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Diari d'america

Il flop della Clinton allarma i democratici

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il flop della Clinton allarma i democratici

Hillary ha stufato. Per ora come autrice, il che non e’ un bel segno per le sue future ambizioni: i democratici dovrebbero prendere nota. Quando nel
2003 pubblico’ il suo primo libro autobiografico, “Living History”, la Clinton vendette nella prima settimana 438 mila copie. Bush era da due anni
alla Casa Bianca, dopo l’uscita sua e del fedifrago marito nel 2001, e quello che aveva da raccontare lei come ex First Lady evidentemente aveva un
pruriginoso interesse per il pubblico. Alla fine, il bottino fu di 1,15 milioni di copie vendute e la casa editrice Simon & Schuster non si penti’
di averle dato 8 milioni di dollari di anticipo. Non solo aveva fatto un’opera pia, tirando Hillary fuori dalla miseria (“eravamo falliti, con i
debiti”, ha piagnucolato in Tv l’ex segretario di stato dieci giorni fa, con l’America che si spanciava dalle risate) , ma anche un brillante affare
editoriale. L’opera non era di suo pugno, come tutti sanno che e’ quando vedono un libro firmato da un personaggio politico di fama. Nell’occasione,
Hillary aveva assoldato tre brillanti ghostwriters (non tanto ghost, fantasmi, visto che si conoscono i nomi: Maryanne Vollers, Alison Muscatine
e Ruby Shamir).

Un anno fa la Clinton escogito’ un bis di quel primo successo, e firmo’ un contratto, sempre con la Simon & Schuster, per ben 14 milioni di dollari,
poco meno del doppio. Ma stavolta la seconda autobiografia, “Hard Choises” (“Scelte difficili”), e’ stata un fiasco. Ne sono state tirate e distribuite
un milione di copie, riporta la Page Six del New York Post, ma nelle prime quattro settimane, il periodo cruciale per capire come andra’, ci sono state
177mila vendite, secondo Nielsen BookScan, agenzia che monitora le librerie. L’obiettivo del milione appare irraggiungibile, non solo per lo striminzito
numero assoluto iniziale, ma soprattutto per il trend: nella prima settimana ci sono stati 85mila acquirenti, nella seconda 48mila, nella terza 28mila e nella quarta 16mila. Il tour di presentazioni, in America e all’estero (Hillary e’ stata in Inghilterra e in Germania, ma non in Italia dove il libro uscira’ per i tipi della Sperling & Kupfer-Mondadori), e le apparizioni in tutte le Tv non hanno fatto breccia. Su Amazon.com si compra a 20,94 dollari, contro il prezzo di copertina di 35. Le recensioni dei critici, sia tra i politicamenteamici sia tra i polemicamente avversari, sono state praticamente unanimi:
non c’e’ scritto nulla di nuovo, e’ una raccolta di fatti noti dei suoi anni al Dipartimento di Stato, “ricostruiti” meticolosamente e censurati per
essere inattaccabili durante la campagna elettorale del 2016. Il team degli scrittori veri del testo e’ cambiato rispetto al precedente, ed e’ formato
da due suoi ex assistenti di quando era Segretaria di Stato, lo speechwriter Dan Schwerin e il ricercatore Ethan Gelber, e da Edward L. "Ted" Widmer,
speechwriter nell’amministrazione di Bill Clinton. Ma il bidone non e’ colpa loro.

Non volendo rischiare di esporsi a rilievi negativi dei repubblicanicon qualche “confidenza”, e tantomeno non volendo scompaginare i piani che prevedono l’appoggio ecumenico del suo partito, Obama compreso, nella
prossima sua campagna per la Casa Bianca, la Clinton ha insomma sbrodolato un diluvio di comunicati stampa, niente che potesse danneggiarla. Ma se
l’obiettivo era di trarre comunque un qualche vantaggio d’immagine (milioni a parte) dall’acqua calda venduta in milioni di esemplari, questo e’
sicuramente fallito: il corposo volume finira’ presto nel dimenticatoio e la casa editrice si prepara a leccarsi le ferite. Non bastasse la delusione del
pubblico che sbadiglia, l’ego di Hillary ha dovuto subire un colpo ferale quando sono usciti i dati sulla classifica dei best seller del New York
Times della settimana scorsa. “Hard Choise” e’ gia’ scivolato al secondo posto, e al primo e’ balzato “Blood Feud”, “Faida sanguinosa”, di Edward
Klein. Rivela un sacco di dettagli su quanto si siano sempre odiati, e continuino tuttora a detestarsi, gli Obamas e i Clintons, Barack contro
Bill, Michelle contro Hillary, e viceversa. Insomma, non e’ che le vite, le lotte, i colpi sotto la cintura delle due famiglie di potere non piacciano
al pubblico. E’ che c’e’ sempre meno gente disposta a bersi le false verita’ che un politico in carriera diffonde solo per farsi bello. Si ricordano
ancora le autobiografie pubblicitarie scritte da Barack Obama, hanno poi visto chi era, e gli basta e avanza.

di Glauco Maggi

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