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Con la cultura non si mangia

Mi faccio il Fontana

Meno appassionante di una fiera della minuteria metallica: è l'edizione 2014 di MiArt

Collezionisti che rovistano nella storia artistica del 900 a caccia di status symbol con cui decorare le pareti del salone. Più divertenti delle opere esposte.

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Mi faccio il Fontana

Collezionisti che rovistano nella storia artistica del 900 a caccia di status symbol con cui decorare le pareti del salone. Più divertenti delle opere esposte.

«La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia». Anche questo aforisma di Leo Longanesi necessita di un aggiornamento e sul Tricolore dovrebbe comparire oggi una frase altrettanto abusata, falsa e di comodo: «Con la cultura non si mangia».

Longanesi mi avrebbe dato ragione se fosse venuto con me giovedì sera all’inaugurazione di MiArt 2014, la fiera milanese dedicata alle gallerie d’arte. In giro sentivi solo lamentale di artisti con la barba da hipster e galleristi in abiti naftalinati di quattro decenni fa. Ah, con la cultura non si mangia! E ne parlavano afflitti mentre erano in fila alla cassa del bar gestito da una nota marca di champagne. Una flûte, 15 euro. Ma c’è una sottile coerenza in tutto questo. La frase-feticcio recita che con la cultura “non si mangia”, di bere non si parla.

Il pubblico che nel week end potrà accedere all’esposizione pagando l’equivalente della flûte di champagne non è lo stesso che fa la coda davanti a Palazzo Reale. Qui si riversano i collezionisti, i piccoli Saatchi della Brianza desiderosi di fare il salto di qualità e passare dal paesaggio lacustre dell’amico pittore dilettante a qualcosa che meglio esprima il loro status, senza arrivare alla volgarità di appendere direttamente gli estratti conto sulla parete.

Potranno trovare quello che cercano nella sezione Established, piena di gallerie con sedi distaccate a Cortina o Forte dei Marmi che offrono Maestri sicuri, di quelli che fanno l’effettone se appesi sul divano avvolgente in pelle color cognac. Quello su cui sdraiarsi quando si cerca l’affare su Telemarket.
I più smart si delizieranno nella sezione Emergent, riservata alle (cito) «gallerie d’avanguardia, con una riconosciuta attività di ricerca artistica sperimentale». Sarà che non mi entusiasma più nulla, ma non riesco a individuare la “ricerca artistica sperimentale” quando vedo ancora le stesse finte provocazioni antireligiose, ancora gli orinatoi rivestiti di cristalli (Duchamp, certo. Ma soprattutto George Michael nel video di Outside), ancora le giacche vecchie appese al muro quando ormai anche Joseph Beuys si è comprato un armadio Pax, ancora e ancora.

Si sbadiglia così tanto che per combattere il coccolone serve un caffè. Venduto a 1,20 euro, in bicchierino di carta. Perché con la cultura non si mangia, ma con un baretto si prospera.

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Tommaso Labranca

Tommaso Labranca

Tommaso Labranca ha pubblicato diversi libri, ha collaborato con tv e radio, scritto per alcune testate anche se adesso lo fa solo per Libero. Non trascorre i weekend nelle città medievali, non si mette in coda per visitare le grandi mostre, ha un’avversione per l’impressionismo e per i poster con i Girasoli di Van Gogh: il curriculum ideale per curare un blog sull’arte

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