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Diari d'America

Barack Napoleone e i diktat sull'Obamacare

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Napoleone e i diktat sull'Obamacare

Barack Napoleone ormai non cerca nemmeno piu’ di agire da presidente costituzionale. Mancano tre giorni alla scadenza di legge del 31 marzo entro cui gli americani devono comprare una polizza di Obamacare o pagare la multa, ma ormai il termine non ha piu’ senso perche’ LUI ha deciso cosi’. Con il suo 38esimo rinvio-extra legem, infatti, Obama ha stabilito che chiunque sostenga di aver avuto problemi a iscriversi nel website puo’ avere tutto il tempo che gli serve per completare la pratica, e pagare il relativo premio. In futuro. A sua discrezione. Quando si ammalera’ e avra’ bisogno di cure, visto che Obamacare impone alle compagnie di dare la polizza anche a chi ha condizioni pre-esistenti di malattie. L’effetto sui conti, e sui premi delle polizze, sara’ devastante, ma che cosa e’ un bilancio serio a fronte di una norma "socialmente giusta"?
Il rinvio, di fatto sine die, e’ stato spiegato dal ministero della sanita’ come un “sistema basato sull’onore”. “Cos’e’, una barzelletta?”, ha commentato John Boehner, speaker della Camera. Soltanto il 10 marzo la portavoce del ministero della Sanita’ Julie Bataille aveva detto ai giornalisti: ”Non abbiamo piani di estendere il periodo di iscrizione.

In realta’, non abbiamo proprio l’autorita’ legale per estendere il periodo di adesione nel corso del 2014”. E due giorni dopo la stessa ministra Kathleen Sebelius, nel corso di una audizione alla Camera, ha risposto cosi’ al deputato texano del GOP Kevin Brady che le aveva chiesto “avete intenzione di estendere il periodo di iscrizione oltre il 31 marzo?”: “No, sir, non c’e’ alcun rinvio dopo il 31 marzo”.
Ora, che un obbligo amministrativo-fiscale faccia riferimento all’ “onore” del cittadino-contribuente per essere assolto e’ in effetti una pratica mai vista in un paese in cui vige lo stato di diritto. Ma l’America di Obama ha smesso da tempo di esserlo: il presidente non gradisce che ci sia la divisione dei poteri, prevista dalla Costituzione, tra Casa Bianca (potere esecutivo) e Congresso (potere legislativo), e ogni volta che lui ritiene faticoso, o impossibile, ottenere dai deputati e dai senatori l’approvazione di un suo “desiderio” normativo, agisce a colpi di ordini esecutivi o di arbitrarie modifiche dei “regolamenti”, attraverso cui dribblare, ignorare, disattendere la lettera delle leggi che lui stesso ha firmato. Cosi’ aveva fatto quando stabili’ che i giovani clandestini sotto i 30 anni non sarebbero piu’ stati deportati, anche se la legge sulla immigrazione e’ chiara e non fa eccezioni se qualcuno la trasgredisce: ma al tempo, nel 2012, voleva fare un favore agli ispanici per farsi votare in novembre, e al dipartimento della Sicurezza nazionale fu data “istruzione” di non rispettare la legge. Con Obamacare, poi, e’ successo di tutto. Sempre avendo in mente il tornaconto elettorale, Barack Napoleone ha prima fatto slittare di un anno l’obbligo per le grandi aziende, ossia per i lavoratori sindacalizzati, poi per le piccole aziende, che avrebbero dovuto pagare multe salate, o premi maggiorati, per le polizze di nuovo standard nel corso del 2014, anno delicato per le elezioni di medio termine a novembre: meglio soprassedere.

Adesso, finalmente, e’ caduto l’ultimo velo. Perche’ mettere ansia agli individui singoli, che erano restati i soli a doversi formalmente piegare alle disposizioni di Obamacare? Di qui, la trovata sconcertante della “licenza di rinviare”. Il sotterfugio comportera’ l’addio all’obiettivo dei 7 milioni di iscrizioni che il governo aveva preventivato nei sei mesi da ottobre a marzo. Ieri Obama ha detto che sono stati superati i 6 milioni, e va bene cosi’. Ma la realta’ e’ che l’andamento della “rivoluzione di Obamacare” e’ disastroso. La percentuale di giovani sotto i 35 anni che hanno accettato di iscriversi e’ del 28% circa, mentre doveva essere del 38% per dare equilibrio economico al sistema. Se la massa degli assicurati e’ composta di persone anziane e malate, i costi delle polizze schizzeranno all’insu’ nel 2015, e del resto sono gia’ rincarate nel corso degli ultimi mesi quando e’ piovuta la grandinata delle disdette delle vecchie polizze ‘non in regola’. Perche’ il “bello” e’ questo: i sei milioni di iscritti (sempre che siano reali) vantati da Obamacare non hanno contribuito a ridurre il numero dei non assicurati in generale, poiche’ in parte si tratta di “sostituzioni di contratti”, e in una parte anche maggiore di gente che ha potuto accedere al sistema di Medicaid, pubblico, a cui prima non era ammessa. Con Obamacare, infatti, e’ stata elevata la soglia di reddito che da’ diritto alla mutua dei poveri. In sostanza, e’ stata aumentata l’assistenza pubblica a carico dello Stato, mascherata da “riforma” sanitaria.
Gli americani non hanno pero’ abbassato la guardia. L’ultimo sondaggio AP di ieri ha rilevato che il sostegno della gente alla Obamacare e’ crollato al 26%, 13 punti meno del gia’ basso 39% di quando la legge passo’ in parlamento nel 2010.

di Glauco Maggi

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