Cerca

Atenei americani

L'ultima crociata dei sinistri: la censura postuma dei libri

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'ultima crociata dei sinistri: la censura postuma dei libri

E’ l’ultima frontiera della correttezza politica nelle universita’ e aggredisce niente di meno che l’intera letteratura mondiale, del passato e del presente, sottoponendola a “censura postuma” contro i messaggi giudicati sconvenienti, da bocciare, a giudizio degli autoproclamati sacerdoti liberal della morale e della cultura. La novita’ si chiama “trigger warning” (avvertimento – warning- agli studenti che nel libro che stanno per leggere c’e’ qualcosa che puo’ far scattare –trigger- un turbamento nella loro coscienza”). Naturalmente sono anche definite le categorie “a rischio” da proteggere, e sono le “solite note”, quelle che la sinistra ha adottato per l’eternita’ quali riserve di voti, e di pregiudizi: gli afro-americani, le donne, i palestinesi…

A organizzare nero su bianco la crociata per la tutela delle menti “impressionabili” da contenuti offensivi e scomodi ha pensato tra le prime la Universita’ della California di Santa Barbara, il cui “governo studentesco” interno ha richiesto che tutti i testi abbiano specifici “allarmi”. Poi e’ stata la volta dell’ Ufficio delle Preoccupazioni (esiste davvero, esempio di burocrazia che cresce come un tumore e poi deve giustificare la propria esistenza) dell’ Oberlin College, che ha paro paro consigliato ai professori di non utilizzare testi che potrebbero essere interpretato come sessisti, o razzisti, o che incitano alla violenza.

In un gustoso, e amaro, articolo nelle pagine dei commenti del WSJ, Joseph Epstein, esperto di educazione e letteratura elenca le aberrazioni che possono nascere da simili iniziative. Bisogna impedire agli studenti ebrei di leggere “il Mercante di Venezia”, perche’ e’ incentrato sulla figura dell’usuraio ebreo Shylock e potrebbe turbarli? Che dire di “Huckleberry Finn”? Va vietato agli afro-americani perche’ si usa la parola negro abbondantemente? E ai pacifisti che trepidano contro ogni intervento militare che effetto potranno mai fare i classici di Tolstoy sulla guerra, per non parlare dell’Iliade di Omero? Il nuovo minculpop della sinistra americana, come estrema conseguenza di questa deviazione, dovrebbe gettare al macero i classici che hanno formato generazioni di intelletti sani e indipendenti.

Che li hanno stimolati al dibattito critico, alle distinzioni di bene e di male, alla formazione di opinioni libere nel crogiuolo delle posizioni controverse. Che sono degne di essere lette e dibattute proprio in forza della loro carica provocatoria, faziosa, partigiana. Con il “trigger warning” si pone invece un’altra mattonella del muro ideologico politicamente corretto, destinato si spera ad essere sepolto da una risata. Ma come puo’ venire in mente di censurare, per dire, la Divina Commedia perche’ e’ la “celebrazione dei peccatori” e potrebbe far male alla sensibilita’ di un cattolico. Oppure a quella di un ateo visto che si ambiente nel paradiso, nel purgatorio e nell’inferno?

L’intento dei puristi liberal e’ di sostituire alla liberta’ di giudizio dei singoli individui di fronte ad ogni questione – dalla educazione alla salute - la propria soluzione tecnica, pubblica e dirigista, “socialmente giusta” perche’ piace a loro, di fronte ad ogni problematica, ad ogni complessita’. Anche calpestando l’arte letteraria. E soprattutto umiliando i cervelli degli studenti che non sarebbero in grado di sopportare e vagliare criticamente frasi e idee diverse dalle loro.

Nella loro crociata, i sinistri al potere negli atenei non avvertono piu’ , da anni, neppure il puzzo della intransigenza e della censura vera e propria. Anzi, costruiscono “involucri” culturali dove allevare e alimentare filoni di “pensiero unico” eretti ad altrettanti dogma. Non esiste oggi universita’ che, mezzo secolo dopo la esaltante vittoria dei propugnatori dei diritti civili negli Anni Sessanta (in Congresso la percentuale dei voti repubblicani a favore fu piu’ alta di quella dei democratici) non abbia creato il Dipartimento per gli ‘studi afro-americani’. O quello sugli ‘studi di genere’ per tenere ancorata alla visione femminista di una generazione o due fa l’evoluzione tangibilissima delle donne del terzo millennio: che nei colleges, dicono le statistiche, sono da tempo piu’ numerose e piu’ brave dei maschi.

E’ la nuova incultura che premia il conformismo, e va ovviamente di pari passo con le degenerazioni che hanno fatto cronaca recentemente. L’universita’ americana, quest’anno, si era infatti gia’ segnalata per vari episodi di intolleranza. Un rettore e il suo consiglio di facolta’ invitano alla fine dei corsi una personalita’ con riconosciuti meriti intellettuali e di esperienza a fare un discorso ai laureati sul loro futuro da adulti (il “commencement” )? Se il nome non piace ai gruppi minoritari di ultra sinistra, filo islamici, antiebrei, antirepubblicani, anticapitalisti basta che facciano qualche sit-in di protesta o raccolgano qualche firma e l’invito viene ritirato. Come e’ successo con Ayan Hirshi Ali, la scrittrice etiope che si batte contro l’Islam oppressivo cui e’ stata ritirata la laurea ad honorem alla Brandeis. Oppure e’ l’invitata stessa deve rinunciare ad andare per la minaccia di disordini: vedi Condi Rice, ex segretaria di stato con Bush e Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale. Ma dai Dipartimenti degli “studi di genere” non e’ stata sollevata alcuna obiezione in questi casi. Anche se si trattava di tre donne. E che donne.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog