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Il fallimento

Obama e Michelle, la coppia "nera" che dimentica gli afroamericani

La coppia da copertina non ha ancora affrontato la piaga delle comunità dei ghetti

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama e Michelle

Obama, il primo presidente nero, e sua moglie Michelle, la prima First Lady nera, non hanno finora dato il minimo contributo di avanzamento della società americana sul terreno che doveva essere squisitamente loro: la promozione umana e il miglioramento sociale del 12% della popolazione afro-americana, che per il 96% li ha rivoluti alla Casa Bianca il novembre scorso. Obama ha preferito spingere sui tasti della trasformazione “socialista” del paese per tutti, imponendo una riforma statalista della salute che porterà alle stelle i costi federali e aumenterà le tasse. Michelle si è impegnata nella campagna contro l’obesità infantile, che riguarda sia i bianchi sia i neri, fino a inventarsi “dietologa in capo” e a dettare i menù delle scuole pubbliche. 

Coppia da copertina, con il contorno di due splendide figlie che sembrano fatte apposta per reclamizzare le virtù della famiglia, il presidente e la consorte si sono ben guardati, finora, dall’affrontare il dramma che è la vera piaga delle comunità dei ghetti di tutte le città, grandi e piccole: il tasso di bambini nati fuori dal matrimonio, lo sfascio sociale che si porta dietro, lo scandalo della diffusione della irresponsabilità dei padri, lo scadimento morale delle mamme-bambine che vivono di welfare. Purtroppo c’era da aspettarsi questa latitanza, visto che Barack è diventato senatore e poi presidente in groppa alla propaganda contro la discriminazione razziale. Da “attivista di quartiere” nella Chicago delle bande e dei poveri, l’ultima sua “professione” che si conosca, Obama non ha prodotto alcun avanzamento reale nelle condizioni di vita della sua zona di militanza: i morti per violenze, il degrado dei quartieri, il tasso di occupazione e di educazione nei distretti dove ha fatto politica locale non hanno visto alcun miglioramento di quelle comunità. Lui le frequentava per avere i voti, del resto. Perché dire le cose giuste e dure (Studiate! Lavorate! Fate famiglia!) a un pubblico drogato dal welfare? Perché mettere di fronte alla realtà di una società difficile, ma aperta a chi vuole crescere bene a scuola e sul lavoro,  chi preferiva crogiolarsi nel vittimismo, nella condizione di “discriminati dai bianchi” sempre e comunque, anche mezzo secolo dopo il passaggio delle leggi sui diritti civili? Così, oggi, Chicago fa più morti che la guerra in Afghanistan. 

Dalla Casa Bianca, Obama ha fatto lo stesso. Non una parola sul vero flagello che è al cuore della “questione nera americana”. Prendiamo le cifre di New York, che sono un campione medio del disastro. Il 70% dei neonati nel Bronx nasce da una madre non sposata, e da un babbo che non vedrà mai, o quasi. Le cifre dello Stato di New York, relative al 2010, dicono che su 22386 nascite, 15539 sono avvenute fuori dal matrimonio. Più di 2100 con una mamma dai 15 ai 19 anni. A livello nazionale, le statistiche confermano che il 73% dei bimbi neri sono nati da madre single.  Il sindaco Bloomberg, qualche mese fa, disse al giornalista Michael Goodwin, che l’ha riportato sul New York Post il 13 gennaio, “si sa che è un tema che non possiamo toccare”, alludendo alla implicazioni razziali. A tanta correttezza politica è arrivata l’America da escludere dal tavolo dei problemi più gravi una sciagura sociale con cifre che parlano da sé. Ora pare, però, che l’amministrazione di Bloomberg, che lascerà la carica a novembre e non ha problemi di rielezione, abbia avuto un sussulto e sia intenzionata a intervenire con una campagna di propaganda aggressiva sul tema spinoso delle non-famiglie. 

Forse il sindaco non vuole essere ricordato solo per essere quello che ha vietato il sale nei ristoranti e ha limitato le dimensioni delle lattine di bibite gasate, ma per qualcosa di più nobile: l’emancipazione di una bella fetta di gente dall’autoghettizzazione socio-culturale in cui è sprofondata, cullata e blandita dai politici democratici che ne hanno fatto una fedele riserva di voti. Robert Doar, assessore del Dipartimento delle Risorse Umane della Municipalità, sta preparando una campagna contro le nascite fuori del matrimonio. “Le università, gli enti religiosi, i media e i leaders delle comunità nera e ispanica si sono rifiutati di aggredire il problema”, ha detto, e tra chi ha fallito Doar ha citato Obama. “La sua famiglia rappresenta un grande esempio, ma lui ha detto poco o niente e praticamente mai ha rivolto il suo occhio ipercritico su questa importante questione. E’ molto bravo a descrivere i limiti, i fallimenti e le ipocrisie dell’America. Ma non questa”. 

Ora che i neri non gli servono più, Obama potrebbe in teoria anche prenderli di petto, e indicare la via seria dell’emancipazione individuale, non sovvenzionata, degli afroamericani come lui. Ma è la sua ideologia, basata sulla discriminazione di classe e di razza come peccato dal quale l’America non si è redenta e non si ripulirà mai, a impedirgli di fare il passo. 

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Commenti all'articolo

  • KUPINO

    17 Gennaio 2013 - 09:09

    Non ne sono convinto. La riforma sanitaria, se ben applicata, andrà incontro proprio a quella fascia di popolazione di cui la maggioranza degli afroamericani fanno parte

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