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Diari d'America

Le presidenziali e il Gruppo per il Voto Nazionale Popolare

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Le presidenziali e il Gruppo per il Voto Nazionale Popolare

Negli Usa c’e’ una coalizione di Stati, chiamata il Gruppo per il Voto Nazionale Popolare, che si e’ arricchita qualche giorno fa di uno Stato importante, New York. Ora sono in tutto 10, anzi 11 contando il Distretto di Columbia (Washington): i nove che avevano aderito in precedenza sono Illinois, California, Vermont, Hawaii, Rhode Island, Maryland, Massachusetts, New Jersey, Washington State. Dopo che la Camera e il Senato di Albany avevano approvato l’iniziativa qualche settimana fa, il governatore di New York State Andrew Cuomo ha firmato l’impegno dello Stato a far convergere i propri Voti Elettorali, i cosiddetti Grandi Elettori che da ogni Stato vanno a Washington per eleggere il presidente dopo che si sono tenute le elezioni in tutto il paese, sul candidato che ha vinto il voto nazionale. Come e’ noto per chi segue le lunghe notti dello spoglio in Tv, finora la legge prevede che un candidato ottenga la maggioranza, 270, dei 538 Voti Elettorali attribuiti Stato per Stato a chi ha raccolto piu’ voti su base statale. Se il 51% degli elettori popolari scelgono il candidato X e in quello Stato ci sono per esempio a disposizione, in base alla popolazione residente, 25 Voti Elettorali, tutti e 25 vanno oggi, secondo le regole attuali, al candidato X. Se dovesse allargarsi il Gruppo per il Voto Nazionale fino ad essere la totalita’ del paese, gli Stati non trasformeranno piu’ i Voti Elettorali in Grandi Elettori del partito del candidato vincitore su base statale, ma li daranno al candidato che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti conteggiati nell’intero Paese, a prescindere dai risultati statali. Per capirsi, la Stato di New York nel 2004, se fosse stato in vigore il metodo appena sottoscritto dal suo governatore, avrebbe scelto i suoi Grandi Elettori nel partito repubblicano di George Bush, perche’ Bush aveva avuto piu’ voti di John Kerry sul piano nazionale, anche se Kerry si era aggiudicato largamente la maggioranza dei voti nello Stato di New York, e con questa vittoria tutti i suoi Voti Elettorali. All’opposto, naturalmente, le elezioni del 2000 avrebbero fatto presidente Al Gore, che ottenne la maggioranza assoluta del voto popolare, ma perse perche’ in tutta l’America i Voti Elettorali , ossia i Grandi Elettori, erano in maggioranza repubblicani, a favore di George Bush. Ora, questo “movimento politico” a favore del voto nazionale puo’ contare su 165 Voti Elettorali teorici, ed e’ quindi ancora molto lontano dalla meta. Soprattutto, il problema di chi favorisce questa fondamentale riforma elettorale e’ che tutti gli Stati firmatari sono finora solidamente blu, filo democratici. L’elettorato repubblicano e’ diffidente e non succedera’ nulla fino a quando non si formera’ anche nell’altra meta’ del paese, quella degli Stati rossi, la convinzione che il sistema del plebiscito al 100% caldeggiato dai democratici sia migliore di quello, sperimentato da quando e’ stata scritta la Costituzione, che prevede i Grandi Elettori su base locale.
Il primo Stato a promuovere l’idea e’ stato nel 2007 il Maryland, e da allora si sono accodati stati molto liberal: tutti quelli in cui Obama ha vinto con i margini piu’ alti, ed anche il New Jersey, l’Illinois e lo Stato di Washington dove si e’ affermato con un distacco su Romney di oltre 25 punti percentuali. Altri tre che potrebbero unirsi data la loro colorazione politica sono il Delaware, il Connecticut e il Maine, dove Obama ha vinto con il 15% dei voti in piu’, ma insieme questi Stati pesano solo per altri 12 Voti Elettorali.
Gallup ha rilevato in un sondaggio che in verita' anche i repubblicani sono in maggioranza - il 61% - a favore del collegio unico nazionale, mentre i democratici lo sono per il 66%. Non e’ quindi tanto la ideologia politica a determinare la netta spaccatura tra gli Stati nel volere o meno la riforma. Uno studio del sito “538” (FiveThreeEight, dal numero dei Grandi Elettori) ha scoperto che sono gli Stati ballerini, o swing, i piu’ conservatori nel voler mantenere lo status quo: Ohio, New Hampshire, Colorado, Florida, Virginia, Nevada, Iowa, Wisconsin e Pennsylvania, collettivamente hanno avuto il 98.6% di chance di determinare il vincitore del Collegio Elettorale. Quindi questi 9 stati sono più' influenti, potenti e i loro politici ottengono più' attenzione (e finanziamenti) degli altri 41 messi insieme. E' assai improbabile che rinuncino a questa rendita di posizione.

di Glauco Maggi

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