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Diari d'America

Obama e il bluff della lotta al terrorismo

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama e il bluff della lotta al terrorismo

Obama e’ stato rieletto nel 2012 anche perche’ era riuscito, dopo l’attentato dei terroristi di Al Qaeda in Libia che uccise l’ambasciatore Chris Stevens e altri 3 americani, a far credere alla opinione pubblica, grazie alla stampa amica, che i seguaci di Bin Laden erano in fuga, che Al Qaeda era stata sconfitta, e che i fatti di Bengazi erano colpa di un video. Ora che e’ stato dimostrato dalle email uscite dalla Casa Bianca che Obama ha mentito e diretto la ‘disinformazia’ dei suoi lacche’ nel partito e nei media (vedi mio Blog precedente http://www.liberoquotidiano.it/blog/11604444/Svelata-la-trama-che-inchioda-Obama.html) , allo scopo di non far crollare la sua tesi elettorale sulla guerra al terrore finalmente chiusa e vinta, sono le cifre crude diffuse dal Dipartimento di Stato, per coincidenza nel terzo anniversario del giorno della eliminazione dell’ex leader Osama, a costituire la prova del fatto che Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan, e i gruppi affiliati in Africa e Medio Oriente nel resto del mondo, sono vivi e vegeti. Il “fatturato” del terrore e’ infatti cresciuto in totale del 43% dal 2012 al 2013, secondo il National Consortium for the Study of Terrorism and Responses to Terrorism che fa capo al ministero di John Kerry. Gli attentati sono stati 9.707 l’anno scorso, con oltre 17.800 morti e piu’ di 32.500 feriti. La maggior parte sono avvenuti in Afghanistan, India, Iraq, Nigeria, Pakistan, Filippine, Somalia, Siria, Tailandia e Yemen. Nel 2012 gli attentati erano stati 6.771 e i morti 11mila con 21600, per lo piu’ negli stessi teatri di guerra che si sono riconfermati del 2013. Rispetto agli anni delle Torri Gemelle e successivi, i fondamentalisti islamici hanno solo cambiato la strategia reagendo alla guerra diretta condotta contro talebani e alqaedisti in Afghanistan. “La minaccia terroristica ha continuato ad evolversi rapidamente nel 2013, con un numero aumentato di gruppi in giro nel mondo – comprendendo sia gli affiliati di Al Qaeda e di altre organizzazioni terroristiche – ponendo una minaccia agli Stati Uniti, ai nostri alleati e ai nostri interessi”, si legge nell’annuale “Rapporto del Paese sul Terrorismo” emesso dal Dipartimento di Stato.

"Mentre la comunita’ internazionale ha severamente colpito e degradato la leadership di Al Qaeda (ma il successore di Bin Laden, Al Zawahiri, e’ in sella e dirige il movimento, probabilmente dall’Afghanistan), la minaccia terroristica ha avuto uno sviluppo. Le perdite della leadership subite in Pakistan (tra i dirigenti dei Talebani NDR), insieme con la debole struttura dei governi nel Medio Oriente e nell’Africa del Nord Ovest, hanno accelerato la decentralizzazione del movimento e portato gli affiliati del network di Al Qaeda a diventare piu’ autonomi nelle loro operazioni dal nucleo centrale di Al Qaeda e a focalizzarsi sempre di piu’ su obiettivi locali e regionali”. E si sovvenziano sempre piu’ con rapimenti, soprattutto in Africa.
Il terrorismo sta cambiando pelle, insomma, ma non demorde. E la sua vitalita’ non ha il suo cardine nelle “povere condizioni economiche” nei paesi travagliati dagli attentati e dagli attacchi assassini, ma nella ideologia ultra’ che informa le diverse anime della stessa religione islamica. Non a caso, per esempio in Iraq, Siria, Yemen, Afghanistan le piu’ frequenti vittime della furia sunnita o shiita e’ rivolta contro i maomettani della fazione opposta. Ma cio’ destabilizza le istituzioni delle nazioni piu’ a rischio e crea territori franchi per la creazione di nuove basi di Al Qaeda, come e’ stato scoperto di recente nello Yemen, che prendono il posto delle cave dell’Afghanistan. E i leader “decentrati” hanno sempre in mente il loro strategico nemico mortale, l’Occidente, e continuano a progettare la guerra all’America e all’Europa. Con pazienza, come hanno dimostrato con l’attentato alle Torri Gemelle del 1993, replicato poi nel 2001.

di Glauco Maggi

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