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Artwork musicale

Biagio va adagio, per questo arriva tardi

Il cantautore "gattinista", idolo dei franchising, scopre gli occhiali

Ancora una volta Biagio ci sorprende per la sua mimesi tardiva nelle scelte non solo musicali, ma anche figurative. Per l'ultimo Natale qualcuno deve avergli regalato un cd di Björk e lui vi ha trovato ispirazione per rinnovare la sua immagine.

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Biagio va adagio, per questo arriva tardi

Ancora una volta Biagio ci sorprende per la sua mimesi tardiva nelle scelte non solo musicali, ma anche figurative. Per l'ultimo Natale qualcuno deve avergli regalato un cd di Björk e lui vi ha trovato ispirazione per rinnovare la sua immagine.

Ci furono molti pittori sassoni del tardo XIV secolo che cercarono, dopo decenni, di emulare la grazia sospesa nei volti dipinti da Duccio di Buoninsegna. Produssero solo angeli squadrati, vagamente deformi, più simili ai nani cattivi delle saghe nordiche che agli abitanti dei cieli.

Ci ripenso guardando la copertina dell’ultimo cd di Biagio Antonacci, l’idolo di tante signorine che lo ascoltano sulle radio mainstream diffuse nei franchising di mutande. Antonacci è destinato ad arrivare dopo, come i pittori sassoni. E lo conferma anche nell’artwork del suo lavoro più recente, L’amore comporta, in cui si presenta con occhialoni dalla montatura pesante e una fissità dello sguardo che ricordano simili scelte fatte da Andrew Fletcher dei Depeche Mode e dalla Björk di Selma’s Songs. Molti, molti anni fa.

Antonacci perde sempre il tram. E quando arriva il successivo, il resto del mondo è già arrivato al capolinea. Nel frattempo inganna l’attesa scrivendo musica mediocre premiata da un pubblico mediocre. Secondo l'eterna regola del best-seller letterario, cinematografico, musicale: tra l’artista di grande successo e il suo pubblico non c’è differenza, entrambi uniti nella stessa depressione culturale.

I testi di Antonacci non raccontano niente. Ci sono canzoni italiane i cui testi sono vere novelle ottimamente svolte e compiute. Molte di quelle di Max Pezzali. Ci penserò domani dei Pooh. Parecchie di Vasco. Antonacci è un narratore dislalico e traballante esattamente come la sintassi degli sms scritti dal suo pubblico: «Se io, fossi stato un po’ meno distante / un po' meno orgoglioso, un po' meno che / se lei fosse stata un po' meno gelosa / un po' meno nervosa / un po' meno eh / ma se io, se lei se io, se lei / ma se noi avessimo dato all'amore» (Se io, se lei). Versi senza contenuto, senza una fine. Ma è un non-finito ben diverso da quello degli abbozzi di Rosso (Medardo) e degli ehh… aahh… che non-chiudono i versi di Rossi (Vasco).

È una incapacità di scrittura in cui però la ragazzetta che diteggia errori sulla tastiera dello smartphone riconosce la stessa limitata scolarità umanistica. Antonacci è geometra. Certo, anche Gadda era ingegnere, ma era un’altra cosa. La stessa ragazzetta crede che il valore poetico di un testo stia tutto nella frase autocelebrativa («Resta il fatto che devo inventarmi quando non ci sei») condita da un termine inatteso, che va oltre il tecnicismo montaliano («i miei sogni sbattono nei tuoi»). Antonacci condivide questa convinzione, come dimostrano i due esempi tratti da Vicky Love. Per non parlare del titolo dell’ultimo cd, L’amore comporta, col in verbo sospeso in attesa di un complemento oggetto perché così fa più “poesia”.

Ma è il ritardo la cifra stilistica peculiare di Antonacci. In Sognami (2007) il tango elettronico ha impiegato cinque anni per arrivare dal GoTan Project a Rozzano. Peggio ancora il caso del 2012 di Non vivo più senza te, celebrazione salentina fuori tempo massimo, con ben diciotto anni di ritardo dal primo film con cui il mai troppo vituperato Winspeare ha iniziato a massacrarci con pizziche e tarante.

E adesso ecco apparire gli occhialoni tardivi. Voglia di intellettualismo? Magari è solo presbiopia.

 

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Tommaso Labranca

Tommaso Labranca

Tommaso Labranca ha pubblicato diversi libri, ha collaborato con tv e radio, scritto per alcune testate anche se adesso lo fa solo per Libero. Non trascorre i weekend nelle città medievali, non si mette in coda per visitare le grandi mostre, ha un’avversione per l’impressionismo e per i poster con i Girasoli di Van Gogh: il curriculum ideale per curare un blog sull’arte

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