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Elizabeth Warren

Ecco la donna che può battere Hillary Clinton

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Elizabeth Warren

“Elizabeth Warren potrebbe battere Hillary Clinton”. A scriverlo nel suo blog e’ Dick Morris, ex consigliere politico del presidente Bill quando costui faceva il moderato e il pragmatico (nel secondo mandato, dopo che il Congresso era finito in mani repubblicane) . Da allora Morris si e’ trasformato in commentatore ed autore, e in agguerrito conservatore.

L’aver sbattuto ora in prima pagina nel suo sito la Warren, senatrice eletta nel 2012 in Massachusetts, quale credibile alternativa per le primarie democratiche e’ sicuramente la conferma della profonda frattura nei rapporti personali tra lo stesso Dick e Hillary che aveva fatto seguito all’addio di Morris al ruolo di consulente della Casa Bianca. Ma insieme alla scontata ostilita’ verso la ex First Lady, e al piacere di turbarle i sonni per il 2016, Morris fornisce un’analisi sul profondo divario oggettivo di storie personali e di posizioni politiche e ideologiche tra le due donne democratiche, accompagnata da un intrigante set di argomenti che potrebbero davvero rivoluzionare lo scenario nel partito democratico per il 2015, anno cruciale per il lancio della corsa alla presidenza. Ecco qualche dettaglio, che corrobora la scommessa di Morris sul nuovo personaggio.

La Clinton e’ pro-banche quanto la Elizabeth e’ anti-Wall Street. Hillary con i suoi discorsi ha intascato 20 milioni dai banchieri, di cui 5 dalla Goldman Sachs. In due recenti apparizioni davanti ai top dirigenti della Goldman Sachs, per 200mila dollari a colpo, ha detto loro, assolutoria, che le banche non dovrebbero essere incolpate da sole per la crisi finanziaria, e che “noi tutti ci siamo dentro insieme”. Si sa che le campagne precedenti della Hillary sono state finanziate soprattutto dal mondo bancario, sia per farla eleggere al Senato, sia per foraggiare la Fondazione Bill, Hillary e Chelsea Clinton. Un caso, quest’ultimo, di patologico conflitto di interesse perche’ da Segretaria di Stato prendeva soldi anche da governi e istituzioni estere. In un episodio citato da Morris, la Hillary e’ indicata come promotrice della Boeing per affari di vendite internazionali di aerei nel suo ruolo di “ministro degli esteri”. L’azienda ha poi ricambiato il favore con contributi per 900mila dollari alla suddetta charity dei Clinton.

La Warren e’ di un altro mondo. La sua fama tra i liberal della sinistra radicale se l’e’ costruita attaccando le banche coccolate da Hillary, e diventando la beniamina di Occupy Wall Street. La Warren propugna riforme di stampo e tono populista nella concessione dei mutui e dei prestiti agli studenti, e nelle leggi sulla bancarotta, ergendosi a protettrice dei poveri e delle famiglie medie e basse, sull’onda del “consumerista” storico Ralph Nader. Obama voleva farla responsabile della Agenzia di Tutela dei Consumatori, ma per quel posto occorreva la conferma in Senato.

La Warren era troppo nota per le sue posizioni estremiste per poter ottenere, anche in un Senato controllato dai democratici, la supermaggioranza richiesta. Cosi’ ha svolto il ruolo di “consigliera ombra” di Obama fino a quando non e’ stata eletta senatrice. La sua filosofia e’ che le banche e le aziende a scopo di lucro vanno spremute e super-regolamentate, perche’ il mercato capitalista equivale allo sfruttamento dei deboli. Meglio che al timone ci sia uno Stato grande e dirigista, finanziato dalle tasse per quanto serve, e che grazie alla redistribuzione sta dalla parte dei deboli contro i padroni avidi, il famoso 1%.

Nel suo recente libro “A Fighting Chance” (La chance di lottare), Warren ha criticato le politiche delle “banche troppo grandi per fallire”, che vengono sempre salvate con i soldi dei contribuenti. In questa battaglia la Warren e’ in apparente sintonia con i difensori del libero mercato, che lei disprezza. Ma gli editorialisti del Wall Street Journal sono fustigatori imparziali del crony-capitalismo, ossia del capitalismo dell’intrallazzo e degli affari sporchi tra gli “imprenditori dei business protetti” (come gli industriali ‘ambientalisti’ che hanno lucrato sui soldi dello “stimolo” dell’amico Obama e sono poi falliti con i loro pannelli solari, o come le imprese che contrattano e strappano con il lobbismo politico sconti fiscali, avvantaggiandosi scorrettamente sulla concorrenza). La Warren, invece, e’ aggressiva nella sua retorica contro “la Citibank e la Goldman Sachs e tutti gli altri tipi di Wall Street, che hanno un sacco di gente in Senato che vuole lavorare dalla loro parte…e a noi serve qualcuno che voglia battersi per le famiglie americane”.

Ma il suo populismo non punta a far funzionare correttamente il sistema di libero mercato, bensi’ a ribaltarlo con la ricetta socialista, “tassa e spendi”. Non bastasse questo divario con la crony-capitalista Clinton, la Warren e’ donna, e quindi una sua candidatura nullificherebbe il vantaggio di genere vantato da Hillary. Inoltre, viene da una famiglia di classe media, mentre quella di Hillary era benestante. Elizabeth ha fatto da ragazza la cameriera, mentre in gioventu’ Hillary ha studiato in un college di elite tutto femminile e ha la macchia, agli occhi della sinistra, di essere stata repubblicana, addirittura sostenitrice di Barry Goldwater, conservatore del sud che perse la sua corsa alla Casa Bianca ma “semino’ ” principi poi raccolti da Ronald Reagan.

Finora la Warren ha detto che “non ha piani per entrare in gara” ma cio’ non conta nulla. Ha ancora tutto il tempo di farlo, e c’e’ chi dice che lo stia sfruttando per coordinare un’alleanza che sarebbe una bomba a Washington: ottenere cioe’ l’appoggio di Obama, che da parte sua vorrebbe come successore uno, o meglio una, di sinistra come lui. Obama, notoriamente, odia ricambiato i Clinton. Se i sondaggi diranno nei prossimi mesi che Hillary perde colpi agli occhi del pubblico in generale, sempre piu’ infastidito dall’avidita’ della famiglia nell’ammassare denaro con discorsi strapagati e anticipi milionari per libri che non piacciono, Elizabeth “Barack” Warren, proprio come suggerisce Morris, “potrebbe battere Hillary”.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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Commenti all'articolo

  • subertini94

    02 Marzo 2015 - 12:12

    Già, se non fosse per il fatto che il sondaggio in questione è stato commissionato con il chiaro intento di far apparire la Warren il miglior candidato. Avrei apprezzato di più un articolo che spiegasse pittosto come molti elettori siano, ad oggi, "moveable".

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