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Dopo l'exploit di Berlusconi a Servizio Pubblico

Il partito del limbo e il Don Giovanni

E' all'altezza il PdL?

Nazzareno Carusi

Nazzareno Carusi

Pianista, nato a Celano, vive a Ravenna per amore. Ha suonato in tutto il mondo e il Washington Post ha recensito un suo concerto come “una serata d'arte mozzafiato”. Fra le istituzioni che lo hanno ospitato ci sono anche il Teatro alla Scala di Milano, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Colon di Buenos Aires, il Toronto Centre for the Arts, la Brahms Gesellschaft di Amburgo, la Toyo Hall di Tokyo e la Federation Hall di Melbourne. I suoi dischi sono pubblicati dalla Emi. (foto by Daniele Cipriani)
Il partito del limbo e il Don Giovanni

di Nazzareno Carusi   Angelino Alfano mi sembra il Don Ottavio che Massimo Mila (Lettura del Don Giovanni di Mozart, Einaudi), citando Pierre Jean Jouve, dipinse a perfezione anche come “il ritratto dell'impotenza, in antitesi con la qualità d'uomo d'azione di Don Giovanni”; aggiungendo, con Frédéric Breydert, che “pochi ascoltatori sfuggono a un senso d'imbarazzo quando il rispettabile gentiluomo entra in scena e canta le sue arie”. Mi spiego? 

Sicché, mentre guardavo il Don Berlusca da Santoro, ho twittato a Don Alfano che Silvio “è un genio, lui. Peccato la palla al piede che siete praticamente quasi tutti voi". Che impressione, a Servizio Pubblico: gesti, parole, scazzi, sorrisi e perfino svarioni e siparietti, tutto asfaltava tutti e faceva inarrestabilmente ascolto. Quindi, forse, voti. L'invito al pubblico, ormai sui titoli di coda, a non farsi "infinocchiare da sti qua", è stato da manuale del talk show; e va detto che quando Silvio ha chiesto a Michè se avesse fatto l’università o le serali, ha reso inesorabilmente plastico che le due bionde Innocenzi e Costamagna, paràteglisi davanti come due mastine da paura, l’avevano invece, semplicemente, ingrifatissimo. Come la Gruber di due sere prima, icona della nipote bona del cancelliere Bismarck: altro che la Merkel. 

Don Silvio Berlusconi su La7 ha realizzato la più lucida, geniale e folle prova che il PdL non esiste e lui, davvero, non si sa perché continui a circondarsi di tanta inettitudine. Se fossi Angelino Jolie (copyright di Dagospia), mi darei velocemente all’ittica. Ittica, proprio ittica, neanche ippica: perché pescare in riva a un fiume è molto meno complicato di trottare. Berlu ha dimostrato, al di là di ogni bene e male, che il partito è lui e il problema suo più grande sono i pidiellini, praticamente quasi tutti, che arrivano loro e gli elettori sgombrano. Quindi riflettano, in queste ore di chiusura delle liste, mentre si fanno e sfanno carriere, posti, peoni e strapuntini. Come ha detto benissimo Belpietro su Bersani, “la scelta dei candidati sembra fatta più per confondere le idee che per chiarirle”. Lo stesso vale per il PdL, così il nostro porco e amatissimo paese rischia di ciucciarsi ancora centinaia d’oscenità assortite. 

 Prendete la mia Terra, l’Abruzzo. Anche là il PdL-Partito del Limbo sta listando, e i nomi che ballano fanno più ridere che moccolare. Secondo voi lo capiranno, Denis Verdini a Roma e Filippo Piccone, coordinatore all’Aquila, che le facce hanno da essere non solo nuove ma illuminate, coraggiose, oneste e (soprattutto) vive? Io ne dubito alla grande. Nel frattempo, però, anche spero. In Nazario Pagano, per esempio, presidente del consiglio regionale. È un amico, certo, e allora? A patto di essere sinceri, proprio degli amici si possono testimoniare le migliori qualità e Nazario è un liberale vero, luminoso e a schiena dritta. Punto. Berlusconi, con tutta l’energia atomica che ha, se il PdL continua come fino a oggi (per dire, a Domenica Live, rispondendo a un'ottima domanda di Brachino, ha detto che "erano in tanti, anche dalle mie parti, ad avermi sconsigliato di andare nella fossa dei leoni"), non riuscirà per altro troppo tempo a salvarlo dai Don Ottavi a zonzo per Via dell'Umiltà. 

È l’ultimo giro. Spero mi diano retta.

(pubblicato su Libero il 15 gennaio 2013)

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