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Complimenti per la trasmissione

Augias e i Visionari dell'usato sicuro

Il nuovo programma su Raitre? Non è brutto ma sa di deja vu

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
corrado augias

Continuo a pensare che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nelle giacche di Corrado Augias.
Troppo gonfie, maltagliate, dai colori impossibili spesso marroni -l’unico colore vietatissimo in tv-, le giacche di Augias erano l’elemento deragliante delle Le Storie-Diario italiano, il programma dopo il quale Augias aveva giurato di volersi ritirare dal video. Ora, visionando la sua nuova creaturina, Visionari -Raitre, lunedì, ore 23- mi rendo conto che gli abbandoni di Augias dal video sono inaffidabili come le sue giacche. Visionari prevede il racconto delle vite di quelle persone «che hanno cambiato il mondo con le loro intuizioni, da Freud a Darwin, da Marx a Santa Chiara, da Beethoven a Leonardo Da Vinci...». L’altra sera, per dire, c’era lo zombie di Charles Darwin, a cui Augias, con quella sua aria da officiante perennemente preso da narcosi, chiedeva: «Che ne è oggi dell’evoluzionismo? E quali forze si celano dietro il ritorno del creazionismo?», oppure «Professore, dunque secondo lei saremmo solo un capriccio del caso?». E Darwin pareva disorientato. E, di certo, pensava che fosse un capriccio del caso che Augias, uscito dalla porta del mattino di Raitre, vi fosse rientrato dalla finestra notturna. Dopodichè, partendo praticamente dalla «morte di Dio» e dal suo laicismo irriducibile, Augias finiva coll’imporre il suo punto di vista apparentemente felpato (e parlo da laico irriducibile) al teologo Vito Mancuso e, eppoi allo psichiatra dai capelli elettrici Vittorino Andreoli. Chiamando in causa Cesare Lombroso, Ilvo Diamanti, l’evoluzionismo, Telmo Piovani, e la salute del feto. Mancavano solo Eugenio Scalfari (ma non è detto che non ci faccia un capatina, col suo libro) e il priore di Bose.
Tra l’altro, uno dietro l’altro, in un appassionato crescendo intellettuale, affioravano altri feroci interrogativi: nella precarietà globalizzata, quali sono le nuove classi in lotta fra loro? Chi sono oggi i nemici di Papa Francesco? La musica può ancora migliorare il mondo? Si può arrivare a sacrificare la propria vita in nome di un ideale? La psicoanalisi e i suoi dettami quanto e come sono frequentati negli anni 2000?
Ora, non che Visionari, col suo carico di pesanti interrogativi, sia un brutto programma. Anzi. Ma la sensazione è quella dell’enorme deja vu, tra le interviste impossibili fiore all’occhiello di Radiorai anni 60, Beniamino Placido, Ravasi, un pizzico di Gad Lerner. Usato sicuro. Ma pur sempre usato...

 

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