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Lo spettro di Al Qaeda

New York, l'11 settembre e l'eterna ipocrisia sull'islam

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

New York, l'11 settembre e l'eterna ipocrisia sull'islam

Il 21 maggio viene inaugurato a New York il Museo Memoriale dedicato all’11 settembre: a Ground Zero, di fianco alle due vasche del Ricordo che sono già aperte al pubblico da anni. Tra i contenuti espositivi ci sarà anche un video di sette minuti, The rise of Al Qaeda (L’ascesa di Al Qaeda), che documenterà l’azione dei 19 terroristi islamici che hanno ammazzato 3mila innocenti. E’ una pagina di storia e di sangue americani, che non aggiunge nulla di nuovo a quanto è già stato scritto in mille articoli e libri e programmi televisivi, ma che ha qui una sua valenza fondamentale: l’essere in visione per i milioni di pellegrini che verranno a fare atto di omaggio alle vittime dal resto d’America e da tutto il mondo. Sarà una tappa obbligata per i visitatori della Grande Mela, tutta gente che serba la memoria personale di quel drammatico giorno e sceglierà di spendere qualche ora a riviverla davanti ai frammenti delle Torri, alle foto della reazione della gente, ai tributi al coraggio di pompieri e poliziotti e alla generosità dei volontari. E tutti, ovviamente, faranno la fine per assistere alla mini proiezione di un filmino senza più sorprese: chi non sa che è morta un sacco di gente? Chi non sa che è stata Al Qaeda? E che il suo ideologo e capo, Bin Laden, uno che diceva di ispirarsi e di venerare Allah ogni dieci parole che pronunciava nei suoi deliri, è stato preso e punito?

Eppure, attorno al testo si è scatenata una polemica avvilente. Siccome si usano termini come islamist e jihad, il membro musulmano che era parte del Gruppo dei rappresentanti delle diverse fedi consultato dalla direzione del Museo per approvare la “correttezza politico-religiosa” dei contenuti della mostra ha prima protestato e cercato di eliminare i riferimenti all’Islam, e poi si è dimesso per protesta. “La proiezione di questo film così com’è offenderebbe grandemente i nostri credenti musulmani vicini e che vengono dall’estero”, ha scritto lo Sceicco Mostafa Elazabawy ai responsabili del Museo in una lettera riportata dal New York Times. “I visitatori non sofisticati che non capiscono la differenza tra Al Qaeda e i musulmani potrebbe uscire con una visione pregiudizievole dell’Islam, portando ad un antagonismo e anche a uno scontro con i credenti musulmani vicini al sito”. Siamo ancora alla polemica assurda di chi non vuole ammettere, tra i musulmani che si considerano buoni e pacifici, che Al Qaeda e i terroristi che ammazzano nel nome di Allah sono una componente dell’Islam, purtroppo non insignificante, e che come tali vanno definiti per rispetto della verità a proposito dell’11 settembre e di tanti altri episodi di militanza omicida.

Ma invece di combatterli con parole chiare nelle moschee, e nelle loro dichiarazioni pubbliche, i “musulmani pacifici e buoni” si preoccupano di proteggere l’Islam comunque. Invece di promuovere la riforma dei comportamenti concreti, insistono che la Jihad è cosa giusta, e che bisogna usare questa parola solo nella accezione di “sforzo e battaglia per l’affermazione della fede islamica”. Pensano che associare Al Qaeda e Islam sia offendere il miliardo di musulmani nel mondo, e che in un documentario sull’11 settembre vada invece rimarcata la differenza per non infiammare gli animi dei “non sofisticati”. Come se le migliaia di moschee dove si radunano regolarmente i milioni di musulmani fossero assaltate ogni venerdì da facinorosi anti Maometto. La gente, in realtà, non è prevenuta verso tutto l’Islam, e non fa che prendere atto che, tra i (moltissimi, nel mondo) militanti islamici radicali, la Jihad assassina verso i non musulmani è pratica costante: per non farla dimenticare, nello stesso giorno della polemica contro il video dello Sceicco Mostafa a New York, un talebano afghano ha ucciso tre medici americani a Kabul, volontari in un ospedale cristiano. Un professore di studi sul Medio Oriente della Princeton University, Bernard Haykel, che era stato consultato dal Museo sul filmino e lo ha approvato in pieno, ha commentato: “I critici che dicono Non parliamo di loro come di un movimento islamico o islamista potrebbero arrivare alla conclusione di non raccontare la storia del tutto, o di diluirla così tanto che uno finirebbe con il chiedersi Ma da dove viene Al Qaeda?”.

Il video non sarà modificato, ha detto la direzione del museo, così come era stata respinta tempo fa per protesta di popolo la proposta oscena di fare una moschea vicino a dove sorgevano le Twin Towers. La correttezza politica subdola e offensiva propugnata dai liberal scava e scava, ma a Ground Zero ha trovato finora una roccia dura e impenetrabile. Pregando dio che resista.


di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • zydeco

    25 Aprile 2014 - 14:02

    Complimenti sig. Maggi. Almeno ogni tanto c'è' qualcuno che parla chiaro. Ma non si illuda, non la ascolteranno. Oriana Fallaci docet.

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