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Complimenti per la trasmissione

Verdetto finale: fate fuori Veronica Maya

Cambiamenti (forse prima della fine) nel court show di Raiuno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Verdetto finale

A questo punto, come  defibrillatore degli ascolti, era meglio una seduta spiritica per evocare la buonanima del giudice Sante Licheri; e dare al tutto almeno una scintilla d’ascolti.

Due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che Veronica Maya viene cancellata dalla conduzione di Verdetto finale (Raiuno, da lunedì a venerdì ore 14.10). La cattiva è che non viene cancellato dal palinsesto Verdetto finale. Programma che, in una sorta di accanimento terapeutico, viene affidato a Tiberio Timperi, ex bello dei tg nonché personaggio d’indubbia e melanconica simpatia. L’esatto contrario della divoratrice di telecamere Veronica Russo in arte Maya, ultima sopravvissuta delle Del Noce girls. Di Maya, fisico e capelli che richiamano la diva degli anni 40 Veronica Lake, ex moglie di un tronista e frequentatrice dei tabloid, ricordo un formidabile decollette sfuggito in diretta mentre faceva il trenino, in una ghiacciatissima notte di Capodanno di qualche anno fa; Maya è  showgirl priva di nozioni giuridiche ma molto gatta morta, quindi l’ideale, secondo Raiuno, per presentare il suo court show. Da ex frequentatore della procedura civile, ho sempre ritenuto che la finzione borgesiana -da Borges- delle cause celebrate in uno studio televisivo fosse una boiata pazzesca, a meno che non si parli di Perry Mason o di Suits. Forum, con Rita Dalla Chiesa, era, perlomeno, un esperimento. E i processi a Mediaset su richiesta delle parti, evitavano  il passaggio in tribunale; cioè valevano come arbitrato  vero e proprio, almeno finché i casi discussi erano veri.

Dopodiché, siccome è quasi impossibile arruolare autentici querelanti incazzati ogni santo giorno, gli autori sono passati ai querelanti tarocchi. Verdetto finale, che di Forum è il clone hard, con i suoi avvocati charmant e giudici che parlano come Martufello nel cabaret di Pingitore, è passato quasi direttamente alla fase tarocca. Il collega Riccardo Bocca scrive, con compassionevole slancio culturale: “L’elemento con cui fare i conti, al di là del lodo taroccamento, è la drammaturgia di una nazione dove davvero i due elementi principi della vicenda proposta -la disperazione solitaria, e la mancanza di rispetto per le scelte altrui- hanno progressivamente occupato il proscenio pubblico». Ora, va bene il proscenio pubblico. Ma osservare in versione commentatori vips gente come Katia Ricciarelli, Alba Parietti, Antonella Boralevi, Marino Bartoletti, Barbara Alberti (perché, diomio, Barbara?) mi infondeva, il più delle volte, una tristezza infinita.

Non so perché. Però, se la Dalla Chiesa ti veniva voglia di abbracciarla teneramente, sussurrandole: “Cara Rita, lo so che sono tutte cazzate, ma come sai porgerle tu nessuno mai…»; con la Maya l’effetto era di graduale irritazione a causa della badante che chiede i danni alla figlia della sua assistita, o delle sorelle che aprono insieme un negozio di parrucchiere e una fa le corna al marito dell’altra, o del barone squattrinato che non può vendere il  casale per mantenere le apparenze, o del tizio che viene ricattato dall’amante onde nascondere il figlio della colpa. In Italia, per fortuna c’è la certezza del diritto. Del diritto a liberarsi di farloccate del genere…

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Commenti all'articolo

  • robertopozzi

    18 Novembre 2014 - 11:11

    Veronica Maya era la conduttrice ideale, garbata e colta, di un programma di intrattenimento piacevole e, ancorchè leggero, spesso foriero di interessanti spunti di riflessione sui problemi grandi e piccoli della vita quotidiana; la RAI, rimuovendola dall'incarico, ha consolidato e riconfermato la miopia ed il livello molto basso della propria dirigenza artistica.

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