Cerca

Quattro anni di contraddizioni

Al Qaeda colpisce in Africa e svela il bluff di Obama

Le violenze in Algeria, Mali e Maghreb rivelano gli errori strategici di Barack. Che non ha sfruttato i successi del suo predecessore Bush

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Al Qaeda colpisce in Africa e svela il bluff di Obama

di Glauco Maggi

Almeno un americano è ufficialmente tra i morti dell'azione al campo di gas in Algeria di Al Qaeda in Maghreb, AQIM. I sequestrati dai terroristi sono una sessantina e le ultime cifre a bilancio dell’attacco dei soldati algerini per liberarli parlano di una dozzina di morti tra gli ostaggi stranieri e gli algerini e di 18 tra i miliziani aggressori. Insomma, una battaglia con Al Qaeda, nella versione AQIM, come protagonista. I presidenti non hanno in politica estera la stessa possibilità di determinare gli eventi che hanno nella politica interna ed economica, ma non è che debbano per forza soltanto sperare di non avere rogne da fuori, così si risparmia sugli eserciti e si fa la bella figura da pacifisti (e si vince magari anche un Nobel). Obama è stato questo tipo di presidente finora, illuso di aver chiuso la partita con il terrorismo dopo aver eliminatoOsama Bin Laden. Invece, dallo Yemen all'Iraq, dalla Siria alla Libia, dall'Africa orientale al Mali e all'Algeria l'estremismo islamico ha dimostrato di essere un mostro a più teste, che rispuntano ovunque possono radicarsi dopo essere state schiacciate o sono sotto pressione, come in Afghanistan e in Pakistan. 

Obama, che ha appena annunciato di voler ritirare prima del 2014 previsto le sue truppe da Kabul, non può non sapere che gli eredi di Bin Laden non aspettano altro (peraltro, il mullah Omar dei talebani e il numero due di Al Qaeda Ayman al-Zawahiri sono ancora vivi e operativi). Tutti gli sforzi politico-ideologici di Barack Hussein, quando fu eletto nel 2008, si rivolsero all'Islam (con il famoso discorso di "scuse" al Cairo) con grande trasporto e tante buone intenzioni. Sembrava che bastasse tirare una croce sugli 8 anni di George Bush, sul suo approccio bellicoso da neocon, e il mondo si sarebbe rappacificato. Quanti articoli di propaganda fallace furono scritti, sulla stampa americana ed europea, per dire che il terrorismo aveva le sue cause nella "povertà", che l'Occidente "se l'era cercata", che Al Qaeda era un parto dell'imperialismo americano? E quando si diceva che aver liberato l'Iraq e fatto fuori un dittatore genocida del calibro di Saddam Hussein era stato il "miglior strumento di reclutamento" per Al Qaeda? Dove sono quelle penne ora? Chi recluta i terroristi nel 2013? Nessuno ha rispolverato l'argomento quando Obama, "guidando da dietro" gli europei armandoli dei suoi missili, eliminò Gheddafi. Il quale, per inciso, aveva consegnato le sue armi nucleari agli inglesi e agli americani, a differenza di Saddam che fino all'ultimo fece credere a tutti (ai propri generali e ai servizi segreti occidentali) di avere (ancora) armi di distruzioni di massa (che aveva del resto usato contro sciiti e kurdi nel suo stesso Paese). La verità è che quando Bush lanciò la guerra al terrore e al terrorismo lo fece a ragione più che veduta e fu spernacchiato e deriso, trattato da liberticida per il suoPatriot Act (ancora in vigore, perché validissimo). Come quando aprì Guantanamo, che va benissimo allo scopo ancora oggi, ma che non è più nella lista delle cose brutte dell'America, visto che c'è Obama. 

La guerra al terrore non è finita, purtroppo, e restano pagine imbarazzanti quelle riempite dai sinistri burocrati ai quali Obama impartì l'ordine di non usare più la "parola" attentati terroristici, e tantomeno islamici. Ora che anche in Africa, dopo l'Asia, il sangue corre per le azioni di militanti guidati da una ideologia oppressiva, antidemocratica, medioevale, non è tempo di prenderne atto e di chiamare con il loro nome i nemici delle nostre libertà e del nostro vivere civile? E nostro non solo a Boston e a Roma, ma anche nelle giovani democrazie del terzo mondo? Ora che anche gli islamici algerini e del Mali sono vittime della interpretazione dell'Islam più radicale e sanguinosa, che vuole imporre la Sharia agli infedeli, al primo posto dovrebbe ovviamente esserci la ribellione coraggiosa, vocale, aperta, dell'Islam "buono", tollerante, democratico e riformatore. Ma mentre aspettiamo la sua evoluzione, è bene che noi occidentali liberali non rinunciamo alla nostra responsabilità di chiamare le cose con il loro nome: cioè nemici i nemici, e nemici anche gli amici dei nostri nemici (hamas e hezbollah, per esempio, e i regimi che li foraggiano). Obama sperava di poter tenere la testa nella sabbia, ma anche lì, nel deserto del Maghreb, ha avuto un brusco risveglio. Una agenzia di notizie della Mauritania ha detto che il capo degli assalitori avrebbe proposto (non c'è conferma ufficiale) lo scambio di due ostaggi americani con due militanti detenuti negli Usa, di cui uno sarebbe lo sceicco cieco Omar Abdel, condannato a vita per aver ideato il primo attacco islamico alle Torri Gemelle del 1993. E' un mondo pericoloso e cattivo, e gli Usa sono il potere leader. A Obama può non piacere questo fatto, ma ignorando il proprio ruolo incoraggia solo i peggio intenzionati ad agire con più sfrontatezza e aggressività.

twitter @glaucomaggi


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog