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Saranno i marxisti a salvare il cristianesimo?

Anche un articolo di Camille Paglia, atea e intellettuale progressista, spiega che la religione può salvare l'arte e la cultura

Caterina  Maniaci

Caterina Maniaci

Caterina Maniaci, nata a Padova, ma da anni in giro per l'Italia, da Padova a Roma, da Milano e di nuovo a Roma. Giornalista da almeno vent'anni, con una particolare attenzione per i temi religiosi, per Libero segue il Vaticano. Ama particolarmente la poesia e la pittura e ha deciso, nel suo piccolo, di "promuovere" la storia e la cultura di popoli emarginati e penalizzati dalla Storia, come gli armeni e gli etiopi.
Saranno i marxisti a salvare il cristianesimo?
Saranno i marxisti, gli atei dichiarati, a salvare il vero, autentico pensiero cattolico? Sembra un pensiero folle, ma ci sono dati concreti a sollevare il dubbio. Basterebbe leggersi gli interventi dei cosiddetti <marxisti ratzingeriani>, ossia quattro intellettuali, tra i quali Mario Tronti e Giuseppe Vacca,  di grande spessore che da tempo invita la sinistra a ispirarsi, per la propria politica, alle parole del Papa teologo, alla sua difesa strenua del "valori non negoziabili". Due giorni fa, invece, su Repubblica è stato uno splendido articolo di Camille Paglia, atea dichiarata e intellettuale progressista Usa. Le sue parole sono illuminanti ed è stremamente difficile trovarne di così precise anche tra i cattolici stessi. Il concetto di fondo è che l'arte appare oggi senza senso, vuota e brutta perché svuotata del suo rapporto sia con il fare concreto, con un rapporto autentico con la realtà e, soprattutto, con la visione religiosa del mondo. In particolare, la Paglia rivendica al cattolicesimo la capacità di promuovere il fare artistico, almeno nel passato. Basta citare l'ultima parte dell'articolo, da incorniciare: <Benché io sia atea, rispetto tutte le religioni e le prendo seriamente, come vasti sistemi di simboli che contengono una verità profonda sull'esistenza umana. Anche se nel suo nome si è fatto del male, la religione è una forza enorme di civilizazzione nella storia del mondo. Schernire la religione è una cosa puerile, sintomatica di un'immaginazione rachitica. Eppure, questa posizione cinica è diventata di rigore nel mondo artistico, un ulteriore motivo della banale superficialità di tanta arte contemporanea a cui non è rimasta nessuna grande idea>.

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Commenti all'articolo

  • gianko

    31 Marzo 2013 - 14:02

    anche in suo nome sono stati commessi orrendi crimini; però **il fine NON GIUSTIFICA i mezzi!!**.. la religione è un bisogno per gli umani sofferenti, miseri, angustiati dalla certezza della morte (che non hanno gli animali) e dal bisogno dell'immortalità (anche l'imperativo di procreare, questo più naturale, nasce da questo.. io muoio, ma lascio figli e nipoti, quindi *sono continuato*) quanto alla moda di irridere alla religione, è un vecchio vezzo liberal/borghese che lascia indifferenti gli agnostici/atei convinti che credono nel fatto che **è l'uomo che ha creato dio** e non viceversa.. Feuerbach docet..io non sento il bisogno di infierire sui credenti, purché non siano intolleranti e fetenti come lo furono nei secoli passati.. per questo mi stanno sulle palle quelle religioni (in primis l'islam) che sono rimaste al medioevo

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  • gigi primo

    22 Marzo 2013 - 19:07

    si intendono i popoli della russia comunista forse si. I cavalli dei cosacchi che si abbeverano nelle fontane di roma.

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