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Diari d'america

Ecco come Uber fa affari in America...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Ecco come Uber fa affari in America...

Uber, che e’ diventato un caso politico in Italia, in America e’ in trattative con diversi manager di fondi d‘investimento vogliosi di finanziarne l’attivita’. Il prezzo delle nuove partecipazioni potrebbe portare la valutazione della start up, cinque anni dopo la sua fondazione ad opera dell’allora 32enne Travis Kalanick, a oltre 12 miliardi di dollari. Per intendersi, al livello della capitalizzazione della Hertz Global Holdings, la celebre e quotata compagnia di auto in affitto, e al doppio della concorrente , anch’essa quotata e non meno nota, Avis Budget Group. Lo riferisce il Wall Street Journal non nelle pagine “politiche” ma nella sua sezione “tecnologia” di oggi, 23 maggio. Le indiscrezioni parlano di un interesse per la Uber Inc del colosso mondiale dei fondi comuni BlackRock, con tanti clienti pure in Italia, e delle societa’ di private equity General Atlatic e Technology Crossover Ventures.


L’azienda di servizi di trasporto urbano alternativa ai taxi si basa, per il suo servizio piu’ popolare a meno costoso per la clientela, su una rete di cittadini con auto e patente che si mettono a disposizione di Uber, per il tempo- i giorni e le ore - che liberamente scelgono. L’applicazione digitale studiata da Uber consente ai clienti di localizzare le auto piu’ vicine, di chiamarle e di utilizzarle per i propri spostamenti. La societa’ e’ operativa in 100 citta di 36 paesi al mondo, e il suo potenziale di crescita e’ cosi’ promettente da aver gia’ raccolto 300 milioni da Google Ventures, da Benchmark, e dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, da poco padrone del Washington Post. Mentre l’attivita’ di Uber e’ ormai un dato di fatto, per esempio, a San Francisco, New York e Hong Kong, trattative sono ancora in corso per operare a Las Vegas e a Miami. In alcune citta’ o stati, come il Connecticut, le organizzazioni di Taxi e Limousine hanno portato Uber in tribunale perche’ violerebbe le regole locali sull’esercizio del servizio. Ma la forza dell’idea, che sta radicandosi semplicemente perche’ piace ai clienti, sommata al vento tecnologico che la sospinge e che attira tanti investitori, ha disegnato una traiettoria non piu’ arginabile. Nel futuro del visionario Kalanick c’e’ l’estensione al ramo commerciale, con l’obiettivo di diventare un network di logistica in grado di far viaggiare beni e servizi, non solo persone private.
Uber e’ della stessa nuova generazione di start up che ha prodotto Airbnb Inc, che i turisti italiani che vengono a New York conoscono e apprezzano: e’ la societa’ che organizza, ovviamente su Internet, l’affitto di camere nelle case dei cittadini di New York che hanno uno spazio disponibile e lo mettono a disposizione per brevi periodi, anche di pochi giorni. In aprile, quando ha ricevuto 450 milioni di finanziamenti dalla societa’ di private equity TPG, e’ stata valutata 10 miliardi.
Le autorita’ locali, in questo caso, stanno reagendo con misure che puntano a due obiettivi: far pagare le tasse sui guadagni di chi affitta, e far rispettare certe norme tipiche della ospitalita’ negli alberghi, i “concorrenti”.


La realta’ e’ che l’innovazione introdotta da Internet e dagli strumenti mobili di comunicazione ha creato un contesto sociale che ha gia’ una definizione, la “shared economy”, la “economia condivisa”. In un mondo di risorse limitate, prendere coscienza del fatto di possedere “fattori” economicamente validi ma sottoutilizzati, come l’auto privata ferma nel box, il proprio tempo libero impiegabile produttivamente, o qualche camera vuota nel proprio appartamento, e’ una miniera che l’high tech digitale, grazie alla capacita’ di offrire immagazzinamenti di dati impensabili un tempo, ha iniziato a scavare con gusto, e con tangibile successo. Le innovazioni tecnologiche hanno sempre creato “rivoluzioni” in tutti i settori industriali, in un processo di crescente partecipazione del pubblico nella spartizione dei benefici. A chi fatica a trovare un taxi fa comodo se Uber, o il suo concorrente nazionale Lift, subentra con un “passaggio” a costo minore, o con un servizio di migliore qualita’. Ieri l’altro un amico italiano di passaggio a New York, alla domanda mia “qual e’ il tuo albergo?”, mi ha risposto con la massima naturalezza “in una casa di Harlem, 100 dollari a notte, trovata con Airbnb”. E oggi ci sono notizie a cui si accede “gratis”, come sta facendo chi legge quest’articolo. Che e’ ben lieto di farlo, anche se e’ noto che l’avvento della editoria digitale ha provocato crisi nei giornali cartacei e problemi occupazionali e salariali seri per i giornalisti. La marcia della innovazione deve sempre farsi strada attraverso le regolamentazioni e le licenze che cercano di mantenere lo status quo antecedente. Quando in gioco ci sono interessi corporativi messi a rischio dalla novita’, e’ umana, ovvia, legittima, comprensibilissima, la autodifesa legale di chi si ritiene colpito. Anche con il soccorso dei politici a caccia di voti. Chi protesta, pero’, non dica che lo fa per difendere gli interessi dei consumatori, o addirittura della societa’. Le leggi sono fatte per essere adeguate via via alle condizioni reali che si creano con le nuove invenzioni, e non esiste nessun miglior difensore di se stesso del consumatore individuale.


di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • katia.perini

    20 Febbraio 2015 - 11:11

    Non serve a niente uber cosa hanno intenzione di fare questi politici del cavolo!!! Io prendo il taxi ogni giorno e posso dire che è un servizio eccezionale!!queste multinazionali vogliono rovinare il mondo un questo caso togliendo lavoro a 60. 000 tassisti

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