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Stella cadente

"Obama chi?": i compagni di partito che scappano da Barack

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

C’e’ un argomento che taglia la testa al toro, se si vuol dare un voto all’attuale popolarita’ di Obama. E’ l’ostracismo dei suoi stessi compagni di partito che sono candidati per un posto alla Camera o al Senato alle elezioni di medio termine del prossimo novembre. Lo trattano da pariah. Non vogliono farsi vedere con lui. “Obama chi?”, e fanno finta di non sapere chi sia. Raccolga pure soldi per il partito democratico nei salotti degli hedge funds di New York o nelle magioni della California hollywoodiana, ok, ma stia alla larga dai comizi dei deputati e senatori in pectore davanti ai propri potenziali elettori. Il tasso di favorevole valutazione su Barack che esce dai sondaggi e’ da molti mesi inferiore al tasso di disapprovazione, sempre sopra il 50%: un freno, non certo un traino. E l’umiliante scoperta, fatta di recente da un’universita’ specializzata in scienze politiche, che Barack e’ giudicato il peggior presidente da 70 anni a questa parte e che una maggioranza preferirebbe avere oggi Mitt Romney alla Casa Bianca e’ zavorra greve. Chi tocca Obama, insomma, muore.

“Non se ne parla nemmeno di apparire con lui”, ha detto un funzionario che lavora per la campagna di un senatore democratico in ambasce per la riconferma. “Il secondo termine e’ stato finora un disastro, i suoi rating sono ai minimi della presidenza e a Washington c’e’ lo scompiglio”. Di fronte al “mors tua vita mea” non c’e’ gratitudine che conti. Cosi’, anche quelli che devono il posto al fatto di essere stati eletti nel 2008 grazie all’entusiasmo per l’ “uomo nuovo”, per il primo presidente nero, oggi, alla scadenza del mandato di sei anni, gli voltano le spalle. Se associarsi a Barack, facendosi fotografare con la certezza di finire negli spot degli avversari repubblicani, costerebbe punti ai candidati democratici in tutti o quasi i 50 Stati, in un paio, il Colorado e il Texas, il comportamento tenuto dal presidente in visita e’ stato un autogol con conseguenze negative di immagine di portata nazionale. In Texas Obama si e’ rifiutato di andare a vedere di persona i guasti che ha combinato la sua “legge esecutiva”, extraparlamentare, di non deportazione dei giovani irregolari sotto i 30 anni firmata 3 anni fa. Sono 65 mila i bambini che dall’America Centrale, da inizio 2014, hanno varcato i confini da soli clandestinamente per consegnarsi agli agenti Usa e passare a “riscattare” la promessa di Barack di non essere ricacciati indietro. Il deputato democratico del Texas Henry Cuellar ha detto che il presidente, non recandosi sul luogo della crisi ai confini del proprio Stato, e’ apparso “distaccato, bizzarro e insensibile”. Nello stesso tempo, aggiungendo beffa al danno politico per i congressmen democratici alle prese con gli elettori infuriati per l’emergenza umanitaria, Obama si e’ invece fatto ritrarre sorridente con in mano una stecca da biliardo in un pub di Denver. “Una immagine proprio orribile in questa circostanza”, ha detto Cuellar.

Ma Obama non aveva scelta nello sfuggire all’abbraccio con un bambino sporco e ignudo dell’Honduras o di El Salvador accampato di fortuna in un ricovero texano. Una ripresa televisiva o una fotografia che lo dovesse mostrare in quella sconvolgente compagnia sarebbe l’apertura dei TG e la copertina di tutti i giornali. Cio’ gia’ suonerebbe condanna, ma adesso c’e’ pure l’aggravante di un sondaggio – Rasmussen – che dice che il 46% dei votanti ritiene le politiche di Obama responsabili per il flusso di bambini dal confine messicano, contro il 31% che le assolve. E una ricerca, a cura della agenzia governativa di intelligence che opera sul confine (l’El Paso Intelligence Center , guidato dalla DEA anti-droga e con la partecipazione della Homeland Security, o Sicurezza nazionale) e che si e’ basata su interviste a 230 immigrati irregolari, ha scoperto che per 219 di loro, ossia per oltre il 95% del totale, il vero motivo che li ha spinti a venire in America e’ un’ovvia verita’: la convinzione che Obama abbia promesso asilo a tutti, come accusano i repubblicani. Non l’esigenza di fuggire dalle violenze delle gang nei propri paesi, come cercano di far passare i liberal e le Nazioni Unite. Del resto, le violenze malavitose ci sono da decenni nei tre paesi centro-americani, la fresca novita’ e’ Obama con i suoi decreti pro-amnistia.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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Commenti all'articolo

  • graziano.ingrid

    27 Febbraio 2015 - 20:08

    Fin dal primo momento mi sono domandata chi ha finanziato costui che è riuscito a battere H. Clinton? Negli USA senza cospicui finanziamenti non si diventa presidente. Come mai una potenza mondiale non reagisce all'uccisione dell'ambasciatore in Libia? Ricordo Reagan, Klinghoffer, Sigonella. Perché l'aggressività della NATO con la Russia e il silenzio nell'esecuzione barbara dei cristiani copti?

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  • ilaria.orsi1

    18 Luglio 2014 - 19:07

    era l'ora ha procurato la crisi mondiale.....

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