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Complimenti per la trasmissione

L'assegno a Veronica: la nuova formidabile arma elettorale di Silvio

Strategie mediatiche per sfruttare all'osso un divorzio che spolpa

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
veronica incazzata

 

Cherchez la femme. Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, e dietro di lei, talora, ci sono tre “giudichesse” che fanno di quella donna - dati i robusti alimenti, 100mila euro al giorno - «non  più una donna, ma uno Stato autonomo». La suddetta espressione, riguardante Veronica Lario, non è di Silvio Berlusconi ossia del marito costretto giudizialmente a sborsare all’ex moglie più di un euro al secondo, quasi 70 al minuto, 36 milioni l’anno. No. La descrizione ironica della consorte tradita più risarcita dell’Occidente è di Luciana Littizzetto;  la quale, perfino lei, è oggi mossa da pietas humana verso un miliardario allegramente spolpato vivo da una sentenza. « È come un milione in meno di quanto stanziato dalla legge di stabilità per l’Aquila...», ha ricordato la comica torinese. E ha ragione.
Certo, Veronica è spiazzata dalla sentenza ma felice. Silvio è spiazzato e infelice. Spiega bene il di lei avvocato Anna Bernardini De Pace: «La somma serve perché il coniuge mantenga lo stesso tenore di vita di quando la coppia conviveva (e uno si chiede: ma che diavolo di tenore di vita era? E affiorano i paragoni con Nefertiti, Poppea, Zsa Zsa Gabor..., ndr)». Continua la Bernardini: «Conoscendo i giudici della nona sezione, credo che il calcolo sia stato rigoroso». Rigorosissimo. Ma, diamine, un calcolo lontanissimo da quelli che quotidianamente si fanno in Italia per casi del genere: secondo l’Istat, l’assegno mensile corrisposto al coniuge economicamente più debole ammonta a circa 450 euro. Metteteci anche due, tre zeri in più, ma la somma suddetta appare comunque eccessiva.

 E qui ecco il colpo di genio berlusconiano. L’assegnone di mantenimento a Veronica colpisce l’immaginario popolare. Così, paradossalmente e mediaticamente, s’è trasformato, per Silvio, in un prezioso argomento di campagna elettorale. Da Santoro, infatti, in diretta, il cavaliere ha confessato la necessità di guadagnare di più per onorare la sentenza del giudice. Tra l’altro, il vero dramma sarebbe quello degli arretrati. A Santoro che gli chiede se abbia sbagliato avvocato, Silvio risponde «Forse ho sbagliato giudice. É una cosa fuori dal senso comune pensare che, per mantenere un certo livello di vita, ci sia bisogno di cifre di questo genere. La cifra totale è 36 milioni di euro all’anno ma per gli anni alle spalle dovre darle 60-70 milioni di arretrati». E meno male che non si trattava di separazione «con addebito». Gli arretrati, poi, sono, per l’elettore medio col portafogli in ostaggio del fisco e di Equitalia un autentico moloch. Gli arretrati rappresentano l’incubo ricorrente della famiglia, che, con la dignità dei vinti, tira per arrivare a fine mese.Berlusconi, ormai  impregnato corpo e anima di marketing elettorale e in piena trance agonistica, di tutto ciò ha contezza. Così diventa una voluta reiterazione toccare sempre più l’argomento, parlarne anche quando si trova ospite a Telecamere da Anna LaRosa e lancia un appello alla Lario per ridurre l’assegno di mantenimento. E quando confessa di volere, in fondo, ancora bene all’ex consorte, e che la colpa non è sua ma del comunismo che alberga in quelle femministe con la toga: «Dobbiamo incontrarci, credo ci sarà un atteggiamento assolutamente ragionevole da parte di Veronica, anche perchè oggi siamo in crisi e non soltanto per quanto riguarda la situazione delle famiglie. Oggi ho letto numeri che mi hanno impressionato, ci sono otto milioni di individui che tra poco potranno entrare nel novero dei poveri».

Al grido di « Veronica è la madre dei miei figli e la nonna dei miei nipoti!», Berlusconi dunque introduce nella sua propaganda un elemento di tragedia familiare. Nella quale s’identificano anche le migliaia di mariti separati e ridotti sul lastrico, i fedifraghi puniti in modo troppo violento, e appunto gli spolpati vivi tout court. E l’immagine dei tre giudici che, come le Parche, regolano e tagliano i destini dell’uomo aggiungono colore mitologico al tutto. Con un effetto boomerang. La solita magistratura che s’accanisce sul corpo del capo.



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Commenti all'articolo

  • imahfu

    16 Gennaio 2013 - 23:11

    Una persona colta é un eccezione poco gradita.

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  • imahfu

    16 Gennaio 2013 - 23:11

    Articolista, l'hai proprio definita giusta, Ma - dimmi - dietro Brunetta chi c'é ?

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  • lalys43

    14 Gennaio 2013 - 14:02

    Oggi più che mai è di attualità l'invocazione di dolore del povero marito turlupinato. (poi non si capisce perchè l'elettore dovrebbe identificarsi con il "povero Silvio". Ma queste sono cose per addetti ai sondaggi e alla politica più alta....)

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