Cerca

La scalata alla Casa Bianca

"Rick Perry For President 2016": dopo la sconfitta di due anni fa, ci riprova

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Rick Perry

“Rick Perry For President 2016”. Per ora e’ lo slogan delle migliaia di fans che hanno dato vita alla prima pagina di lancio della sua candidatura su Facebook. E piu’ sostanziosamente c’e’ la statura pubblica di critico del presidente Obama che il governatore del Texas ha assunto da quando il suo Stato e’ l’epicentro del sisma sociale ed umano degli oltre 60 mila bambini del Centro America immigrati irregolarmente negli Stati Uniti attraverso il poroso confine con il Messico. Da ultimo, in un’intervista al Washington Post, e’ stato lo stesso Perry a dichiarare d’essere interessato a riprovare nel 2016 la corsa fallita due anni fa. “Mi sto preparando per la possibilita’ di una gara presidenziale. Si’, ci sto pensando e so come attrezzarmi”, ha detto il governatore”. Ha anche fatto l’autocritica per come aveva affrontato la sfida delle primarie, da cui e’ uscito sconfitto, ed anche un po’ umiliato per la figuraccia d’essersi impappinato durante un dibattito televisivo con gli altri concorrenti del GOP: aveva iniziato una frase dicendo che avrebbe abolito tre ministeri, ma quando cerco’ di elencarli se ne ricordo’ soltanto due.

“Credevo che per fare il presidente bastasse la mia esperienza di governatore del Texas”, ammette oggi, e assicura che ha capito di dover “studiare” le problematiche internazionali, viaggiando e discutendo con esperti di peso. Ha assunto Jeff Miller, stratega e lobbista californiano, il suo top consigliere che gli organizza lezioni e incontri settimanali: tra gli altri, Perry vede regolarmente George Schulz, ex segretario di Stato e John Taylor, un economista. In gennaio e’ stato al World Economic Forum a Davos, in Svizzera, dove ha partecipato ad un panel al fianco dell’ex segretario dell’Onu Kofi Annan. Il mese venturo sara’ al suo secondo World Economic Forum in Cina, e per l’autunno ha in calendario di viaggi in Inghilterra, Polonia, Croazia, Romania e nei paesi baltici.

Ma l’occasione di una nuova visibilita’, e di un riscatto dal fallimento del 2012, gli e’ stata offerta da Obama con il famigerato decreto legge extraparlamentare con il quale ha, di fatto, invitato bambini e giovani clandestini a varcare i confini sul Rio Grande con la (falsa, ma irresistibile) promessa che non sarebbero stati deportati. Cosi’, l’ingresso dell’esercito degli irregolari da Honduras, Guatemale e El Salvador e’ assurto ad emergenza umanitaria ed e’ destinato a diventare un tema caldissimo sia per le elezioni di novembre 2014 di medio termine, sia per quelle per la Casa Bianca fra due anni.

Sono passati oltre sei mesi da quando Perry ha fatto pervenire il suo allarme al governo federale, che ha fatto orecchie da mercante. Anzi, Obama aveva creduto di poter cavalcare per un certo periodo il dramma del flusso migratorio come cavallo di Troia in grado di mettere nell’angolo i repubblicani del Congresso e obbligarli a far passare la riforma immigratoria che vuole lui, con una larga amnistia. Invece ora e’ balzato in bella mostra il problema della sicurezza dei confini, superati con irrisoria facilita’. E il GOP ha trovato lo spazio politico per pretendere un serio impegno del governo a tutela della sovranita’ americana, e contemporaneamente per scaricare su Obama la responsabilita’ di aver creato il dramma dei bambini non accompagnati, oltre ai costi sui budget statali e ai gravi disagi alla popolazione “invasa”. “Sono entrato nella sede di ricovero dove questi ragazzini sono trattenuti e ho visto nei loro occhi la mancanza di speranza, la loro paura”, ha detto Perry. “Sono attirati da una politica che dice, sostanzialmente, "se vieni qui e attraversi quel fiume potrai stare in America". E’ una sirena che deve fermarsi. Se il governo federale non rispetta i suoi doveri costituzionali di rendere sicuri i confini meridionali degli Usa, lo Stato del Texas lo fara”, ha promesso il governatore dopo la messa di domenica scorsa, in piazza. E lunedi’ ha mandato 1000 soldati della Guardia Nazionale del Texas a presidiare il confine messicano. Il suo primo atto della campagna elettorale che verra’.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog