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Il Segreto di fare ascolti con una vecchia telenovela

Perchè una soap all'apparenza terribile funziona

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Il Segreto di fare ascolti con una vecchia telenovela

“Non state bene, nonno, nel vostro cadaverico aspetto?” chiede il nipote Hipòlito, al fantasma dell’avo. “Ma no, è solo la secchezza del loculo…”, risponde il parente, con la testa fasciata longitudinalmente con un fazzoletto, tipo Totò nel film 47 morto che parla, prima di evaporare tra gli anfratti della vecchia drogheria. Oltre che della trama.
E’ osservando questo dialogo, molto gotico e ironico, tra lo spettro di un nonno e il di lui nipote preoccupato per una maledizione di cui mi sfugge l’origine, che mi sono reso conto dell’appeal quasi ipnotico de Il segreto (Canale 5 da lunedì a venerdi ore 16.20 e dal lunedì alla domenica ore 19.40 su Rete 4) anche per uno spettatore –come il sottoscritto- che considera le telenovelas il virus Ebola della tivvù. Il segreto ovvero El secreto de Puente Viejo , all’apparenza era soltanto una delle terribili soap spagnole importate da Antena 3 per una manciata di riso, da piazzare nei buchi di palinsesto di un network piagato dall’auterity. Invece, le vicende di Pepa Balmes che –secondo la sinossi- viene “cacciata di casa per un peccato d'amore in quanto amante del suo padrone Carlos Castro, con cui ebbe un figlio di nome Martín che le fu strappato appena nato si stabilisce nel villaggio di Puente Viejo, dove viene assunta come levatrice dalla ricca nobildonna Francisca Montenegro madre di Soledad e Trístán un giovane bello, umile e gentile di qui Pepa s'innamora, che è però sposato con Angustias”; bè, stanno facendo proseliti in ogni fascia oraria, e tra spettatori insospettabili: studenti, professionisti, critici tv che non sfioravano una telenovela dai tempi di Ciranda de pedra (ed erano gli anni ’80!). Il segreto ha toccato anche 2.8 milioni di telespettatori, share del 20.58%. Onestamente, la cosa m’appariva inspiegabile. Anche perché Il segreto è ambientato nella Spagna rurale di fine ‘800. In Spagna, neanche in Brasile. E il plot è il solito: un grande amore contrastato, la famiglia ricca del cattivo di turno (la madre di Tristan) che s’oppone, casini e intrighi inenarrabili. Personaggi improbabili: Olmo, Soledad, Emilia la cameriera, l'ispettore Zamalloa, la signora Mirañar che dice al marito: “Prendi qualcosa Pedro?”, che ricorda in modo impressionante una vecchia gag di Anna Marchesini. Roba, all’apparenza, da casalinghe disperate
Eppure, se ve ne sorbite due puntate ne rimane incollati. Naturalmente per giustificarmi con me stesso, io ho citato Flaubert, Maupassant, Sue e la tradizione del feuilleton, e ho cercato di smettere dopo il primo episodio . A Mediaset, quando hanno azzardato la prima serata non ci credevano, oggi stappano champagne.

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