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Diari d'America

Il "Corriere" e la bufala sulla "fuga da New York"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il "Corriere" e la bufala sulla "fuga da New York"

“Fuga da New York” è un bel titolo. Ci aveva fatto un film di fantascienza John Carpenter nel 1981. E di recente l’abbiamo visto sulla pagina web del Corriere della Sera, sopra un articolo di costume. O forse di fiction, sarebbe meglio dire, perché è vero l’opposto: nel saldo tra chi va e chi viene, tra chi nasce e chi muore, la Grande Mela non è mai stata tanto “in salute”. “La fuga da New York” descritta nel servizio, insomma, non esiste proprio. Basta prendere le cifre relative all’anno di grazia 2013, l’ultimo di cui si può parlare con cognizione di causa perché’ ci sono i numeri. Ah, i numeri. Sono quel fastidioso dettaglio con cui non tutti si acconciano a fare i conti: se la tesi è già scritta, cioè se il titolo ha da essere quello lì, che i numeri se ne facciano una ragione! Io sono di un’altra scuola, e trovo definitiva la frase attribuita a un politico democratico, e sociologo, che è stato vice ministro del Lavoro, Daniel Patrick Moynihan (nato nel 1927, morto nel 2003): “Tu hai il diritto ad avere le tue proprie opinioni, ma non hai il diritto ad avere i tuoi propri fatti”, disse. Nella fattispecie della “fuga da New York”, uno può pensare che sia tempo di farla davvero questa fuga: per esempio, perché è arrivato un sindaco rosso che minaccia più tasse; o semplicemente perché’ le tasse dello Stato e della città, anche prima che Bill de Blasio si accinga a metterci del suo, sono già tanto più pesanti rispetto al Texas o alla Florida da suggerire una strategica mossa fiscale verso il sud.
Ma per dichiarare che è in corso una ‘fuga da New York’ bisognerebbe avere le pezze giustificative. Come quando si scrive “fuga dei cervelli dall’Italia”: ciò è vero, è un fatto, i numeri dei diplomati e laureati che lasciano il Bel Paese sono reali, non sono solo un bel titolo.
E veniamo a New York, prendendo a prestito il titolo del New York Times di giovedì 27 marzo, e i contenuti dell’articolo sulla popolazione firmato da Sam Roberts. “La crescita della popolazione in città sta invertendo un trend vecchio di decenni, dicono le stime”. “Ogni borough (anche il Bronx) registra un numero più grande di residenti nell’anno”. La notizia insomma c’era, ma era semplicemente l’opposto della “Fuga da New York”. Per il terzo anno di fila (i dati sono alla fine del giugno 2013) un “flusso di stranieri combinato con un continuo declino nella perdita di migranti che decidono di andare in altri Stati ha aumentato la popolazione di oltre 61mila unità, superando per la prima volta gli 8,4 milioni di abitanti in totale, secondo il Censo degli Stati Uniti”, riporta il quotidiano. “La crescita è oggi piuttosto robusta, molto più di quella che c’era nel passato decennio”, ha detto Andrew A. Beveridge, sociologo al Queens College della City University di New York . “Questi nuovi numeri mostrano che la città ha recuperato all’incirca il quarto di milione di persone che erano state stimate, ma non erano emerse, nel censimento del 2010”. Da quell’anno, stima il direttore della Divisione sulla popolazione del Dipartimento della Pianificazione Urbana Joseph Salvo, la gente è aumentata del 2,8%. “E’ una cosa grossa. E’ la prima volta dalla fine degli anni ‘40 e inizi anni ‘50 che abbiamo avuto una migrazione netta pari a zero o positiva. Un trend molto significativo”, ha detto Salvo. In città sono arrivate dall’estero, nei 12 mesi da luglio 2012 a luglio 2013, 73mila persone, con il grosso stabilitosi a Brooklyn e nei Queens. E i newyorkesi che si sono spostati in altri stati sono stati circa 67mila, con un saldo complessivo positivo.

di Glauco Maggi

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