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Le elezioni viste dagli Usa: "In Europa rischio fascismo e nazismo"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Le elezioni viste dagli Usa: "In Europa rischio fascismo e nazismo"

Sarà perché le ultime due volte in cui gli europei sono arrivati alle mani nel secolo scorso gli americani hanno dovuto, più o meno riluttanti, attraversare l’oceano per mettere in ordine il caos scoppiato nel Vecchio Continente, pagando tributi non lievi in vite e dollari. Ma, cosa rara, il fatto è che la lettura del voto per il parlamento di Bruxelles è comune da destra e da sinistra, qui, ed enfatizza una sola interpretazione: il rischio di una guerra provocata dai risorgenti nazionalismi, fascismi e neonazismi.

Prendiamo il Wall Street Journal e il New York Times come "voci" dei due fronti politici interni, citando titoli e passaggi significativi degli articoli usciti oggi martedì 27, a commento dei risultati definitivi. "I fantasmi dell’Europa", titola Bret Stephens sul WSJ, assegnando la prima colpa "all'elettorato francese… con un voto su quattro espresso per il Fronte Nazionale", il cui fondatore Jean Marie Le Pen, la settimana scorsa, ha detto che "una epidemia del virus Ebola in Africa potrebbe risolvere il problema dell’immigrazione in Europa in tre mesi". La figlia Marine, che "passa per la faccia più morbida del partito del babbo", era appena andata a Mosca criticando la UE per aver dichiarato la "guerra fredda" a Putin. Il quale, per lei, è "un patriota che difende la sovranità del suo popolo e protegge i valori della civiltà europea". Ma "il Cremlino ha pure fatto aperture al partito Jobbik in Ungheria, che ha preso il 15% dei voti, come alla greca Alba Dorata, che ha avuto il 9,4%. Questi partiti non sono neofascisti nel modello di Mussolini", scrive Stephens. "Sono neo-Nazisti". "Un decennio fa", continua il WSJ, "era saggezza convenzionale osservare che l'Europa era diventata un'area di pace perpetua, un agente del potere soffice e della legge internazionale, la Venere contro il Marte americano. Ma la storia sta tornando indietro in Europa", e non si può essere esitanti sul fatto "che il fascismo non è più solo un pezzo del passato dell'Europa ma anche una realistica possibilità per il suo futuro".

Anche Gerald Seib, sempre sul WSJ, lancia lo stesso allarme: "La salita del nazionalismo pone una minaccia alla stabilità" è il titolo della sua analisi che si apre con un inquietante dilemma: "L'Islam estremo è stato il flagello globale del passato decennio. Sarà l’estremo nazionalismo il flagello del prossimo? Comincia a sembrare così. In Russia, in Europa e in Asia i movimenti e i politici nazionalisti sono in crescita, rivitalizzando rivalità etniche vecchie di decenni… La più recente illustrazione di ciò è venuta nel week end, quando i partiti nazionalisti contrari all'integrazione europea hanno fatto drammatici avanzamenti nelle elezioni per il parlamento europeo".

Andrew Higgins, sulla prima pagina del New York Times sotto il titolo "La crescita del populismo nel voto europeo scuote i leaders - Un dubbio doloroso è stato inferto sull'ordine politico", scrive che "una arrabbiata eruzione di insurrezione populista nelle elezioni europee si propaga nel continente, terrorizzando l'establishment politico e rimettendo in discussione le stesse istituzioni e gli assunti al cuore dell'ordine in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale". Sono stati eletti "dozzine di xenofobi, razzisti e anche neonazisti", e anche se i "nuovi venuti non hanno vinto abbastanza seggi da dominare l'assemblea (...) il successo degli insorti ha non di meno ribaltato una credenza un tempo immutabile, le cui fondamenta sono nel Trattato di Roma del 1957, che l'Europa si stia muovendo, in modo intermittente ma inevitabile, verso una un'unione sempre più stretta". Gli eventi di queste ore in Ucraina, con la notizia di centinaia di morti in scontri di strada nella provincia della parte orientale a maggioranza etnica russa, sono la più tragica avvisaglia di una disgregazione violenta già in corso nella periferia dell'Europa. E non è un paradosso che domenica gli ucraini abbiano votato pure loro per il proprio futuro e abbiano scelto come presidente, a larghissima maggioranza, un candidato filo occidentale. Dopo che Putin ha annesso la Crimea e fomentato i separatisti nazionalisti filorussi, al confine estremo dell'Europa stiamo assistendo ad una terribile escalation: la conflittualità nazional-etnica all'interno di una stessa nazione ha già il colore rosso del sangue.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

 

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