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Premio Strega

L'ultima trovata: copiare da sé stessi

Il premio Strega sempre meno credibile. E il concorrente Antonio Scurati presenta un romanzo che in parte ricalca quello di cinque anni fa

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi è nato a Biella nel 1964. Ha pubblicato "Avere trent'anni e vivere con la mamma" (Bietti, 1997), "Uomini addosso" (ES, 1999), "Il mio principe azzurro" (ES, 2001, con Igor Sibaldi), "La repubblica delle marchette" (Stampa alternativa 2004, con Sabrina Giannini), "La cura dei sogni" (Salani, 2006), "Per sempre vostro" (Salani, 2009), "Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti, 2012). Ha scritto per riviste e quotidiani, fra questi ultimi "Il Foglio". "Il Giornale" e, dal marzo 2010, "Libero". Lavora anche come traduttore letterario.
L'ultima trovata: copiare da sé stessi

Che cosa non si farebbe per far parlare di sé. E’ appena stata annunciata la cinquina dei finalisti dell’ormai esausto e sfiancante Premio Strega, e già ci troviamo in piena farsa. Per la cronaca, i cinque finalisti del premio più truccato dell’editoria italiana sono Giuseppe Catozzella, Antonella Cilento, Francesco Pecoraro, Francesco Piccolo e Antonio Scurati. Su quest’ultimo vorremmo soffermare l’attenzione. Innanzitutto per ricordare come nel 2009 perse la finale per un solo voto (vinse Tiziano Scarpa) con un libro intitolato Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani). Fu, per lui, una tragedia. Si lamentò in diretta televisiva del fatto che i risultati fossero già noti prima del conteggio dei voti, come se lui si trovasse lì per caso. Aveva probabilmente ragione, ma allora perché tentare di nuovo? L’assillo della competizione e della gloria, ancorché taroccata, è così invincibile nell’animo del nostro? Evidentemente lo è. Per ragioni che in parte ci sfuggono, riproponendo la propria candidatura quest’anno con il romanzo Il padre infedele (Bompiani), l’autore campano plagia se stesso. Copia proprio dal libro sconfitto cinque anni orsono. E lo fa in modo massiccio. Interi capoversi. Qualche esempio. Cinque anni fa: «Sì, pensa tu, pensa tu, mia ombra degli altopiani, mio volo di notte, soffia su di me la sabbia dei tuoi deserti. Il mio animo è ancora romantico, sebbene il mio corpo sia immerso nella ferocia dei consumi sessuali, nella voluttà dei desideri fattisi suprema legge di mercato, nell’assenza di ogni bisogno che è l’unica regola del desiderio». Oggi: «Sì, pensa tu, pensa tu, mia ombra, mio demonio notturno. Il mio animo è ancora romantico, sai, ma il mio corpo nuota nella volubilità dei desideri fattasi suprema legge di mercato». Ora, sorvolando sull’ampollosità e la legnosità della prosa, vero esempio di scrittura trash, chi ha votato finora, non si è accorto del copia e incolla? Altro esempio. Cinque anni fa: «Poi la ragazza m’impose le mani. Voltato di schiena, mi persi nell’ebetudine del godimento. Un piacere lieve, a bassa intensità, ma proprio per questo terminale ed estremo. Le sue mani sui miei polpacci, sui miei fianchi, nel solco delle natiche. Mi mutavano in un uomo immacolato, in un animale marino, una foca, un tonno, un bambino.
Poi mi fece voltare. Ero finalmente, propriamente supino». Oggi: «La ragazza gli impone le mani. Voltato di schiena, lui si sente come una vigna ad alberata assalita dal tralcio della vite. Si perde nell’ebetudine del godimento. Un piacere lieve, sottocutaneo, a bassa intensità, ma proprio per questo terminale ed estremo. Le mani di lei sui suoi polpacci, sui suoi fianchi, nel solco delle sue natiche. (…) Quelle mani lo mutano in un uomo immacolato, in un animale marino, una foca, un tonno, un bambino». Ohibò. E potremmo continuare. A scoprirlo non è stato nessuno dei 400 Amici della Domenica, i quali ben si guardano dallo sciropparsi i libri che dovranno votare. E’ stato il critico e giornalista Gian Paolo Serino. Ci rimane però un dubbio, anzi una certezza. Il giochino è stato fatto apposta, e con l’intento di farsi scoprire. Forse è questo il modo di Scurati di farsi ricordare. Forse è anche il suo modo, per quanto un po’ cervellotico, di denunciare le storture di un meccanismo che fa acqua da ogni parte. E se, fra ombre degli altopiani, voluttà dei desideri e animali marini assortiti, vincesse proprio lui? 

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Commenti all'articolo

  • tramvinicyus

    18 Giugno 2014 - 14:02

    Ho sempre preferito il festival di sanremo

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