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La rielezione

Obama si prepara al secondo mandato, gli Usa a un mega buco di bilancio

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il giuramento di Obama

Si spengono le luci delle sontuose cerimonie per la seconda inaugurazione di Obama, e la Washington del Palazzo torna al lavoro con davanti le sue scadenze vicine di bilancio e i sogni di un presidente che vuole trasformare l’America in un paese di sinistra. Obama fa finta di dimenticare che ci sono 30 governatori repubblicani (su 50 che sono gli Stati), rispetto ai 22 del 2009, e pensa di poter ignorare che alla Camera il GOP ha 33 deputati più dei Democratici. Ma tant’è. Chi vince la Casa Bianca ha il diritto di impostare l’agenda per i quattro anni successivi, e dal suo podio più alto di Primo Cittadino a capo del potere esecutivo può dare alla sua azione l’indirizzo preferito. Nel caso suo, da liberal senza se e senza ma, e pazienza se non ha i numeri in Congresso per passare le leggi senza il concorso di una buona fetta dell’opposizione. Cercherà di usare gli ordini esecutivi, rischiando cause legali a catena, ma preferisce andare avanti da solo senza cercare compromessi. Per lui, d’altra, gli unici “compromessi” sono quelli che finiscono come vuole lui al 100%, quindi ha capito di non poter passare per la strada del GOP. Ma ecco per punti la sua agenda. 

Global warming -  A sorpresa, non essendo stato un tema rilevante della sua campagna per la rielezione, è rispuntata la lotta per salvare il pianeta, con un attacco a chi “nega la scienza”. E’ la tesi che criminalizza e tenta di delegittimare moralmente gli scettici, e che piace tanto agli ambientalisti più estremi. Ma è praticamente impossibile che potrà essere approvata in parlamento alcuna legge che tassi più ancora l’energia - il carbone, il gas, il petrolio -, visto che c’è pure una forte opposizione dei deputati e senatori democratici che cercano la rielezione negli Stati a forte economia legata alle fonti energetiche. Quindi ricorrerà ampiamente a misure dettate dalla Agenzia per la Protezione Ambientale, imponendo regolamenti per la riduzione dei consumi ovunque, a partire dalle case. 

Immigrazione - Dopo aver già introdotto un anno fa con un atto esecutivo la misura che esclude la deportazione degli illegali che hanno da 14 a 30 anni e sono venuti nel Paese da minorenni “irresponsabili”, Obama vorrebbe ora una riforma complessiva dell’immigrazione. A suo favore c’è la consapevolezza tra i repubblicani che hanno perso le elezioni anche, e forse soprattutto, per essere stati etichettati come anti-immigranti. Nel GOP, quindi, c’è una inclinazione di massima ad aprire sul tema. Ma Barack spingerà per una sorta di amnistia, e bisognerà capire se, e quanto, i repubblicani accetteranno misure radicali che potrebbero migliorare la loro visibilità presso gli ispanici, ma alienare la fetta dell’elettorato bianco, non solo conservatore ma anche tra i sindacati, che vede rischi per l’ordine pubblico e per i posti di lavoro “rubati”. 

Diritti dei gay -  Eletto una prima volta nel 2008 con la posizione tradizionale che “il matrimonio è quello tra un uomo e una donna”, Obama ha via via modulato il suo orientamento durante il primo mandato in parallelo con i sondaggi, che mostrano un’opinione pubblica sempre più benevola verso le nozze tra gay. Adesso ha gettato via ogni prudenza, e ha sventolato la bandiera della difesa della parità dei diritti. Ma a decidere se l’America, dove sono già quasi una decina gli stati in cui sono legali i matrimoni gay, diventerà una nazione pro nozze omosex non sarà il Congresso, dove non ci sono i voti. Potrebbe però essere decisiva la Corte Suprema, che è già stata il più potente, e inatteso, alleato istituzionale per Barack quando ha dichiarato costituzionale la riforma della salute Obamacare. 

Lavoro, ripresa economica e riduzione del debito - Su questi punti cardinali della condizione delle famiglie il presidente ha glissato. Del resto ha dimostrato per 4 anni che i primi due non sono il suo forte, e infatti non ne ha parlato o quasi lunedì. Quanto al terzo ha fatto di peggio nel suo intervento. Ha citato per nome la Social Security, la Medicare, la Medicaid, che sono i pilastri del welfare, e li ha quasi “elevati a diritti costituzionali”, come ha commentato il WSJ. Non ha quindi nessuna intenzione di riformare questi istituti per renderli solventi anche in futuro, visto che le previsioni dicono che “salteranno” tra 10 o 20 anni, e lui sarà alla Casa Bianca solo fino al 2016. Lascerà che il buco del bilancio, che lui ha portato da 10mila miliardi a 16.400 miliardi, salirà fino a oltre 20 mila miliardi, uno all’anno. Ma non sarà un suo problema. Il GOP si è immolato nella campagna scorsa a difendere le ragioni di una contabilità più sana, e ha perso la partita. Cercherà di farlo anche nei 4 anni di Obama, a cominciare dalla prossima battaglia sul rialzo del tetto del debito, ma l’essere “l’adulto nella compagnia” è una scommessa che non ha pagato finora, e con l’aria “europea” che tira negli Stati Uniti è assai difficile che pagherà nel prossimo futuro. Con i conti in rosso Obama ha prosperato, e più di metà del paese la pensa evidentemente come lui.

@glaucomaggi

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