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Complimenti per la trasmissione

L'EVENTO SANTORO/SILVIO CAMBIA PER SEMPRE LA7

Servizio Pubblico, un grande spettacolo e una sfida alla pari

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Silvio vs Michele

 

IL BOOM DI SANTIORO /SILVIO (E I PROBLEMI DI LA7)

 

 

Chiunque abbia compulsato i dati d’ascolto del Servizio Pubblico della “sfida del secolo Santoro-Berlusconi” è stato preso da vertigine, pensando si trattasse di un errore.  Invece no. 33.59%  di share e 8,7 milioni di spettatori sono, per La7, un’esagerazione.  Non sono solo il miglior risultato di sempre di Michele (superiore anche all’Annozero con la D’Addario), ma rappresntano una cifra impossibile per la rete.

E’ come se Celentano, su Raiuno, avesse fatto l’80% di share con 15 milioni di spettatori.  E, a bocce ferme, fatti i complimenti ai dirigenti de La7 , al nuovo ad Marco Ghigliani e al direttore Paolo Ruffini, non vorremmo essere ora nei loro panni. Perché, d’ora in poi, quando si tratterà di vendere la pubblicità e fissare i target d’ascolto e definire i corposi cachet dei grandi divi assistiti da Beppe Caschetto, be’, sarà un casino. Occorrerà riparametrare tutto. Perché –non ci sono santi- Santoro ha dimostrato che La7 può non soltanto potenzialmente, ma anche nella pratica superare il 30%. E, finora, nel commentare i risultati dei programmi della rete tutti davano per scontato il “freno tecnico”  del 15%-18% a causa della mancata copertura d’antenna sul territorio. Mancata copertura sticavoli. Santoro ha palesato che La7 si vede dappertutto, basta saper attrarre gli spettatori. Ma questi sono rovelli su cui discuteranno Ghigliani e la concessionaria di Urbano Cairo. Due parole, invece, sulla puntata “Mi consenta”, con Silvio ospite. Una partita a scacchi perfetta, finita pari e patta.  Berlusconi ha retto benissimo e ha contrappuntato l’interrogatorio come una perizia straordinaria da showman. Ma Santoro ha fatto il suo dovere, infilandolo nelle contraddizioni, contrastandolo nella tecnica tutta berlusconiana della logorrea che narcotizza l’avversario, ponendogli innanzi domande scomode e laceranti. Come quella su Dell’Utri (“Una brava persona, il primo dei bibliofili” secondo Silvio) , sulla famigerata lettera della Bce che sarebbe stata dettata da Roma per far fuori Tremonti (a detta di Tremonti); sulla voglia sotterranea di un “potere assoluto”; sul vassallaggio assoluto nei confronti di Mario Monti ritenuto dal Pdl prima unica nostra salvezza in Europa, dopo ottimo presunto federatore dei liberali, infine –diciamolo- un coglione. Berlusconi, da par suo, ha snocciolato dati e sorrisi a raffica, ha mantenuto un tono lieve che l’ha fatto lievitare fino a un 2% in più di consensi.  Entrambi, Silvio e Michele, tra siparietti e incazzature vere e presunte, ci hanno guadagnato, in uno grande momento di televisione.

Dopodichè, accertato che nella coppia serpeggi  un rapporto odio-amore tipo Lemmon-Matthau nelle commedie di Billy Wilder (evocare i Duellanti di Conrad sarebbe eccessivo…), si può sintetizzare che la suddetta tauromachia sulle note di Claudio Villa ha fissato alcuni momenti particolari. I seguenti. - I botta e risposta. Silvio: «Ma siamo a Zelig?» alla battuta di Michele: «Se anche allo Corte Costituzionale sono tutti comunisti, meglio far vincere un comunista direttamente». E Silvio : «Santoro ma lei ha fatto le scuole serali»; e Michele: «Non sono male»

-L’idea, stonata, di relegare un grande inviato come Sandro Ruotolo a controllore del «tempo di parola» degli sfidanti. Chiede Michele: «Sandro, noi quanto abbiamo parlato?»; «28 minuti»; «E l’onorevole Berlusconi?», «28, 50...»; «allora, onorevole non le dò la parola».  Noi invece Costamagna e Innocenti (che pure non hanno demeritato) le avremmo messe  sul palco e Ruotolo sotto a sparare bordate. Ma ci rendiamo conto che i baffoni da tricheco di Ruotolo hanno sicuramente meno sex appeal…

- Il tono lieve e talora da commedia dell’arte , forse frutto di accordi tra la produzione e lo staff del Cavaliere che si era preparato come un pazzo in apposita “war room”. Alcuni argomenti erano di una violenza inaudita, a ben risentirli: per esempio quando Silvio sostiene che le cose non si possano migliorare senza poteri assoluti, o quando Michele paventa il golpe e Silvio non fa un plissè.  Il tono misurato dei contendenti ha dato al dramma tono di commedia.

-L’intervento dell’imprenditrice trevigiana in gambissima, che ha messo tutti sugli attenti parlando di economica delle imprese strozzata, di furto della sovranità monetaria e recupero della dignità nazionale. Ha costretto Silvio a dichiararsi più europeista di Monti.

- La lettura da parte di Silvio della letterina  contro Travaglio,  “alla Travaglio” ma scritta da Bonaiuti che non è, ammettiamolo, Travaglio. Era uno buono spunto, dopodiché, s’è afflosciata in  livore inelegante. E lì Santoro è sembrato incazzarsi davvero: «Si vergogni!» e Silvio, rivolto a Travaglio: «Perchè lui lo può fare e io no?»

- La spolverata e disinfettata di Silvio della sedia dopo la seduta di Travaglio. Citazione di Totò che disinfettava le sedie di Peppino, Mario Castellani e Ninetto Davoli.

- L’uno- due col pubblico. Silvio: «Sono stato votato da 13 milioni di italiani. Tutti coglioni?». E il pubblico: «Sii...!». E Silvio: « Chi lo dice sa di esserlo...». Insomma, uno spettacolo che raramente concederà il diritto di replica. (Politicamente non sappiamo ancora se purtroppo o per fortuna…)

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Commenti all'articolo

  • GUSBRAND

    14 Gennaio 2013 - 14:02

    Signori, non ha importanza chi l'altra sera si ritenga abbia fatto brutta figura. A questi signori interessa solamente che li guardino , indipendentemente da quello che noi possiamo pensare, L'unico modo per cacciare il Berlusconi sarebbe cambiare canale quando lui appare. Se l'altra sera invece di esserci stati 9 milioni di persone che lo guardavano, alcuni milioni avessero cambiato canale, ora il berlusca avrebbe i capelli dritti Chi è convinto di questa possibilità è pregato di pubblicizzarlo

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