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Diari d'america

L'Islam e i college americani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'Islam e i college americani

Il cancro della correttezza politica si espande giorno dopo giorno negli Stati Uniti, e il "tessuto" piu’ esposto e colpito sono i college. Particolarmente protetto dal “benpensantismo sinistro”, questa settimana, e’ stato l’Islam. Il filone dominante PC e’ ovviamente sempre la difesa dei diritti delle donne, aborto in prima linea, seguita dalla intangibilita’ dei matrimoni tra gli omosessuali, ma quando i rettori e i consigli di facolta’, in rapporto simbiotico con i gruppi di attivisti universitari anti-israeliani, decidono che i musulmani sono “vittime della islamofobia”, accantonano la notoria propensione dei maomettani per la repressione in famiglia delle donne, la poligamia, la infibulazione delle musulmane nere in Africa, come pure per la pratica della flagellazione dei gay (in Iran, per esempio) o per la piu’ “mite” messa fuori legge (nel “progredito” Marocco, per esempio) e si industriano con atti concreti a proteggere la religione del babbo naturale keniota e di quello adottivo indonesiano del presidente Obama. Cosi’ , la Scuola di Giornalismo della Universita’ dello Stato di Washington ha pubblicato una Guida online per i Giornalisti in erba (la marijuana e’ libera nello stato dell’Ovest) in modo che si preparino per bene a come trattare l’Islam: invece del Primo Emendamento, in sostanza, adesso nelle universita’ si insegna a come reprimere la normale curiosita’ per tutte le notizie sull’altare della censura mirata “a non offendere” i musulmani.
Il manuale si chiama "Islam for Journalists,” e invita, tra l’altro, a non sognarsi di pubblicare immagini di Maometto, perche’ e’ un atto proibito dal Corano. Nella introduzione, Lawrence Pintak, rettore dell’ Edward R. Murrow College of Communication, propone una sorprendente parificazione tra gli attentati mortali degli estremisti islamici e la pratica occidentale, rispettosa della liberta’ di pensiero e di espressione di tutti, di scrivere, dipingere e tenere discorsi su tutti e su tutto, anche con il condimento della satira e del dileggio. “Nel mondo musulmano gli estremisti stanno brandendo le loro spade con effetti cruenti, ma la penna puo’ essere altrettanto letale”, scrive Pintak. Anche altre religioni, per esempio la cristiana, hanno i loro chiari insegnamenti (per esempio, il rispetto della vita fin dall’embrione), ma in nessuna universita’ viene in mente di fare un libro “Cristianesimo per Giornalisti”, per invitarli a non offendere i fedeli o il papa con la propaganda a favore della contraccezione e della interruzione della gravidanza. Certo, la differenza sta nel diverso grado di civilta’ dei seguaci di Maometto e di papa Francesco, ma anziche’ educare i giovani alla tolleranza e alla diversita’ delle idee, l’accademia americana post Al Qaeda ha scelto la sudditanza all’Islam e ha accettato supinamente di giocare la partita delle idee sposando le sue regole liberticide.
“Molti giornalisti musulmani semplicemente non possono capire perche’ i giornali, i siti e le tv occidentali pubblicano le immagini offensive solo perche’ c’e’ un diritto legale. Si suppone che il giornalismo sia un’arma intesa ad informare, non a infiammare”, ha “spiegato” senza vergogna Pintak. L’iniziativa e’ stata applaudita e sostenuta dal Council on American-Islamic Relations (CARE), Consiglio delle relazioni Americano-Islamiche), un gruppo di musulamani negli Stati Uniti di cui sono noti i legami con organizzazioni estremiste del Medio Oriente.
La CARE ha una influenza inquietante sull’intero mondo accademico Usa, come dimostra la seconda “vergogna” della settimana. L’universita’ Brandeis, a poche miglia da Boston in Massachusetts, sulla costa orientale, aveva deciso di dare una “laurea onoraria” a Ayaan Hirsi Ali, intellettuale nata in Somalia, musulmana e attivista per la difesa dei diritti delle donne, favorevole ad una riforma dell’Islam nel senso della tolleranza e contro gli estremismi. Per queste sue battaglie era stata costretta una decina d’anni fa a riparare negli Usa fuggendo dall’Olanda, dove era diventata parlamentare, dopo l’assassinio per mano di radicali islamici del regista Theo van Gogh con cui lei, autrice dei testi e della scenografia, stava preparando il film “Submission” sul trattamento islamico delle donne. Hirsi Ali ha da allora lavorato in America in vari pensatoi ed ora e’ alla John F. Kennedy School of Government alla Harvard University. Ancora oggi vive sotto scorta, inseguita da minacce di morte. La sua ‘figura’ e’ una spina nel fianco del bigottismo islamico e dovrebbe incarnare i valori del progresso e della tolleranza americani. Infatti era stata accolta come normale l’idea del rettore della Brandeis, Frederick Lawrence, di conferirle il ”diploma onorario”. In pochi giorni, mentre la Hirsi Ali preparava il discorso di accettazione, si e’ scatenato un fuoco di sbarramento: dall’interno del college, da parte di professori e studenti “sensibili all’Islam”, e dagli attivisti della famigerata CARE. Il rettore, con un comunicato non firmato, ha ieri l’altro revocato il riconoscimento perche’ “non possiamo ignorare alcune sue frasi del passato che non sono in linea con i valori di base della Brandeis. Ci spiace che non ne eravamo venuti a conoscenza in precedenza”. La CARE, insomma, ha provveduto a fornire qualche discorso critico della Hirsi Ali verso gli islamofascisti e la legge della Sharia (ne ha fatti tanti, e’ la sua missione) al rettore, che non ha retto all’assalto dei nuovi “fascisti politicamente corretti”. La riprova che e’ un trend che dovrebbe fare paura a chi ama la liberta’ delle idee e’ il doppio standard usato dalla stessa Universita’, che e’ stata fondata nel 1948 con la sponsorizzazione di organizzazioni ebraiche ma che non e’ mai stata settaria. Qualche anno fa e’ stato infatti dato un premio a Toni Kushner, commediografo vincitore di Pulitzer e intellettuale ostile verso Israele, che aveva detto frasi come “i maggiori fans di Israele sono i membri piu’ repellenti della comunita’ ebraica”. Un attacco diretto, cioe’, a molti docenti, finanziatori, studenti ed ex studenti della Brandeis. Malgrado qualche obiezione, il college di Boston difese con queste parole, e mantenne, la decisione del riconoscimento: “Brandeis attribuisce lauree onorarie per il riconoscimento di meriti raggiunti e per i contributi eccezionali degli individui, uomini e donne, in tutti i campi delle attivita’ umane. Come Brandeis non si cura delle opinioni o del credo politico dei professori e dello staff prima di nominarli, o degli studenti prima di ammetterli, cosi’ pure l’Univesrita’ non fa una selezione di chi percepisce le lauree onorarie sulla base delle loro opinioni o del loro credo politico”. La Brandeis, con il caso Hirsi Ali e il doppio standard usato rispetto a Kushner , ha irreparabilmente macchiato la sua reputazione.
Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • Migen

    14 Aprile 2014 - 20:08

    And those whom had more to lose,did the less to prevent it.

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    14 Aprile 2014 - 19:07

    Il modo di vivere occidentale è basato su tre pilastri: la morale giudaico cristiana, la scienza dei greci ed il diritto di Roma. L'Islam non può accettare questa situazione: poiché, secondo i mussulmani, il Corano è stato dettato da Allah, non esiste niente al di sopra del Corano che può essere solo interpretato più o meno alla lettera, secondo il modo di pensare del potente di turno.

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