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Ma in fondo con "Razzi amari" c'è poco da ridere

Quando il senatore gaffeggia in tv spesso strappa sorrisi, ma sono sorrisi amari

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Ma in fondo con "Razzi amari" c'è poco da ridere

«Gli uomini-sessuali/sono tali e quali/come noi» cantava Checco Zalone, omofobo per allegria.
«Gli uomini sessuali? Ne ho avuti tre che hanno lavorato con me quando ero capo-operaio. Erano “perfetto”. Non ho mai avuto problemi con queste persone», affermava al talk show Lo schiaffo (Class Tv, da martedì a venerdi, ore 22.30) Antonio Razzi , senatore della Repubblica, il politico che arranca nella sintassi, inciampa nelle gaffes, si rialza e prosegue indomito la sua corsa. L’altra sera è toccato all’esterefatto collega Marco Gaiazzi spingere Razzi verso la macchietta virilista, verso il commento liberalall’omosessualità. Verso l’abisso, in soldoni. Di Razzi, del suo analfabetismo istituzionale ( e non solo) della sua tendenza a parlare per immagini spesso assolutamente sconnesse fra loro si continua a discuetere.
A parte il solito Crozza che l’ha reso un’icona, solo nell’ultima settimana Razzi è transitato sulle cronache per la fotografia del matrimonio dalla capigliatura impossibile; per il dialogo surreale nell’Abitacolo di Franco Bechis («La Boschi la manderei da Putin»); per un ddl sulla riapertura delle case chiuse («le prostitute per strada creano traffico»). Per non dire della delicata performance a Un giorno da pecora -Radio Rai 2- sulle tasse, con uno spietato Giorgio Lauro che interrogando il senatore sulle tasse gli chiede: «Tu la paghi la Trise?»; e Razzi: «Guardi in Svizzera c’è una fabbrica che si chiama Trisa, fanno spazzolini da denti...», chè sembrava Crozza che imitava Razzi invece era il Razzi autentico, con tanto di finale «Fatti li cazzi tua...». Era tutto vero, nessuna sceneggiatura. Ora, anch’io, come molti, per molto tempo, osservavo il mondo di Razzi come quello di Amelie ma senza congiuntivi. E, immaginavo il deputato svizzero-abruzzese come il caratterista di un film con Aldo Maccione. E ridevo. Della sua difesa della Corea del Nord; del suo tentativo di creare un volo ad hoc Pescara/Zurigo; del suo usare la scorta per portare le racchette da tennis; dei suoi acrobatici cambi di casacca per salvarsi la pensione (« Questi, se ti possono inculare, ti inculano senza vaselina. Per il vitalizio 10 giorni mi mancavano e per 10 giorni mi inculavano...»). Poi, d’un tratto, sono uscito dal trance. Miodio, che cacchio rido -mi sono detto-; 15mila euro di stipendio al mese a questo, glieli dò io. Razzi non mi rappresenta, non rappresenta nessuno. Ogni sua parola, alla Conrad, mi rammenta lo spettro di quel che potremmo essere...

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Commenti all'articolo

  • civimar

    03 Maggio 2014 - 14:02

    Di Pietro ha fatto una minchiata enorme a portarlo al senato ed ora se ne fa una peggiore a continuare a tenercelo. Per la serie tanto paghiamo noi.

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  • routier

    03 Maggio 2014 - 07:07

    Sintassi approssimativa ? Dal 2006 al 2010 appartiene all'Italia dei Valori,,,,,,,,,,,,,,,,,è tutto dire !!!

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  • nafcto

    01 Maggio 2014 - 18:06

    Meglio un Razzi oggi che un comunista domani!

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