Cerca

Diari d'America

Gli Stati Uniti e l'immigrazione che "produce"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Gli Stati Uniti e l'immigrazione che "produce"

Venerdi’ 20 il direttore dell’agenzia governativa della immigrazione (U.S. Citizenship and Immigration Services -USCIS) della sede di New York Phyllis Coven e il Procuratore del Distretto Meridionale di New York Preet Bharara conferiranno ufficialmente la cittadinanza americana a 75 persone durante una cerimonia di “naturalizzazione” che si terra’ al Federal Hall National Memorial a Downtown. Avranno ognuno in mano una bandierina americana e reciteranno il Giuramento di Fedelta’, lo stesso che in molte scuole del paese e’ il rito di inizio delle lezioni. Questi appuntamenti periodici di “accoglienza” di nuovi cittadini, che si svolgono in tutti gli Stati americani, sono la testimonianza della costante capacita’ dell’America di attirare gente da tutto il mondo, e fanno da stridente contrasto con la battaglia politica sulla riforma dell’immigrazione, sul tappeto da quando la propose George Bush e che ancora oggi divide l’opinione pubblica, a destra e a sinistra. Come ha scritto oggi 19 giugno, sul suo Wall Street Journal, l’editore di origini australiane Rupert Murdoch, “le union sono da biasimare per lo stallo su questo problema allo stesso livello dei ‘nativisti’ che si oppongono all’amnistia”. I sindacati, finanziatori dei Democratici, sono contro l’arrivo di stranieri perche’ “portono via il lavoro ai locali”. Gli estremisti conservatori nel GOP e nei Tea Party sono contrari perche’ “prima bisogna sigillare i confini e non bisogna premiare chi e’ entrato illegalmente”. Insieme, influenzano un numero di parlamentari sufficiente a paralizzare il processo legislativo. E, da fronti opposti ma sempre insieme, remano contro lo sviluppo economico e l’anima stessa del paese.

Sul piano economico, Murdoch ha ricordato che la Partnership per una Nuova Economia Americana, gruppo bipartisan di leader politici e di businessmen promosso con altri da lui stesso e da Michael Bloomberg, ha scoperto che gente emigrata qui, o i loro figli, hanno fondato il 40% delle societa’ che fanno parte delle prime 500 aziende della lista di Fortune. E nel 2011, ultimo anno disponibile, il 28% di tutte le nuove compagnie, dall’high tech alle piccolissime imprese, e’ stato creato da immigrati. Ma la motivazione “interessata” di aprire i confini per avere talenti internazionali non e’ l’unica a portare qui aspiranti americani. C’e’ anche la “missione”, che resiste dalla fondazione dell’Unione a fine Settecento, di essere il rifugio dei bisognosi, delle vittime di odi e prevaricazioni nel resto del mondo. Sono tanti. Non puo’ essere stata una coincidenza che, durante un recentissimo viaggio di 12 giorni a Seattle e in Alaska, io abbia incontrato tra le poche conoscenze casuali ben tre rifugiati politici o di guerra: due taxisti, uno indiano, a Seattle, scampato agli eccidi dei Sick e uno africano, ad Anchorage, fuggito ai genocidi in Sierra Leone; e una giovane liceale, impiegata come guida stagionale sul treno turistico dell’Alaska da Seward al parco nazionale di Denali, la cui famiglia era scampata alle persecuzioni del proprio gruppo etnico, gli Hmong, sparso, e maltrattato, in Cina, Vietnam, Laos, Tailandia.

La fuga dei cervelli e la fuga dei disperati convergono, alla fine, nelle cerimonie di naturalizzazione, che sono il traguardo di un processo che passa dalla concessione della green card alla cittadinanza, per chi decide di chiederla dopo 5 anni da “permanent resident” regolare.
E il risultato e’ il variopinto melting pot che celebrera’, domani, il sogno americano a New York. In questa tornata i 75 nuovi “US cittadini” per scelta vengono da 32 nazioni, compresa l’Italia, da tutti i continenti: Antigua-Barbuda, Australia, Bangladesh (con 5 immigrati), Belize, Canada (2), Cina (3), Repubblica Dominicana (22), Ecuador (2), El Salvador, Etiopia, Ghana, Guyana (6), Haiti, Honduras, Hong Kong, India, Iran, Italia, Jamaica (6), Giappone, Messico (2), Nigeria, Pakistan, Filippine, Russia (2), Senegal, Sierra Leone, Sud Corea (2), Togo (2), Gran Bretagna, Venezuela e Vietnam.

di Glauco Maggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog