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Progetto Usa

Metà RoboCop, metà Iron Man: ecco come sarà il soldato del futuro

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Metà RoboCop, metà Iron Man: ecco come sarà il soldato del futuro

Dalla Terra alla Luna, il romanzo di fantascienza del 1865 di Jules Verne, raccontava di un "cannone" che avrebbe spedito tre uomini sul lontanissimo satellite, che ai tempi del visionario scrittore era raggiungibile solo dalla fantasia. Vuoi vedere che la fantascienza di Hollywood, popolata di Iron Man, The Terminator, RoboCop, Capitan America, è l'anticipazione di una tecnologia "più veloce della luce" che creerà il soldato del futuro a immagine e somiglianza degli eroi del cinema di oggi? Cioè, con tanto di armatura simil-medievale, "scheletro esteriore" impenetrabile dalla testa ai piedi, un sistema di refrigerazione che tiene la temperatura del corpo a livelli sopportabili, e un motore da droni che permette di trasportare i due o tre quintali di equipaggiamento "salvavita al 100%"? Non è più solo fiction, infatti: il Pentagono sta seriamente studiando come proteggere sempre meglio i suoi uomini delle Squadre delle Operazioni Speciali, del tipo di quella che ha operato con successo e senza danni alla cattura di Osama Bin Laden. Non è questione di pochi mesi e neppure di un anno o due, dati gli ostacoli tecnici e scientifici da superare, ma di sicuro l'esercito Usa, per realizzare i suoi Iron Men, non impiegherà il secolo che ha separato il volo finto (e mancato) dei personaggi di Verne nel 1965, dal volo vero (e riuscito) della Nasa di Neil Armstrong nel 1969. 

Il momento chiave per il lancio del programma avveniristico è stata una missione in Afghanistan del dicembre 2012, racconta oggi il Wall Street Journal. Un commando del Seal Team Six doveva liberare un medico del Colorado tenuto in ostaggio e riuscì nell'impresa. Uno della squadra, però, fu ucciso da un colpo d'arma da fuoco di un guardiano talebano. Dopo l'incidente, l'ammiraglio William McRaven, responsabile del Comando delle Operazioni Speciali, decise che i suoi uomini meritavano maggiore "copertura". E fu varato il progetto, che va sotto il nome di TALOS (Tactical Assault Light Operator Suit, ossia "divisa leggera tattica d'assalto per l'operatore speciale"), destinato a trasformare l'equipaggiamento dall'elmetto, che avrà visori, sensori e occhiali Google Glass per individuare pericoli invisibili, ai piedi avvolti in calzari impenetrabili. "Stiamo tentando di essere rivoluzionari", ha detto Mike Fieldson, il manager militare che sta gestendo il piano. Finora sono stati investiti 10 milioni per le prime ricerche, svolte in collaborazione con un insieme variegato di attori: bioingegneri, veterani con esperienza sul campo, esperti high tech che rappresentano piccole start-up ma anche colossi dal nome celebre nel settore militare, come Lockheed Martin, Raytheon e General Dynamics.

A dispetto della definizione "di divisa leggera", in realtà il problema del peso delle attrezzature da indossare affligge già da anni i militari impegnati in Iraq e Afghanistan. E' arrivato ad essere di oltre 70 kg in certe operazioni, ed è destinato ad aggravarsi se l'obiettivo è quello della protezione totale, incrementando oltretutto efficienza bellica e mobilità. I ricercatori del Pentagono hanno calcolato che per consentire la necessaria agilità negli spostamenti con il "guscio" extracorporeo che hanno in mente occorrono dai 150 a 200 chili di batterie. Ed ecco perché, come alternativa, gli scienziati pensano pure ad un piccolo motore simile a quello che fa volare i droni. Per risolvere il problema del peso da scorrazzare nelle operazioni ad alto rischio è stato anche ingaggiato come consulente un ricercatore canadese, Alain Bujold, che deve sviluppare un exoskeleton, struttura scheletrica extra-corporea senza energia: il suo team sta analizzando come i lottatori di sumo, che pesano anche oltre 250 chili, riescano a muoversi con tanta abilità. "Questa è la nuova frontiera", ha detto Bujold, il fondatore della ditta del Quebec Mawashi Protective Clothing, specializzata nella creazione di abiti protettivi e "rivestimenti umani", basati sulle caratteristiche fisiche di creature dalla corazza rigida, per esempio gli armadilli, gli insetti o le aragoste.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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