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Complimenti per la trasmissione

Quegli "Esami" di satira all'università dell'assurdo

Il caso della web series girata negli atenei

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Esami -Architettura

…E c’è un’ultima cosa: perché continua a comprare roba Apple, quando ormai c’è Tomato, con un programma che ti rolla da solo le canne e le batterie che si caricano ascoltando i Joy Division…?”, dice il giovane prof, col sorriso aguzzo, mentre s’accinge a bocciare lo studente fighetto con occhiali da designer norvegese; uno, per capirci, che all’esame di costruzioni gli aveva presentato il plastico del “ concerto degli XX a Berlino, il mio gruppo preferito”, neanche fosse il plastico di Cogne a Porta a Porta.
Il bello è che esistono davvero studenti così idioti e prof così spietati in interrogazioni ai confini dell’assurdo. Abbondano in Esami (Youtube, on demand web serie scritta e interpretata da Edoardo Ferrario e diretta da suoi ex compari d’ateneo Matteo Kesser e Maurizio Mompesi), nonsense, battute, grottescherie che travalicano il reale, e che fotografano precise tipologie di docenti e studenti. L’università italiana è spesso una gabbia di Faraday del meschino, un bunker di repressioni variabili a seconda della facoltà. Sicchè dalle varie puntate di questa sit-com pennellata sullo stile dei Pantallas o del Terzo Segreto di Satira, emerge un’umanità accademica varia e avariata. C’è, in “Giurisprudenza- Diritto di famiglia” , il docente napoletano che coltiva “ortaggi biologici alla facoltà di biologia” e che promuove il nipote il quale supera gli ultimi esami grazie ai parenti sparsi in facoltà (compreso il vecchio nonno a procedura penale, tenuto in vita col respiratore). C’è l’insegnante toscano in “Filosofia/Ingegneria- Sbocchi professionali” che scrive la voce “Hegel” su Wikipedia per far cadere in trappola gli studenti con aspirazione al giornalismo (una facoltà che “non serve a niente” per un mestiere che non vale più niente), e spinge per farsi corrompere ad ogni esame. C’è il laureando in ingegneria gestionale che viene rapito, con cappuccio in testa, da capi delle risorse umane che lo costringono ad entrare in cda aziendali senza neanche aspettarne la laurea (“Marchionne non aveva fatto in tempo a finire la Triennale che l’ahnno deportato a Torino”). C’è l’assistente raccomandato –la figura che più invidiavo all’università- e abbronzatissimo, completamente disinteressato che smanetta sull’ iPhone, e discetta di gnocca coi suoi esaminandi distribuendo “21” politici. C'è perfino, in un divertito cameo, Caterina Guzzanti, molto a suo agio qui che negli ultimi show -non che ci volesse molto-.
C’è, qui, anche un senso del deja vu (da Ecce Bombo in poi). Ma ciò non toglie che in tv, al momento, giri molto di peggio…

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