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Diari d'America

Libia, ecco perché Obama ha fallito con Tripoli

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Libia, ecco perché Obama ha fallito con Tripoli

La Libia e’ la storia che forse piu’ di tutte (ma e’ una bella lotta con la Siria, l’Egitto, l’Ukraina e Israele), illustra i guasti della politica estera di Obama. L’epilogo del fallimento libico e’ nella notizia di cronaca del fine settimana: l’abbandono dell’ambasciata americana di Tripoli del personale Usa, annunciato dal segretario di Stato John Kerry anche se sotto forma di “sospensione”. Cioe’ non come “chiusura” e rinuncia a fare attivita’ diplomatica in futuro. “A causa della violenza a ruota libera delle milizie a Tripoli – e molta violenza e’ attorno alla nostra ambasciata, non dentro ma attorno ad essa – c’e’ una situazione che presenta un rischio molto reale al nostro personale”, ha detto Kerry in una conferenza stampa congiunta con funzionari di governo della Turchia, che ha pure evacuato la propria ambasciata. “Torneremo nel momento in cui la situazione lo permette”, ha detto il Segretario di Stato, ordinando a tutti gli americani di non fare viaggi in Libia e a quelli ora presenti nel paese di andarsene immediatamente. Da settimane l’esercito regolare e’ in guerra contro i rivoltosi estremisti, e la sola decisione di Kerry, fuga a parte, e’ stata di rivolgersi a tutti i libici perche’ partecipino al processo politico per il bene del proprio paese. Veramente strategico….

Facciamo un passo indietro di tre anni scarsi, ottobre 2011, il mese in cui era stato ammazzato il dittatore libico Gheddafi per mano di “insorti”, ossia di quei gruppi islamici che si opponevano al regime del colonnello ed avevano avuto appoggi militari da una coalizione di forze per lo piu’ occidentali, ma anche con la presenza di qualche paese arabo ostile a Gheddafi. Era in corso la “primavera araba”, e un’armata brancaleone di fazioni islamiche, da quelle moderate ai fans di Al Qaeda salirono sul “carro internazionale” per eliminare Gheddafi. Gia’ dal marzo 2011 l’ambasciatrice Usa all’Onu Susan Rice aveva caldeggiato un “intervento umanitario” in Libia perche’, secondo lei e secondo la consigliera per la sicurezza della Casa Bianca Samantha Power, Gheddafi avrebbe compiuto stragi di oppositori politici. Cosi’ Obama abbraccio’ la “linea dura” ma lo fece alla sua maniera. Invento’ la teoria del “guidare da dietro”, forni’ aerei e bombe, ma lascio’ la direzione della guerra alla Francia. In realta’ in Libia non ci furono mai le stragi paventate, e quell’intervento Usa “da dietro” resto’ l’unico in Medio Oriente. Quando in Siria scoppio’ davvero una crisi umanitaria con 150 mila morti (la guerra civile e’ ancora in pieno corso) causata dal dittatore Assad che ha anche usato le armi chimiche, Obama e le sue “walkirie” non hanno fatto nulla. Anzi sono finiti nel cul de sac di una minaccia di raid aerei annunciati e presto cancellati, che hanno segnato la fine della credibilita’ di Barack sul piano internazionale e hanno ringalluzzito il russo Putin.

In Libia, intanto, non aver assunto alcun ruolo politico di presenza, direzione, assistenza e pressione sul governo locale, ha solo incoraggiato la caduta del Paese nel marasma sociale e istituzionale. Il punto piu’ basso e tragico di questa assenza, si ricordera’, fu l’attacco dei miliziani terroristici pro Al Qaeda al consolato Usa di Bengazi, che l’11 settembre del 2012, anniversario delle Torri Gemelle, provoco’ la morte dell’ambasciatore americano e di altri tre ufficiali Usa. Quella vicenda e’ stata ben sepolta da Obama, dai democratici e dai loro lacche’ della stampa Usa, che hanno fatto finta di credere alla panzana del corteo popolare provocato da un video anti Maometto su YouTube, mentre era evidente che la responsabilita’ era dei terroristi pro Al Qaeda. A Barack importava, a due mesi dalla sua rielezione nel novembre 2012, che non venisse scalfita la sua tesi “della fine di Al Qaeda e delle guerre”. Ma la verita’ era che la Libia stava andando allo sfacelo, e proprio a causa della “non presenza” della sola superpotenza in grado di offrire aiuto e guida alla giovanissima democrazia post Gheddafi. Gli Usa, in sostanza, avevano tirato il sasso nascondendo la mano dietro la coalizione delle minipotenze, che avevano interessi parrocchiali per far cadere la dittatura del colonnello, ma non la forza ne’ la volonta’ di proteggere il nuovo governo troppo fragile per rafforzare da solo le istituzioni di base e tenere a bada le milizie islamiche. Quelle milizie che adesso fanno tremare le gambe a Kerry, che si ritira da Tripoli perche’ un altro ambasciatore Usa morto in Libia sarebbe catastrofico per il governo Usa, ma che per questo umiliante esito ha solo da biasimare la politica sua, e soprattutto del suo capo, di disimpegno, di isolazionismo nei fatti se non nelle parole.
E che la conferenza stampa di addio a Tripoli sia stata tenuta insieme alla Turchia non e’ casuale. E’ l’ennesima manifestazione del non eccezionalismo americano, che Barack ribadisce in ogni occasione. Anche per fuggire da Tripoli, pensano Kerry & Obama, se fai vedere che ti comporti come la Turchia, (“guidandola da dietro”?) e’ affermare che gli Usa sono una nazione come un’altra.

di Glauco Maggi

 

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Commenti all'articolo

  • MarioMauro

    28 Luglio 2014 - 11:11

    Vorrei che i propugnatori della democrazia imposta mi spiegassero quale sarebbe stato il vantaggio per la popolazione siriana della caduta di Assad. Finite le stragi? Certo, finite le crocifissioni i supersiti si sarebbero adattati alla sharia che mi sembra una forma di non democrazia ben più sanguinaria anche senza gas.

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  • Beppe.demilio

    28 Luglio 2014 - 05:05

    Chi ha fallito più di tutti con la Libia è l'Italia e di questo si è detto poco o nulla. L'Invasione nel nostro paese e le perdite economiche dovute alla guerra a Gheddafi da parte ONU su richiesta di alcuni paesi delinquenti hanno contribuito a portare il nostro paese in una situazione drammatica. Scrivete più dell'Italia e lasciate perdere l'America perché i guai sono tutti nostri!

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