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Diari d'america

Tutte le colpe di Obama sull'Iraq

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Tutte le colpe di Obama sull'Iraq

Obama fa finta di andare alla guerra, e quel che e’ peggio lo proclama ai quattro venti salendo ridicolmente su una cattedra scomoda, controproducente per gli interessi americani. C’e’ una logica in chi si oppone ad ogni intervento militare all’estero, ed e’ quella espressa da Rand Paul, il senatore repubblicano del Kentucky che dice chiaramente che “l’America non dovrebbe prendere posizione nella guerra civile in Iraq”. Paul si era opposto all’invasione promossa da George Bush, e oggi sostiene lo stesso con Obama. Dalla sua c’e’ l’argomento drammatico della realta’ sul campo: 11 anni dopo la defenestrazione del sunnita Saddam, seguita dalla lotta settaria tra la maggioranza di sciiti e la minoranza di sunniti, l’attuale presidente Al Maliki, lo sciita democraticamente rieletto sei mesi fa, e’ responsabile di aver fallito la riconciliazione tra le due ali dell’Islam, e l’Iraq e’ finito sull’orlo della catastrofe: il gruppo affiliato ad Al Qaeda, appoggiato dai sunniti piu’ radicali, controlla un terzo del paese e ha addirittura come obiettivo la formazione di uno Stato Nuovo, l’ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria. Come la guerra settaria a Bagdad ha costituito il terreno di incubazione per la crescita di Al Qaeda in Iraq, infatti, la repressione del dittatore Assad in Siria ha favorito l’insorgenza dei gruppi filo Al Qaeda attorno a Damasco. In questo scenario di caos dalle radici storiche che precedono la “guerra di Bush”, l’idea che un intervento militare esterno illuminato e generoso di pacificazione possa fare il miracolo di riportare la stabilita’ e l’ordine appare ora chiaramente illusoria. E’ forte, invece, la tentazione di sbaraccare definitivamente dal terreno minato del Medio Oriente e lasciare che le fazioni si combattano tra di loro.
Perche’ allora Obama, Nobel della Pace che si era espresso contro la guerra nel 2003 da senatore dello Stato dell’Illinois (mentre avevano votato a favore i senatori democratici al tempo in Congresso, Hillary Clinton e John Kerry, diventati paradossalmente poi i suoi due segretari di stato) stavolta non segue una coerente e identica linea d’opposizione all’intervento? La realta’ e’ che l’America rischia grosso a stare fuori per intero dal terreno di scontro, perche’ la nascita di un governo Islamico estremista sunnita in Iraq e Siria, fronteggiato dall’Iran, regime Islamico estremista sciita, produrrebbe una realta’ geopolitica da incubo. Al maggiore Stato sponsor di terrorismo globale gia’ esistente oggi, per di piu’ vicino a realizzare l’obiettivo di avere armi nucleari, ossia l’Iran, si aggiungerebbe uno Stato fondato sugli ideali di Osama Bin Laden, e non occorre aggiungere altro per immaginarsi il suo programma di politica estera. E’ vero che sarebbero in “concorrenza” tra di loro sul piano dell’egemonia religiosa e di potere regionale, ma avrebbero lo stesso Grande Nemico, “Satana”. Che e’ come entrambi chiamano agli Stati Uniti d’America essendo l’emblema della democrazia mondiale e dei principi liberali e di rispetto umano che incarnano. Obama non puo’ non riconoscere questo rischio, insieme a quello di perdere totale influenza sui giacimenti petroliferi di quell’area (ma questo e’ un tasto che non tocca quasi nessuno adesso che non ci sono piu’ i Bush). La sua ideologia, pero’, gli impedisce di tenere la barra dritta nell’azione concreta e diretta. Cosi’ “balbetta” una strategia che e’ militarmente inefficace e politicamente suicida. Dice che mandera’ “fino a 300 consiglieri bellici”, in aggiunta ai 275 gia’ presenti a difesa dell’ambasciata Usa a Bagdad, ma esclude che i soldati americani saranno mai rispediti in Iraq. Dice che ‘’non e’ nostro compito scegliere i leader del paese”, ma fa capire di spingere per l’estromissione dello sciita Al Maliqi e la salita al potere di un presidente piu’ “inclusivo”, che dando maggiore spazio e posti a sunniti e curdi sappia tenere insieme, e stabile, la neonata democrazia irakena. Quella che, nelle parole di Joe Biden quando la Casa Bianca annuncio’ il totale ritiro dei soldati tre anni fa, “passera’ alla storia come il maggior successo di politica internazionale di Obama”. La specialita’ di questo governo e’ di decidere che una guerra e’ finita, e arrogarsi il merito. Quando deve affrontare una crisi che richiede determinazione e chiarezza e’ impacciato e autolesionista. Per la seconda volta, dopo la Siria a proposito delle armi chimiche, ha minacciato pomposamente anche per l’Iraq raid contro Al Qaeda, ma ieri li ha relegati ad un futuro ipotetico. Gli unici a trarre vantaggio vero dai suoi discorsi sono sempre i nemici, tranquillizzati perche' il presidente li assicura che non interverra’ anche se finge di impegnarsi. Per questa via, al danno concreto militare si aggiungera’ la beffa politica. Mandare 575 soldati a Bagdad significa comunque rientrare in qualche modo in guerra, prenotandosi la responsabilita’ del prevedibile fallimento.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • nordest

    26 Novembre 2016 - 09:09

    È colpevole non solo Dell'Iraq ma anche della Libia della Siria è lui che manda le armi agli estremisti islamici: perché lui è islamico .

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  • astrorosa

    11 Agosto 2014 - 20:08

    La verità stà nell'idea massonica di conquista del mondo ebreo americana. Obama è ricattato e deve fare ciò che gli impongono, ha un margine di manovra minimo, pena il suo defenestramento. La verità è l'11 Settembre 2001 attentato falso fatto con aerei pilotati come i droni Ricordo che la torre n°7 era la sede della CIA fatta esplodere da chi? L'Europa è in mano ai massoni ebrei in vaticano,

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  • ramadan

    21 Giugno 2014 - 18:06

    ma perchè l'america che dista 10000 kmi dall'iraq si sente minacciata ? non vi sembra che siano balle ? 60 anni fa era il pericolo cinese, poi il vietnam, poi l'iran ,poi l'iraq, la libia ,la siria.non vi sembra che il pericolo vero sia l'imperialismo americano ? eppure nessuno è mai sbarcato sul suolo americano. non èche hanno bisogno di nemici, virtuali, per vendere armi reali ?che ne dite ?

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  • ramadan

    21 Giugno 2014 - 18:06

    ma quando c'era saddam la situazione in iraq era tranquilla. certo saddam era un dittatore: c'erano ingiustizie, discriminazioni e quant'altro. ma dopo l'intervento americano la situazione è certamente degenerata. e allora ? l'america continua dopo vietnam, iraq, libia non ha capito nulla. e meno male che ci ha risparmiato problemi con l'iran. il problema del mondo è l'america purtroppo

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