Obama, sceso al 42% nella media tra i sondaggi curata da ClearPolitics, la discesa in campo di due forti contendenti repubblicani in Stati che in precedenza sembravano tranquilli per gli obamiani, e il costante rigetto di Obamacare da parte di una maggioranza di votanti.

La controprova sono le dichiarazioni di due esperti sul fronte democratico, che hanno ammesso la criticità della situazione. L'ex consigliere politico di Barack David Plouffe ha detto a Bloomberg che "gli stessi problemi che ci colpirono nel 2010 (quando la Camera passò al GOP NDR) ci possono affliggere ora”, mentre l’ex portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha ammesso in Tv, nella trasmissione Meet the Press, che “il Senato è definitivamente in pericolo di passare sotto il controllo repubblicano” e che “se noi perdiamo il Senato, spegnete pure le luci, il partito è finito”.

La politica americana è tipica nei suoi ciclici ondeggiamenti, caratteristica di una democrazia che nei suoi appuntamenti fissi e ravvicinati offre al pubblico la chance di premiare o punire il governo in carica: ogni due anni si rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato, e ogni 4 la Casa Bianca, il che garantisce la possibilità di ribaltoni di potere alla luce del sole. Ma mentre con il voto presidenziale la volontà popolare si esprime su base nazionale, la guerra per il controllo dei due rami del Congresso è un complesso mosaico di battaglie locali. Ecco, a poco più di sette mesi dalla consultazione di medio-termine, le 14 sfide che potrebbero di fatto chiudere con due anni di anticipo la presidenza di Obama secondo un'analisi di TownHall.com: dovesse avere contro sia la Camera sia il Senato, dal prossimo gennaio 2015 non avrebbe più alcuna chance di far avanzare la sua agenda di sinistra e avrebbe solo il potere di veto, che lo trasformerebbe nel “presidente del no” sul piano legislativo, e anche in quello che ha portato il suo partito alla disfatta sul piano politico.

1. West Virginia: la deputata del GOP Shelley Moore Capito è favorita, non ha per ora uno sfidante dopo che Jay Rockefeller ha lasciato la gara.
2. Sud Dakota: l’ex governatore del GOP Mike Rounds, figura popolare, non ha uno sfidante credibile.
3. Arkansas: nello stato rosso il deputato repubblicano Tom Cotton, veterano in Iraq e Afghanistan, sfida il senatore Mark Pryor, che pagherà nell’urna il suo voto ad Obamacare, da cui ha cercato disperatamente di distanziarsi da qualche mese.
4. Nord Carolina: il businessman ed ex speaker della Camera statale Thom Tillis, del GOP, è davanti nei sondaggi al senatore in carica, sostenitore di Obamacare, il democratico Kay Hagan.
5. Michigan: l’ex luogotenente governatore del GOP Terri Lynne Land sta correndo, ed è in testa, per il seggio lasciato libero dal democratico Carl Levin. Ha il vantaggio di essere nell’urna insieme al popolare governatore del GOP Rick Snyder, che corre per la rielezione ed è favorito.
6. Virginia: Ed Gillespie, figura nazionale del GOP, pro vita e con grandi capacità di raccogliere fondi, sfida un popolare ex governatore che è diventato senatore, Mark Warner, compromesso su Obamacare.
7. Alaska: chi vincerà le primarie del GOP tra Mead Tradwell e Dan Sullivan batterà con ogni probabilità l’attuale senatore democratico Mark Begich, che vinse il seggio sei anni fa solo perché una causa promossa senza basi legali dal ministro della giustizia di Obama, e che poi si concluse con l’assoluzione totale dalla accusa di molestie, cacciò dal seggio il vecchio senatore Ted Stevens. Begich fornì poi il 60esimo e decisivo voto per far passare Obamacare al Senato e gli elettori se lo ricordano.
8. Montana: il deputato del GOP Steve Daines deve battere John Walsh, nominato di recente per sostituire Max Baucus, il senatore mandato come ambasciatore in Cina da Obama sperando di dare a Walsh il tempo di farsi conoscere e di conservare il seggio a novembre.
9. Colorado: il deputato del GOP Cory Gardner, giovane e carismatico, ed un esperto politico che ha passato anni nello staff del senatore Wayne Allard, sfida Mark Udall. La sua discesa in campo ha riaperto una gara che sembrava chiusa a favore dei democratici.
10. Louisiana: il deputato del GOP Bill Cassidy è testa a testa nei sondaggi con la senatrice di lunga pezza Mary Landrieu, e deve però prima assicurarsi le primarie nel suo partito. Landrieu èfamosa per aver evitato di incontrare Obama quando il presidente ha visitato la Louisiana per distanziarsi dall’impopolare presidente e da Obamacare.
11. Minnesota: difficile la sfida del businessman repubblicano Mike McFadden contro il senatore Al Franken, che sei anni fa vinse dopo il riconteggio ed è uno dei più liberal in Senato, con il socialista Bernie Sanders e Barbara Boxer. Se l’umore del pubblico a novembre sarà di stanchezza per il populismo di sinistra McFadden potrebbe spuntarla.
12. Iowa: battaglia apertissima, ma con il governatore del GOP Terry Branstad, popolare, che dovrebbe avviarsi a una facile rielezione, il candidato che uscirà dalle primarie repubblicane e che correrà in parallelo con Branstad avrà le sue serie chance di contendere il seggio a Bruce Braley.
13. Oregon: Monica Wehby, neurochirurgo pediatra, esperta di sanità, è la candidata probabile del GOP che l’attuale senatore Jeff Merkely, sostenitore di Obamacare, più teme di avere contro in novembre. Se Monica vince le primarie, la sfida sarà all’ultimo voto.
14. New Hampshire: sembrava una gara senza problemi per la democratica Jeanne Shaheen, in carica ora, ma la decisione dell’ex senatore del Massachusetts, Scott Brown, famoso per aver conquistato il seggio che era stato di Ted Kennedy, di correre per il suo seggio ha riaperto i giochi anche su questo fronte. Brown è un residente (con la sua seconda casa) da decenni nel New Hampshire, e vi si è ora trasferito del tutto proprio per poter gareggiare.
Di queste 14 tenzoni almeno tre appaiono già cosa fatta, 4 o 5 sono corse al foto-finish, le restanti sono sfide ardite ma possibili. Vincerne 6 su 14 è quindi un obiettivo alla portata del GOP. Sempre che non commetta qualche autogol come fece due e quattro anni fa, presentando candidati inadeguati di per sé sul piano personale (ultrà dei Tea party, per esempio), o personaggi autolesionisti che persero il sostegno degli elettori negli ultimi mesi per dichiarazioni indifendibili sull’aborto o sui gay. Se il GOP ha imparato la lezione, per Obama sono guai.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • coruncanio

    19 Marzo 2014 - 10:10

    E sarebbe ora che gli americani aprissero gli occhi. Il presidente "apri bocca e parla fiato" ha rotto a sufficienza, lo hanno eletto grazie al voto razziale (99 negri su cento) adesso lo hanno visto all' opera, mandarlo a casa mi sembra il minimo.

    Report

    Rispondi

blog