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Lawrence Auriana, il sogno americano parla italiano

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Lawrence Auriana, il sogno americano parla italiano

Lawrence Auriana è un italo-americano i cui nonni materni e paterni "arrivarono negli Usa con la valigia di cartone", qualche anno dopo che la Camera di Commercio Italo-Americana (IACC) era stata fondata, 127 anni fa. Venerdì, a New York, il nipote orgoglioso della sua antica italianità ha ricordato commosso questo particolare nel suo discorso di accettazione del “Premio 2014 Business and Culture” conferitogli dalla IACC, organizzazione privata a cui aderiscono volontariamente aziende dei due paesi con lo scopo di facilitare le loro relazioni d’affari e gli scambi culturali tra Italia ed America.
“Una persona che riesce a creare il Kaufmann Fund iniziando da tre milioni per arrivare a 7.5 miliardi di dollari ha delle capacità individuali nel business che sono indubitabili”, lo ha presentato il presidente della Camera Claudio Bozzo al pubblico della comunità italiana e italo-americana, presente il console generale Natalia Quintavalle, alla cerimonia nel salone da pranzo dell’Essex Hotel su Central Park. Auriana è il primo premiato dello “Spring Award” della IACC a non avere natali italiani, e ha conquistato il riconoscimento per il successo della società d’investimento Federated Kaufmann, da lui fondata tre decenni fa. Prima di lui a ricevere il premio, istituito nel 2003 dall’allora presidente Berardo Paradiso, sono stati tra gli altri Sergio Pininfarina e Pietro Barilla.

Il “sogno americano” di Auriana non si è tradotto solo nel successo professionale della sua impresa finanziaria. Si è sempre distinto anche nell’impegno verso la comunità italo-americana, coprendo la carica di presidente della Columbus Citizens Foundation, che organizza la parata annuale d’ottobre sulla Quinta Avenue e che ha istituito una dozzina d’anni fa, su impulso di Auriana, il “Fondo Franco Zeffirelli”, dal nome del regista che era stato il primo finanziatore del programma per sovvenzionare borse di studio ai ragazzi italo-americani meritevoli. E in perfetto stile da “sogno americano” Auriana non si è negato una costosa passione: è infatti diventato negli anni uno dei maggiori collezionisti mondiali di moto (Ducati, per esempio) e di auto d’epoca (Ferrari e Maserati soprattutto, ma ne possiede diverse dozzine anche di altre marche), e ha una scuderia di auto da corsa storiche che partecipano alle competizioni in tutto il mondo (la prossima sarà in gara a Montecarlo).


Due sue Maserati, una rossa e una nera, fiammanti, le ha esibite davanti all’albergo in cui è stato premiato, e che avranno totalizzato almeno mille fotografie dei passanti nelle due ore del pranzo. Perché anche nell’America di Obama, il presidente che piange sulle disparità dei redditi ma che non ha la giusta linea per sviluppare la crescita e insiste nella politica del debito per finanziare il welfare e creare dipendenza dal governo, non è peccato diventare ricchi lavorando sodo. E mostrare in giro con orgoglio gli oggetti del desiderio conquistati in una vita di lavoro. Ma Auriana, nato ad Harlem 70 anni fa e ancora in piena attività, ha fatto di più. Nel suo breve discorso, di cui riportiamo il passaggio politicamente più significativi, ha offerto una ricetta di principi tratta dalla sua lunga esperienza americana, come testimone e protagonista di questa economia.

“Gli Stati Uniti sono stati, e ancora sono oggi, il paese delle opportunità per molti italiani. La maggior parte dei primi immigranti non avevano studiato ed erano pronti a fare lavori manuali per dare una vita migliore ai loro figli. Anche se difettavano di educazione formale, avevano un surplus di valori e di cultura sostanziale. Oggi gli immigrati vengono ancora in America e la vedono sempre come un paese delle opportunità sebbene siano più acculturati….. Quest’anno un film italiano, La Grande Bellezza, ha vinto l’Oscar come miglior film straniero. Nel film Stefania, una ex comunista, dice: Questa generazione di giovani mi fa orrore. Sostenuti dallo Stato per anni, quando capiscono che sono brillanti vanno a studiare o a lavorare in America o a Londra e dimenticano il sostegno avuto. Non hanno alcuna vocazione civica. Secondo me - ha detto Auriana - questa critica è mal diretta. Il tasso di disoccupazione tra i giovani (di età tra i 15 e i 24 anni) è un impressionante 40% ed oltre. E questa mancanza di opportunità è provocata dalle alte tasse, dalla eccessiva spesa pubblica, da un rigido mercato del lavoro e dall’eccesso di regolamentazioni”. Giriamo volentieri lo stringato messaggio a chi, in Italia, piange sulla “fuga dei cervelli”.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

 

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