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Diari d'America

Warren Buffet e la doppia morale sulle tasse

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Warren Buffet e la doppia morale sulle tasse

Dalle Americhe, oggi, due notizie sulle tasse: una che fa ridere e una che fa piangere. Cominciamo con quella che fa ridere. E’ dal Nebraska, Usa, dove ha la sede la conglomerata Berkshire Hathaway: se il nome non e’ conosciuto proprio da tutti, di sicuro lo e’ quello di Warren Buffett, il finanziere che la fondo’ decenni fa e che, grazie ad essa, e’ da tempo in testa alle classifiche dei piu’ ricchi del mondo. Buffett invento’, ad uso della campagna elettorale del suo amico, e coccolato politico, Obama, la “regola del 30%”: era quella che doveva prevedere per i milionari un tasso minimo del 30% di tasse sul proprio patrimonio, personale o aziendale, e che servi’ egregiamente a demonizzare Mitt Romney nei comizi di Barack. “Io pago, in percentuale, meno tasse della mia segretaria”, si lamentava Buffett, apostolo dell’imposta “equa”. E Obama lo diceva ad ogni comizio. In realta’, la sua idea del 30% voleva dire far pagare agli imprenditori le tasse due volte, con la trattenuta sugli utili delle aziende in cui investono e sui redditi personali, da lavoro e finanziari (da divedendi e capital gain). Molto nobile, molto populista, ma comunque una rispettabilissima opinione.
Nel fine settimana pero', durante l’assemblea della sua conglomerata, davanti agli azionisti che hanno comprato le azioni per guadagnarci e non per fare la rivoluzione sociale, il buon Warren ha esposto la sua vera filosofia operativa: “Non paghero’ un centesimo in piu’ delle tasse individuali che devo. E faro’ tutto quello che e’ previsto dalla legge per ridurre il tasso di imposte sulla nostra Berkshire. Per esempio”, ha incalzato il guru, ”sulla energia eolica, abbiamo un sacco di crediti fiscali se costruiamo un sacco di pale per fare elettricita’ con il vento. E’ la sola ragione per costruirle. Non hanno alcun senso senza il credito fiscale”. Spudorato? Certo. Ma anche ridicolo: con tutta la sua moralita’ parolaia sulle tasse dei ricchi, l’ammissione di Buffett e’ infatti la piu’ sonante condanna della politica del suo idolo e compare, Obama. “Berkshire e i suoi azionisti miliardari hanno uno sconto fiscale e le casse federali hanno una ridotta entrata fiscale, che deve poi essere compensata alzando le tasse a milioni di altri americani che sono molto meno ammanicati con il potere rispetto al signor Buffett”, ha commentato caustico il Wall Street Journal.

Passiamo ora al Sud America, dove la fresca notizia che rattrista viene dal Cile. Mentre il regime chauvista del presidente Maduro con la sua linea socialista sta affamando il popolo e sta in piedi solo con la repressione, nel (finora) molto dinamico e libero stato sulla Costa del Pacifico la neo presidente Michelle Bachelet, vinte le elezioni alcuni mesi fa, vuole ritornare agli anni del socialismo di Allende. Il governo democratico di centro destra, succeduto al generale Pinochet (il dittatore anti-sinistra che, a differenza del dittatore rosso di Cuba, ha ceduto il potere pacificamente dopo un plebiscito), aveva creato un vero miracolo di sviluppo economico con la politica delle tasse basse e della promozione del libero mercato. Grazie all’assistenza degli economisti della Scuola di Chicago del Nobel liberista Milton Friedman che aiutarono il governo a riformare le pensioni e la macchina burocratica ed economica, il Cile, unico stato in Sud America, e’ entrato da un paio di decenni nella hit parade delle classifiche internazionali della prosperita’ e delle liberta’ economiche.

Tra le altre misure benefiche, il tasso sugli utili aziendali era stato fissato al 20%. Ora pero’ la Bachelet lo vuole alzare al 35%, riporta sul WSJ Mary Anastasia O’Grady. Cio’ affiancherebbe Santiago a Washington in vetta tra tutti i governi mondiali quanto a corporate tax. Ma non solo. La nascente stella del socialismo sudamericano intende anche cancellare una misura fiscale che era stata il vero motore della crescita cilena, ossia il rinvio del pagamento delle imposte sugli utili d’impresa, se questi utili vengono reinvestiti in nuove iniziative imprenditoriali. “Non e’ giusto che le maggiori aziende e i piu’ ricchi cileni non paghino la loro equa parte”, recita uno spot del governo Bachelet, mostrando un manager con giacca e cravatta con una valigia che trabocca di banconate. Un populismo pacchiano, e dai prevedibilissimi effetti deprimenti sulla crescita, che sembra preso di peso dalla campagna di Obama. Ma scommettiamo che Buffett non correra’ ad investire nelle imprese cilene penalizzate dal neo egualitarismo alla cilena?

di Glauco Maggi

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