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Il GOP e gli imbarazzi sull'immigrazione

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il GOP e gli imbarazzi sull'immigrazione

Il GOP deve andare all’attacco sul problema dell’immigrazione, prima che sia troppo tardi. Se non riesce a presentarsi con l’immagine di un partito seriamente interessato ad offrire, e meglio ancora ad ottenere in Congresso, una soluzione legislativa al problema degli 11 milioni di clandestini, Obama e i democratici avranno ancora, intatta, la stessa arma che ha fatto rivincere a Barack la Casa Bianca nel 2012: l’essere i paladini degli ispanici e gli accusatori dei repubblicani ostruzionisti. Ma con buona pace di Jeb Bush e di Marco Rubio, i due probabili candidati presidenti per il 2016 che più apertamente sostengono l’urgenza di una sistemazione della spinosa questione, le cose stanno andando nella direzione opposta. A dirigere la danza è la Casa Bianca, e il GOP appare impacciato e autolesionista. E’ vero che Obama è stato spregiudicato nella tattica sull’immigrazione, fino a passare il segno della correttezza istituzionale. L’ultima goccia è stata la disposizione data dalla Casa Bianca, su pressione dei gruppi degli attivisti ispanici e liberal, al ministro della Homeland security Jeh Johnson: “Che riveda le procedure per la deportazione” rendendole “più umane”. Di fatto, un’ennesima modifica della legge federale, o meglio la non applicazione delle norme come sono scritte nelle leggi in vigore.

“E’ una impressionante mancanza di rispetto per la Costituzione”, recita la lettera di denuncia di 22 senatori del GOP, poiché i cambiamenti suggeriti equivarrebbero “a un quasi totale abbandono della applicazione”, da parte degli organi incaricati, delle leggi che regolano l’immigrazione e che puniscono gli irregolari. Il leader della minoranza repubblicana Mitch McConnell e 21 suoi colleghi senatori hanno accusato Obama di non rispettare la Costituzione, di fatto stravolgendo la legge sui clandestini e le deportazioni con ordini esecutivi governativi, senza passare in Congresso per l’approvazione. E Obama? Spallucce, ha sempre fatto così, basta vedere le tante “eccezioni” e i rinvii dell’Obamacare.

Se i senatori del GOP cavalcano il ronzino del rispetto della legge e accusano il presidente di stracciare la Carta Costituzionale, lo Speaker John Boehner, capo della maggioranza repubblicana alla Camera, è impegnato, perdente per ora, su un altro fronte: vorrebbe che prima del voto di novembre fosse approvata la riforma in materia di immigrazione, studiata da lui e dai dirigenti del partito, il numero due Eric Cantor e Paul Ryan, il capo della commissione bilancio. Il GOP è però diviso al suo interno, con l’ala più radicale vicina ai Tea Party, specialmente negli Stati del sud più esposti alla piaga dei clandestini, che fa orecchie da mercante e non vorrebbe sollevare la questione in campagna elettorale per non perdere consensi tra i votanti più chiusi all’idea di una sanatoria e più rigidi nel pretendere il rispetto della legge e la punizione degli illegali.

In un comizio ad un Rotary di Cincinnati (in Ohio, il suo Stato), un frustrato Speaker è stato sferzante nei confronti dei deputati del GOP recalcitranti. “Questo è il loro atteggiamento: no dai, non farmi fare questo, è una cosa troppo dura”, ha detto mimando il gesto di uno che frigna. “Ma noi siamo eletti per fare delle scelte, per risolvere i problemi. Ed è rimarchevole per me vedere quanti colleghi non vogliono farlo… Loro preferiscono prendere la strada di minor resistenza”. Uno sfogo che tradisce la difficoltà, se non l’impossibilità, di mantenere l’impegno che Boehner aveva assunto in febbraio, quando aveva promesso di far votare la proposta repubblicana entro quest’anno. Successivamente, lo Speaker aveva dovuto tirare il freno, dicendo che era "difficile" portare avanti una proposta di compromesso con Obama e i democratici che comprendesse un’apertura alla sistemazione “legale” degli attuali clandestini e, insieme, l’impegno a fare rispettare le misure di legge sulle deportazioni e a chiudere meglio i confini per bloccare nuovi ingressi. I deputati repubblicani, restii a votare una legge di riforma sia pure targata GOP, sostengono che non ci si puo’ fidare di un partner come Obama, che, come detto dai 22 senatori, calpesta la Costituzione.

Insomma, si sta delineando una situazione in cui a dominare gli eventi resta Obama. Con gli ordini esecutivi che bloccano le deportazioni strizza l’occhio agli ispanici e agli attivisti liberal e, contemporaneamente, “provoca” i repubblicani più radicali. Così costoro si arroccano e non danno spazio alla riforma, che non vedrà la luce prima di novembre, e magari neppure prima del 2016. Che è quanto vogliono i democratici: una rendita di posizione politica che garantirà loro un cospicuo ritorno alle urne.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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