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Complimenti per la trasmissione

"Riusciranno i nostri eroi" a inventarsi qualcosa di originale?

La nuova prima serata di Raiuno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Giusti tra Finocchiaro e Chiatti

ll titolo, personalmente, evoca una sottovalutata commedia di Ettore Scola del ’68 Riusciranno i nostri eroi (a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?) con Alberto Sordi, ispirata ad una storia di Topolino.
Ma è solo un’assonanza. A parte studio e scenografia da fumetto, Max Giusti col faccione quadro e l’umorismo ingovernabile non ha nulla di Sordi. Anzi, alcune sue battute meriterebbero il capestro, tipo quella sulle elezioni: «In Italia i governi cambiano come i fidanzati della Canalis. V’immaginate un governo Bobo Vieri col programma Forza Gnocca?...». Ecco: abbandonare Giusti ai monologhi basterebbe per affossare Riusciranno i nostri eroi (Raiuno venerdì, 21.10) show “nuovo” ispirato al glorioso varità del sabato sera. É un classico: quando gli autori sono sfiatati, la Sipra incombe e il pubblico invecchiato dà un’idea di rincogliomento, Raiuno s’aggrappa al “glorioso varietà”. Ma, a parte il genio Fiorello, non è più cosa. Sicchè si può inserire tutta l’allegria di Enrico Brignano («Mio padre non era un uomo di poche parole, era un uomo di suoni...»); si possono richiamare in servizio autorevoli evergreen come la Mannoia che omaggia Paolo Conte; si possono farcire tutti gli interstizi con le solite parodie di Malgioglio o di Don Matteo che attraversa il palco in bici, parla come Mal dei Primitives e affoga nel nonsense: «Chi dice donna dice Capodanno», « non leggere quei giornaletti sennò diventi come quell’animaletto...geko!». Capestro, ribadiamo. Ecco, si può fare tutto. Anche ascolto. Però, diamine, ci vorrebbe un po’ di coraggio; almeno in Tale e Quale c’è la minima traccia di una formula nuova, l’eco d’un’originalità...
Riusciranno i nostri eroi non è orrendo; ma rubacchia qua e là. Il fatto che -complice il nuovo direttore di rete Giancarlo Leone, che fu ottimo a Rai Cinema- vengano arruolati anche gli attori e gli sceneggiatori del grande schermo, poi, è un’arma a doppio taglio. Ci possono essere piacevoli sorprese come Donatella Finocchiaro che arriva a cantare «Com’è bella la tv...» parafrasando Gaber; o stridori di conduzione come Laura Chiatti che giustamente dice: «I tempi della tv sono diversi dal cinema. Nessuno prima  mi aveva dato tutta questa fiducia..». Ci sarà stato un motivo...

 


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Commenti all'articolo

  • juancarlos

    18 Gennaio 2013 - 16:04

    Io credo che il programma prenda il volo, specie con gli ospiti di stasera: Max Tortora, Salemme, Rocco Papaleo, Favino e Chiara di X Factor. Credo che siano ospiti di tutto rispetto e che possano far accrescere il valore già alto del programma.

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