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Diari d'america

Hillary Clinton e la doppia faccia su Boko Haram

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Hillary Clinton e la doppia faccia su Boko Haram

Quando era segretaria di Stato Hillary Clinton impedi’ per due anni, dal 2011, di definire “terrorista” il gruppo Bobo Haram, responsabile del ratto delle 300 bambine nigeriane cattoliche per diventare schiave, o mogli coatte di musulmani. Ora si straccia le vesti e rilascia interviste di condanna. Ma l’esistenza stessa del gruppo Bobo Haram, che vuole trasformare l’intera Nigeria del Nord in nazione islamica sotto la Sharia dimostra che i “terroristi” islamici non sono le vittime dello sfruttamento capitalista ma una forte componente di questa religione. Che ora Obama mandi i soldati in Nigeria per salvare le ragazze e’ invece la prova del cinismo di un leader che non ha principi veri ma si muove solo pensando al ritorno politico personale e di immagine. Non e’ stato serio contro gli eccidi in Siria, ha mollato la Crimea alla Russia senza battere ciglio, ha chiuso gli occhi sugli eccedi di cristiani in Nigeria per anni e sulle stragi in Sudan, ma siccome oggi le ragazze rapite sono sulle copertine dei giornali, e la “causa” appare nobile fa il bel gesto da “arrivano i nostri”. Non e’ un cambio di politica internazionale diventata neocon all’improvviso, ma un’avventura dall’esito incerto, e che non e’ parte di una vera strategia. Del resto, Obama Hussein ha sempre sminuito i pericoli insiti nella religione del suo papa’. E gli farebbe un gran bene leggere e fare tesoro, a proposito del gruppo Bobo Haram contro il quale adesso rischia una figuraccia se i soldati Usa tornano con le pive nel sacco, della ricostruzione estremamente istruttiva sulla formazione di questo gruppo proposta sul WSJ da Ayaan Hirsi Ali. E’ la somala, intellettuale, rifugiata negli Usa dopo aver ripudiato la versione violenta dell’Islam, che pure e’ stata la sua religione di nascita. La Ali predica da anni una riforma nel senso della modernita’ e del rispetto dei diritti umani tra i musulmani pacifici, a partire dalla lotta contro l’oppressione delle donne. Ecco un lungo stralcio dell’articolo uscito oggi 9 maggio.

“Il nome del gruppo Boko Haram, tradotto, significa <L’insegnamento non-islamico e’ vietato>, e la sua esistenza non e’ una aberrazione: i suoi obiettivi e i suoi metodi sono assolutamente rappresentativi”, scrive la Ali, “del comportamento di tanti gruppi terroristici islamici…. Bobo Haram crede sinceramente che e’ meglio che le ragazze siano schiavizzate piuttosto che educate… Gli uomini che fondano gruppi islamici in Africa (Somalia, Mali, Nigeria), in Asia (Afghanistan, Pakistan) e persino in Europa (Spagna, Gran Bretagna e Olanda) sono membri di comunita’ islamiche stabilite da tempo, al cui interno ci sono aderenti felici di condurre vite pacifiche. Per capire perche’ questi jihadisti fioriscono bisogna capire le dinamiche interne a queste societa’. Immaginiamo un giovane uomo arrabbiato in qualsiasi comunita’ nel mondo. Immaginiamolo che cerca di stabilire una associazione di maschi dedicati alla pratica dello Sunnah (la tradizione della Guida dal Profeta Maometto). Molta parte delle preghiere di questo giovane uomo sara’ orientata al posto giusto per le donne. Raccomandera’ che le ragazze e le adulte siano tenute nelle case e coperte dai capelli ai piedi se si avventurano fuori casa. Il giovane condannera’ il permissivismo delle societa’ occidentali. Che genere di risposta avra’? Negli Usa e in Europa qualche moderato musulmano potrebbe quietamente portarlo all’attenzione delle autorita’. Le donne potrebbero dare voce alla preoccupazione per gli attacchi alle loro liberta’. Ma in altre parti del mondo, dove la legge e l’ordine sono scarse, questi giovani uomini e il loro messaggio crescono di peso. Dove i governi sono deboli, corrotti o assenti, il messaggio di Boko Haram e’ particolarmente pressante. Non implausibilmente, i suoi aderenti possono dare la colpa della poverta’ alla corruzione del governo e offrire come antidoto la purezza dei principi del Profeta. E in questi paesi le donne sono piu’ vulnerabili e le loro opzioni sono minori. Ma perche’ il giovane animato da tanto zelo ricorre alla violenza? All’inizio, lui puo’ contare su una certa ammirazione per il suo messaggio fondamentalista all’interno della comunita’ in cui si trova a crescere. Ma poi potrebbe incontrare opposizione dai leader islamici dell’establishment che si sentono minacciati da lui. Lui persevera, perche’ la perseveranza nella Sunnah e’ una delle principali chiavi per il paradiso. Cosi’ insiste e bussa di porta in porta, e gradualmente fa proseliti. Arriva un punto in cui il suo seguito e’ numeroso tanto quanto quello dei leader della comunita’ preesistente. E’ quando lo showdown avviene, e la motivazione della <guerra sacra> improvvisamente gli appare come sensata. La storia di Boko Haram ha seguito perfettamente questa trama. Il gruppo e’ stato fondato nel 2002 da un giovane islamista di nome Mohammed Yusuf, che ha cominciato a predicare nella comunita’ islamica dello Stato di Borno nella Nigeria del Nord. Ha messo in piedi un complesso educativo, compresa una moschea e una scuola islamica. Per sette anni, famiglie per lo piu’ povere vi affluivano per sentire il suo messaggio. Ma nel 2009 il governo nigeriano ha indagato su Boko Haram e infine arrestato diversi membri, tra cui Yusuf. La repressione provoco’ violenze che lasciarono sul terreno 700 morti. Yusuf mori’ presto in prigione – il governo disse che fu ucciso mentre tentava di fuggire – ma il seme era stato piantato. Sotto la guida di un suo luogotenente, Abubakar Sheku, Boko Haram si converti’ alla jihad. Nel 2011 lancio’ il suo primo attacco terroristico nel Borno, 4 persone furono uccise e da allora la violenza e’ diventata parte integrante, se non la parte centrale, della sua missione. Il recente ratto, con altre 11 ragazze rapite domenica scorsa, allunga la litania di atti oltraggiosi, tra cui varie autobombe e lo sterminio di 59 studenti maschi nel febbraio scorso. Lunedi’ , per dimostrare il suo crescente potere, Boko Haram ha condotto un attacco di 12 ore nella citta’ di Gamboru Ngala, sparando alla folla del mercato, bruciando case e sterminando i residenti che scappavano dagli edifici in fiamme. In centinaia sono stati uccisi. Mi dicono spesso”, conclude la Ali”, che i musulmani medi rigettano con tutta l’anima l’uso della violenza e del terrore, che non condividono l’idea radicale che la cultura di un Occidente degenerato e corrotto debba essere rimpiazzata da quella islamica, e aborrono la denigrazione dei diritti basilari delle donne. Bene, e’ tempo per questi musulmani amanti della pace di fare di piu’, molto di piu’, per contrastare quelli in mezzo a loro che si impegnano in questo genere di proselitismo prima che approdi alla fase della guerra sacra. E’ anche tempo per i liberal di darsi una svegliata. Se scelgono di considerare Boko Haram come una aberrazione lo fanno a loro rischio. Il ratto di queste studentesse non e’ una tragedia isolata; il loro destino riflette una nuova ondata di jihadismo che si estende ben oltre la Nigeria ed e’ una minaccia mortale ai diritti delle donne e delle ragazze”.
Hirsi Ali, ricordiamolo, e’ quella stessa scrittrice a cui la Brandeis University aveva deciso di dare una laurea onorifica qualche settimana fa, ma che poi l’ha ritirata su istigazione della Organizzazione Islamica Americana CARE. No, i liberal Usa nelle universita’ dormono di grosso, e non danno segno di svegliarsi se si tratta di ingaggiare una seria battaglia culturale con il mondo musulmano.
Qualche lodevole eccezione per la verita’ ogni tanto si registra, nel mondo dello spettacolo, per lo piu’ se e’ in ballo il trattamento degli omosessuali. A Hollywood, attori e clienti bene stanno in questi giorni boicottando, inscenando proteste, il celebre albergo delle stars dove Elizabeth Taylor si e’ sposata sei volte, il Beverly Hills Hotel. L’albergo e’ parte della catena Dorchester Collection che appartiene al sultano di Brunei, staterello islamico che, governato sotto la Sharia, ha introdotto nuove dure leggi contro l’omosessualita’ e l’adulterio, compresa l’esecuzione per lapidazione.

di Glauco Maggi

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