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Edward Snowden e il premio Pulitzer

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Edward Snowden e il premio Pulitzer

Edward Snowden e’ il vero vincitore del premio Pulitzer e lo ha “girato” ai due giornali The Guardian e Washington Post. I “redattori ‘postini’ che hanno pubblicato i file della NSA forniti dall’ex contractor non sono neanche citati tra i premiati nell’annuncio ufficiale della Columbia University che gestisce l’iniziativa, e cio’ e’ positivo per la decenza e la dignita’ della professione: chiunque sarebbe in grado di fare lo “scoop’ di pubblicare qualcosa di rubato, ed esplosivo, se il ladro lo sceglie e glielo regala. Al The Guardian US e al The Washington Post sono cosi’ andati due Premi per “servizio pubblico”, senza indicazione dei nomi che hanno firmato pezzi e interviste, e neppure dello Staff nel suo complesso, mentre per il “Breaking News Reporting” e’ stato premiato lo Staff redazionale del The Boston Globe per la sua estesa copertura dell’attentato alla Maratona di Boston di un anno fa. Per Investigative Reporting il riconoscimento e’ andato a Chris Hamby del Center for Public Integrity di Washington, D.C, per Explanatory Reporting a Eli Saslow del Washington Post e per Local Reporting a Will Hobson e Michael LaForgia del Tampa Bay Times. Giornalisti, non caselle postali.
Ma, comunque, il premio dato come “servizio pubblico” per il materiale rubato da uno che e’ latitante e incriminato per quanto ha fatto, ed e’ significativamente ospite oggi di Putin dopo aver sostenuto che le sue azioni avevano come fine la difesa dei diritti civili, e’ un episodio inquietante: vuol dire che chiunque sottragga con l’inganno materiale che deve restare segreto per motivi di sicurezza nazionale sa che avra’ il board dei giornalisti liberal del Pulitzer pronti ad applaudire. Avvenne gia’ una volta nel 1971 con la diffusione illegale delle Carte del Pentagono sulla guerra in Vietnam, ma allora era materiale “storico” (dal 1945 al 1967), non documenti legati ad un futuro che va protetto. Perche’ fermarsi ai programmi antispionaggio, potrebbe venire in mente ad avventurosi cacciatori di gloria perversa? Sarebbe un grande scoop anche pubblicare i test segreti che una azienda farmaceutica fa per curare i tumori, oppure i piani di una ditta high tech che inventa l’ultimo strumento per collegare il cervello umano ai computer, e cosi’ via. Poi basta mettersi in salvo presso un dittatore, a cui offrire magari i dettagli piu’ piccanti della spifferata, commerciale, tecnologica o politica che sia, e nell’aprile successivo quelli del Pulitzer di New York ratificheranno come ottimo giornalismo l’azione criminosa. Premiare come ‘servizio pubblico’ la denuncia di un programma segreto del governo, legittimo e dichiarato costituzionale anche in un tribunale, lascia la porta aperta ad ogni futuro abuso e ad ogni violazione della riservatezza.
Il passo avanti, si fa per dire, e’ che il premio per il caso Snowden-NSA dato sostanzialmente a Snowden ha ridimensionato le prime donne che avevano fatto da scribacchini pubblici della documentazione consegnata loro dal vero e originale “reporter”: “traditore” nella definizione di Dick Cheney, ma anche “ricercato speciale inseguito da un mandato di cattura” secondo il Ministero della Giustizia del governo Obama.
Cosi’ e’ toccato allo stesso Snowden, che Politico.com ha sbattuto in copertina sotto il titolo “Edward Snowden’s Pulitzer”, il Premio Pulitzer di Edward Snowden, il primo a rilasciare una dichiarazione di soddisfazione per il riconoscimento della sua operazione di furto e spionaggio emessa dall’autorevole consesso. Snowden ha attribuito il merito ai redattori e alle redazioni che hanno fatto da ricettatori , ma si sa che lui considera se stesso il vero eroe, e lo e’. “La decisione di oggi”, ha commentato il neo-russo subito dopo l’annuncio dei vincitori in una dichiarazione a The Guardian, “ vale come una rivendicazione per chiunque crede che il pubblico ha un ruolo nel governo. Noi lo dobbiamo agli sforzi dei coraggiosi reporter e dei loro colleghi che hanno continuato ad operare sfidando le straordinarie intimidazioni, compresa la forzata distruzione di materiale giornalistico, l’uso non appropriato delle leggi antiterrorismo, e tanti altri mezzi di pressione per cercare di fermarli in cio’ che il mondo ora riconosce come un lavoro di vitale importanza pubblica”. Scambiare il board del Pulitzer per “il mondo” e’ il segno del delirio di onnipotenza che sta vivendo Snowden, ma resta la gravita’ dell’errore commesso. Come il capo della Commissione dei Servizi Segreti della Camera Usa, Pete King, ha twittato subito dopo l’annuncio: “Dare il Premio Pulitzer a chi ha aiutato Snowden e’ una disgrazia”.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • Migen

    16 Aprile 2014 - 16:04

    Beh,hanno dato a arafat il nobel per la pace, perche no a snowden il pulitzer. Finira male per il mondo libero, se continua questo trend.

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