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Luoghi comuni per gente comune

Forza Chiara!

Le travagliate disavventure europee di una ragazza come tante

Dalle ceneri del PCI nacque un partito che voleva fare l'americano. Anche nel campo della comunicazione. Ma l'America è lontana...

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Forza Chiara!

Dalle ceneri del PCI nacque un partito che voleva fare l'americano. Anche nel campo della comunicazione. Ma l'America è lontana...

Nulla è più repellente e ridicolo della pubblicità elettorale. Di ogni parte, di ogni tempo. Nulla mi conquista e mi fa godere di più della pubblicità elettorale. E, da debosciato quale sono, sogno il ritorno delle preferenze perché significherebbe un’orgia di aspiranti consiglieri comunali con relativi “santini”. Ovvero quei cartoncini che farcivano le caselle postali e creavano ventagli sotto il tergicristallo.

Ricordo geometri in lista con il PSDI fotografati in cantiere («Per una politica a piombo»), assicuratrici repubblicane circondate da quattro figli tutti con la merenda mulinobianco in mano («Pensiamo al pane dei nostri bambini»), pensionati missini impettiti e pluridecorati con sullo sfondo una sagoma del Duce a rischio apologia.

Con i listini bloccati abbiamo detto addio a tutto questo incanto e ci dobbiamo accontentare di mostruosità rare, come l’impressionante primo piano di Alfano su manifesti che hanno già causato diversi tamponamenti all’ora di punta.Ancora una volta, però, l’Oscar per la campagna elettorale più imbarazzante va al PD.

“Quando c’era Berlinguer”, e anche prima, tutta queste americanate venivano guardate con sospetto. Bastava un bel manifesto con falce e martello e sotto la scritta Vota PCI. Erano vietati anche i “santini”. Tutto è cambiato dopo il crollo del Muro di Berlino. E fossero crollati anche gli altri muri! Almeno oggi non saprebbero dove appendere gli enormi tabelloni luminosi della serie Ce lo chiedi tu.

Nulla è cambiato nella comunicazione del centro-sinistra. Al punto che posso fare un comodo copia & incolla da un testo che avevo scritto nel giugno del 2009. «Nelle ultime campagne elettorali si è parlato di tutto, tranne che di programmi. E anche la vittoria del centro-destra è stata possibile non per un preciso programma, ma grazie a icone che risultavano più appetibili di quelle avversarie. La Santanché leopardata, stesa al sole sullo yacht di Briatore, ha più appeal di una vizza Lella Costa. Le icone della sinistra sono perdenti perché tristi. I manifesti del PD brulicavano di pensionati con la minima, precari, disoccupati, condannati ai mutui e altri sfigati. Ma tutti pulitini, le barbette curate, le donne senza trucco, i pensionati con il pannolone fresco; canterini, persino». Questo Quarto Stato, vestito Piazza Italia e olezzante di Acqua di Giò taroccata, marcia ancora in massa nelle nostre città e, tra tutti, ho già individuato la mia preferita: Chiara.

Chiara è una ragazzona dal viso simpatico e piacevole. Te la immagineresti mentre cuoce le tagliatelle, che lei stessa ha preparato, al ristorante della Festa de l’Unità di Montecchio Emilia. Cose vecchie, roba di quando c’era Berlinguer. Le piccole feste de l’Unità non si fanno più da anni. Impensabili una Concita De Gregorio o una Bianca Berlinguer che intervengono in mezzo a quel tremendo odore di fritto e umanità. E Chiara si adegua, diventando protagonista di una campagna cialtrona che non mette al centro la gente comune, bensì il luogo comune.


Il peggiore di tutti resta quello della fuga all’estero dei cervelli. Un biologo, una matematica, i medici possono, anzi devono, andare a perfezionarsi all’estero, perché i loro ambiti non sono vincolati a una lingua o a una mentalità e altrove troveranno più strumenti e una migliore accoglienza rispetto a quella che gli riserva la nostra intelligencja antiscientifica. Purtroppo su questo carro carnascialesco dei fuggiaschi sale qualunque tipo di incapace, inetto, impreparato, ignorante.

Ci hanno fatto salire anche Chiara che è andata a studiare a Parigi e poi ha fatto uno stage a Berlino. Evidentemente il copy deve avere la sua bella età, visto che pare essersi ispirato a Stramilano, antica canzone di Ramo-Mascheroni che recita: «Vai lontano / A Parigi sull’autostrada a Berlino in metro». Non si spiegherebbe altrimenti come mai Chiara, dopo cinque anni di sudate carte in francese, sia andata a fare uno stage a Berlino dove parlano solo tedesco. Oltre la boutade sorge l’irritazione. Ma come! Proprio gli strenui difensori della scuola pubblica, i seguaci di quel Matteo Renzi che pone la scuola italiana al centro del suo programma, mandano le figlie a studiare a Parigi? Succede. E posso anche fornirvi i nomi di certi campioni di coerenza.

Intanto la ragazza, finita la Sorbona e partita definitivamente da Tegel, sente un rigurgito di italianità e afferma decisa: «La mia vita qui». Quale vita? L’esistenza? O forse quel girovita che Chiara pare indicarci mentre tiene le mani sui fianchi?

Evidentemente nel centro-sinistra hanno ancora molta strada da fare prima di impadronirsi di tutte le malizie della comunicazione ed evitare certo umorismo involontario che assume il nome di ridicolo.

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Tommaso Labranca

Tommaso Labranca

Tommaso Labranca ha pubblicato diversi libri, ha collaborato con tv e radio, scritto per alcune testate anche se adesso lo fa solo per Libero. Non trascorre i weekend nelle città medievali, non si mette in coda per visitare le grandi mostre, ha un’avversione per l’impressionismo e per i poster con i Girasoli di Van Gogh: il curriculum ideale per curare un blog sull’arte

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