Cerca

Controsensi

Obama licenzia i militari in Afghanistan con una lettera rosa (ma premia Bergdahl)

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama licenzia i militari in Afghanistan con una lettera rosa (ma premia Bergdahl)

Insensibilità è dire poco, e riguarda ciò che possono provare, "dentro", i capitani e i maggiori americani in missione di guerra in Afghanistan a ricevere dal Pentagono una "lettera rosa" (pink slip) in cui viene loro annunciato il licenziamento. "Quando terminerà questo suo turno all'estero, caro ufficiale, lei non farà più parte dell'esercito perché non ci sarà una proroga al suo contratto in scadenza", dice più o meno la lettera di cui il ministero della Difesa ha annunciato in questi giorni. Tra i destinatari ci sono circa 1.100 militari con mansioni di comando nelle basi afghane. La cosa più grave è di sostanza, però, non solo di forma.

La notizia non è arrivata a cielo sereno dal momento che la riduzione degli effettivi delle forze armate, da 520mila a 440mila unità, è una decisione presa da Obama e programmata da tempo. E si sa che per Barack, come per quasi tutti i democratici di oggi, i soldi per il budget militare sono sempre quelli peggio spesi. Ma c'è modo e modo di limitare i costi. Per questa via si colpisce in piena guerra il personale più qualificato, minandone il morale: un'altra prova di quanto superficiale, per non dire distaccata o, peggio, sprezzante, sia questa Casa Bianca nel trattare i soldati in carne e ossa. La prima prova è stata la malasanità, con i centinaia di morti per i ritardi nelle cure, esplosa negli ospedali gestiti dal Ministero dei Veterani, uno scandalo che ha costretto Obama a far dimettere il ministro Eric K. Shinseki

Ora, all'arrivo delle "lettere rosa", si può immaginare la delusione e il disagio di un comandante nel sapere di essere tra quelli "tagliati" mentre ancora è a capo della sua unità operativa, e rischia tutti i giorni la vita sua e quella dei soldati di cui è responsabile. Intanto a casa i familiari e dei licenziati, ancora in angoscia per i cari in missione su un teatro di guerra, si trovano all'improvviso alle prese con la disoccupazione imminente. La moglie di un ufficiale ha scritto sul sito MilitaryFamily.org: "Sapevo che a un certo punto i tagli erano inevitabili, ma non mi sarei mai immaginata di preoccuparmi simultaneamente per la sua trasferta in Afghanistan e per la pink slip perché l'esercito ha deciso che il servizio di mio marito non è più necessario".
Un ufficiale della Difesa ha lanciato l'allarme sul rischio di privare il contingente dei soggetti più esperti e autorevoli: "Se la forza militare è più ristretta ci sono sempre meno margini d'errore. E' inutile nascondercelo, le cose sono piuttosto incerte là fuori sul campo".

Commentando con tono di rammarico il larghissimo numero di capitani pensionandi, il vice Capo di Staff generale John Campbell ha ammesso che "in altri tempi avrebbero continuato a rimanere in divisa. Ma questi non sono tempi normali". Davvero non lo sono, ha scritto polemicamente in un editoriale sul New York Post l'ex capitano Jonathan Hendershott, un veterano dell'Iraq. "Mentre i licenziamenti nel settore privato finiscono nei titoli di prima pagina dei giornali, i media hanno per lo più ignorato i tagli nell'esercito. Ma come biasimarli?", ha commentato Hendershott. "Il soldato più famoso d'America oggi non è il caporale Kyle Carpenter, ferito grave, che ha avuto la Medaglia d'Onore recentemente per aver fatto scudo con il suo corpo all'esplodere di una mina, salvando un commilitone da morte certa, ma Bowe Bergdahl". Bergdahl, l’amico dei Talebani suoi carcerieri, è stato sotto inchiesta per diserzione qualche settimana e non si conoscono le conclusioni. Obama lo aveva scambiato con cinque terroristi islamisti detenuti a Guantanamo, e qualche giorno fa i comandi dell'esercito hanno comunicato che "Bergdahl è tornato in servizio attivo", con mansioni d'ufficio. Obama licenzia i capitani che fanno bene il loro dovere, ma trova il posto e lo stipendio per un soldato che i suoi commilitoni accusano di tradimento per aver abbandonato il reparto senza permesso e per aver familiarizzato con il nemico.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog